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Visto da Varese: Economia, il conto salato del dopovirus

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di EZIO MOTTERLE
Terra di piccole e medie imprese che ne hanno costruito lo storico primato economico, il Varesotto paga adesso un conto salato alla pandemia. In attesa dei numeri più pesanti, relativi al secondo trimestre dell’anno, bastano quelli del primo, frutto dell’indagine di Unioncamere lombarda su un campione di 330 imprese manifatturiere della provincia, per fotografare una realtà che definire preoccupante appare davvero riduttivo. Industria e artigianato fanno i conti con un indice della produzione in calo rispettivamente del 9,2 e dell’11,4 per cento, crisi che segna gravi conseguenze anche sull’occupazione, tanto che per tamponare il blocco produttivo la gran parte delle imprese (l’80,2% di quelle industriali e il 77,9% di quelle artigiane) hanno dovuto fare ricorso solo fra gennaio e marzo, senza dunque considerare il periodo più critico tra aprile e giugno, alla cassa integrazione, garantita per ora con lo stop ai licenziamenti. Il tutto mentre l’export segna già un calo del 3,9 e per il 76% delle imprese industriali e il 73% di quelle artigiane il fatturato risulta già diminuito di almeno il 20%. A penalizzare maggiormente le aziende del territorio sono stati gli ordini cancellati (42,2% per l’industria e 40,4% per l’artigianato), subito dopo i problemi finanziari e di liquidità (25% per entrambi i comparti). Così, come rileva la Camera di commercio di Varese, per il 58,3% delle imprese industriali le agevolazioni del credito sono gli interventi più efficaci per rispondere alla crisi, mentre sul versante artigiano la richiesta principale (44,9%) è quella di una moratoria-sospensione delle imposte. Quanto alla gestione dei dipendenti nella situazione di emergenza, lo smartworking è stato adottato dal 33,2% del settore manifatturiero industriale; percentuale che scende a 12,5% nell’artigianato. Qualche segnale positivo è intanto comparso con la ripartenza delle attività produttive: se iscrizioni e cessazioni d’impresa hanno rallentato a marzo per fermarsi quasi del tutto ad aprile, una ripresa si è registrata a maggio. Sull’immediato futuro le previsioni degli imprenditori industriali confidano per oltre un terzo in un azzeramento delle perdite anche se con almeno un anno di tempo (39,6%): più problematiche le aspettative degli artigiani, ben il 52,2% pensa di non poterle più recuperare. Fondamentale in ogni caso per tutti la capacità di reagire, cercando nuovi clienti e mercati, nel segno del leggendario e intramontabile spirito imprenditoriale varesino. Messo però, stavolta, a durissima prova.