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Saronnese morto dopo la rivolta al carcere di Modena. Le lettere di due detenuti riaccendono i dubbi

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SARONNO – Risultava residente a Saronno il 40enne deceduto lo scorso 8 marzo dopo la rivolta del carcere Sant’Anna a Modena. Sulla sua morte sta indagando la procura di Ascoli (carcere dove era stato trasferito poco prima di morire) ed ora un fascicolo potrebbe essere aperto anche da quella di Modena.

A riaccendere i riflettori sul “caso Piscitelli” due lettere di altrettanti detenuti inviate al blog GiustiziaMi e all’agenzia Agi in cui, chiedendo l’anonimato per paura di ritorsioni, i due riassumono le ultime ore del saronnese parlando di percosse e delle sue precarie condizioni di salute. A dar voce alle lettere e agli appelli per il “caso Piscitelli” è anche la Gazzetta di Modena che ricostruisce la vita del 40enne dai problemi di droga, con diversi tentativi di recupero, all’arrivo al carcere modenese per aver cercato di usare una carta di credito rubata.
Sarebbe uscito in questi giorni se la situazione non fosse precipitata nei giorni della rivolta di inizio lockdown. Secondo la ricostruzione ufficiale Piscitelli avrebbe assunto metadone e altre sostanze dopo il saccheggio della farmacia. Le autorità carcerarie parlano di overdose di metadone e psicofarmaci. Ma le accuse dei due compagni di carcere ora riaccendono pesanti interrogativi.

A pesare, come riportato sia dalla Gazzetta di Modena sia da Agi, il blackout delle informazioni sulle condizioni del 40enne prima il trasferimento ad Ascoli dove è morto dopo un giorno in cella e malgrado il trasferimento d’urgenza all’ospedale.
Ora le due lettere che si uniscono alle richieste dei detenuti del carcere di Bollate e dei famigliari per ottenere chiarezza sugli ultimi giorni di vita del saronnese.