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Saronno attraverso racconti di guerra: intervista all’autrice saronnese Patrizia Figini

23 Settembre 2020

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Saronno attraverso racconti di guerra: intervista all’autrice saronnese Patrizia Figini
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SARONNO – Le strade di Saronno raccontano molte storie: alcune vivono ancora nelle ricorrenze o nella memoria di chi può raccontarle, altre ancora sono frutto di leggende o testimoniate solo in qualche libro. Dalla mente e dalla creatività di Patrizia Figini, autrice saronnese, le strade tornano a popolarsi dei soldati della Grande Guerra, o della Liberazione.
La scrittrice, nata e cresciuta a Saronno, è specializzata nella narrazione di conflitti bellici nei secoli, trattati attraverso gli occhi dei soldati italiani. Una cultura vasta, la capacità di parlare diverse lingue, quella creatività tipica di ogni artista e insaziabile curiosità: la ricetta dei suoi racconti necessita di questi ingredienti.
I suoi risultati sono sttai riconosciuti a livello internazionale: il suo libro sulla Grande Guerra, “Traditori”, é giunto sino alle porte di Buckingham Palace, dove il valore ne è stato riconosciuto, tanto da far pervenire all’autrice una lettera da parte della Regina Elisabetta II.

In occasione dell’uscita recente della sua ultima opera, “Resta con me”, dedicata agli Internati Militari Italiani, abbiamo intervistato l’autrice.

Come ha iniziato a scrivere? 

Premetto che sono stata sempre un’accanita lettrice, fin dalla più tenera età. Ricordo che spesso mia madre veniva chiamata dalle maestre delle elementari perché, invece di giocare, io preferivo sedermi in un angolo con un libro in mano.
La capacità di scrivere mi è stata donata, tutta in un momento, in un giorno di lavoro, come tanti altri. Ero scesa alla stazione di Cadorna già stanca di prima mattina, quasi adirata, con le sopracciglia aggrottate ed il passo pesante.
Ad un certo punto, mi sono guardata attorno ed ho visto la mia espressione riflessa in ogni pendolare attorno a me, mentre tutti ci accalcavamo all’uscita.
Il mio sguardo è stato, improvvisamente, attratto dall’unico volto sorridente in tutta la stazione: era quello di un “barbone” seduto in terra, in un angolo. Ho sentito come qualcosa invadermi ed arrivata sul posto di lavoro avevo già formulato la trama completa di un racconto, che mi sono affrettata a mettere per iscritto durante la pausa pranzo. Non una parola era andata persa, nel frattempo.

Può sembrare una storia banale ad alcuni, incredibile per altri. Io posso dire che, semplicemente, è accaduto così: è stato un dono.

 

Come si è formata? 

Innanzitutto, tengo a sottolineare l’enorme debito che ho nei confronti dei maestri e professori che si sono occupati della mia istruzione, con i quali sono tutt’ora in contatto.

Alcuni hanno curato l’aspetto della mia immaginazione, alimentandola con racconti di mitologia, fantasia ed eventi storici resi fruibili ed interessanti per i più giovani. Altri mi hanno insegnato il rispetto per la lingua italiana e la precisione nel suo utilizzo, il che mi ha permesso di sviluppare proprietà di linguaggio, ma anche di avere i mezzi per apprendere agevolmente le lingue straniere.

Gran parte della mia formazione, però, rimane quella da autodidatta, con approfondimenti soprattutto di carattere storico ed umanistico.

 

Sente l’influenza di scrittori o poeti, nel suo stile?

Grande ammirazione e completa devozione come scrittore suscita sempre in me la lettura di un testo qualsiasi di Edmondo De Amicis. Lo so, sono un po’ controcorrente, ma se vogliamo togliere il lato “patriottico” di “Cuore”, De Amicis ci spiega come comportarci per strada, come rispettare le persone che ci circondano, come il compiere il proprio lavoro ed il proprio dovere possa essere già di per sé una ricompensa. Ecco, io penso che queste cose vadano rispolverate e rimesse in bella mostra nel salotto buono della famiglia.

De Amicis mi ha insegnato e continua ad insegnarmi l’essenza della centralità della persona. Invito a sfogliare le pagine del suo libro “ Sull’oceano”, descrizione della varietà di individui presenti a bordo di una nave di emigranti verso l’America. Lasciando da parte il buon Edmondo, infinita è la schiera dei miei maestri di penna dai quali ho sempre attinto, oltre che a grandi insegnamenti di stile, uno smisurato arricchimento morale.

Per citarne solo alcuni: Seneca, che ha steso il suo balsamo contro i dolori della vita anche sugli animi di molti miei amici; Luigi Capuana, un altro autore da rimettere in primo piano per l’incredibile spessore psicologico dei suoi personaggi: Dostoevskij, che con il suo “I fratelli Karamazov” ha toccato una delle vette più alte della letteratura mondiale; Italo Svevo, con il suo italiano che è come miele sulle labbra; Dumas, con la sua irruenza; Dickens, con il suo crudo realismo; Boiardo, con i suoi versi sublimi.

Dante ed Omero sono fuori classifica  perché superiori a chiunque altro, a mio parere.

 

C’è qualche storico o intellettuale che l’ha ispirata particolarmente?

Nella mia formazione continuano ad essere essenziali i testi degli Illuministi, come Voltaire, Rousseau, Cesare Beccaria, Montesquieu. A parer mio, ogni scuola di ogni ordinamento dovrebbe ritagliare uno spazio per nutrire gli studenti con parole così sensate e così pensate. Siamo carenti di entrambe le cose.

Un mio grande sogno, fin da piccola, è aver la possibilità di incontrare il signor Piero Angela per esprimergli la mia gratitudine per tutto quello che ho imparato a partire dalle elementari, seguendo le sue trasmissione e prendendo appunti con il mio bel blocco di carta tra le mani.

C’è qualche esperienza o evento storico avvenuto a Saronno che l’ha toccata particolarmente?

Saronno è, indubbiamente, una città ricchissima di arte e segni lasciati da chi ci ha preceduto nei secoli precedenti. Impagabile è il Santuario, ricchissima la biblioteca, nella quale ho trascorso moltissime ore, sempre supportata nelle mie ricerche da bibliotecari competenti ed increduli nel vedermi sempre così motivata.

Conservo un libretto che ritrae le strade di Saronno durante i giorni della Liberazione, sicuramente mi è stato d’ispirazione mentre scrivevo la parte finale del mio libro “Resta con me”, dedicato agli IMI (Internati Militari Italiani), ambientata proprio a Saronno.

Ho anche avuto il permesso da parte dell’azienda di citare il famoso Amaretto, semplicemente perché ritengo che abitudini, oggetti e cose note a tutti, se presentate in un libro, possano maggiormente aiutare il lettore a calarsi in una quotidianità reale e non fittizia, in un contesto conosciuto e non lontano, per comprendere meglio che gli uomini di cui si parla non sono alieni, ma semplicemente vissuti prima di noi.

In cosa consiste il suo futuro progetto? La sua città avrà spazio anche nel suo prossimo libro?

Dopo aver trattato la Grande Guerra con “Traditori” e la seconda guerra mondiale e le vicende degli Imi con “Resta con me”, ora sto andando a ritroso e mi sto occupando del periodo risorgimentale. Una copia di “Traditori” è giunta a Buckingham Palace ed ho avuto l’onore di ricevere una missiva da parte di Sua Maestà la Regina Elisabetta II.
Anche per il lavoro che sto portando avanti sto venendo in contatto con persone specializzate, il che è un grande arricchimento sia come persona che come scrittrice. Anche se può sembrare inverosimile, quando inizio a scrivere ho ben chiari i punti essenziali del testo che sto creando, ma tra un punto e l’altro i personaggi si evolvono indipendentemente da me, alcune loro scelte e spostamenti sono una sorpresa anche per l’autrice. Per cui non escludo di poter tornare a toccare Saronno anche questa volta.

La stesura dei miei libri è sempre preceduta da un rispettoso ed attento studio delle fonti originali (lettere, fotografie ecc…), arricchito da visite ai luoghi coinvolti nelle vicende storiche che tratto, sia in Italia che all’estero, da Solferino alla Lituania. Essendo il mio lavoro a carattere militare lo studio delle uniformi e degli armamenti é, naturalmente, d’obbligo.

La narrazione è sempre in prima persona: è il soldato che parla, descrivendo le sue paure, le battaglie, i commilitoni, la fame, il desiderio di tornare a casa sano e salvo. I miei militari sono sempre della truppa, privi di doti particolari che li facciano eccellere o sopravvivere con maggiore probabilità rispetto ad altri. Sono sporchi, hanno sete, espletano le loro funzioni corporee ed uccidono. Alcuni con rimorso, altri no.

Sono i nostri padri, i nostri nonni, uomini semplici, strappati alle loro famiglie e gettati in situazioni che nemmeno comprendono.
A loro, che mai troveranno posto sui libri di Storia, io dedico il mio tempo, il mio lavoro, la mia ricerca.
A loro  io consegno la mia voce, affinché le loro esperienze ed il loro dolori possano non essere dimenticati.
A loro offro il mio fiato, affinché possano tornare a respirare ancora una volta.

(in foto: l’autrice Patrizia Figini con la sua ultima opera “Resta con me”)

21092020

Giulia Ariti
23 Settembre 2020
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