SARONNO – Pubblichiamo integralmente la nota del collettivo Adespota che sta occupando lo stabile privato di via San Francesco.

Non crediamo nella vita dopo la morte: e supponiamo che non ci creda nemmeno la maggior parte di voi che leggerete queste poche righe. Siamo convinti di avere una sola occasione, una sola vita: lunga corta bella brutta opulenta misera rabbiosa appassionante che sia.

Non crediamo sia semplice cambiare il mondo, o – per meglio dire – essere parte del cambiamento, giacché il mondo cambia continuamente (e noi con esso), e spesso ad una velocità che non ci consente di comprenderne la direzione per tempo. E ce ne siamo accorti in questo
strano 2020: un decennio sembra separarci dal 2019. Tuttavia ancora più difficile di coglierne la direzione è invertire, o anche solo ostacolare il progressivo deterioramento della vita sul nostro pianeta. Deterioramento che è tanto materiale quanto spirituale (e i due aspetti, forse, sono più intrecciati di quanto sembrino): viviamo peggio e stiamo peggio. E questo umore dei tempi si può dire che, per la prima volta nella storia dell’umanità, sia globalizzato: è una novità assoluta infatti tanto la condizione di sfruttamento umano e ambientale quanto il decadimento delle condizioni di vita per la stragrande maggioranza dei viventi. Siamo sempre di più, sempre più sfruttati, sempre più tristi.

Bisognerebbe essere ben oltre l’utopia per credere ad una gestione dell’attuale sistema economico mondiale che non comporti tutto ciò; siamo ben oltre il punto di non ritorno.

Tuttavia non siamo usi guardare la miseria senza quantomeno provare a leggere la situazione e agire di conseguenza. Una scommessa: ripartire da concetti desueti che necessitano di una nuova forma: solidarietà umana, autodeterminazione, conflitto, lotta, rivoluzione. Una scommessa nemmeno troppo ardita, è sufficiente alzare lo sguardo oltre al territorio nazionale, per scorgere rivolte e sommosse che si susseguono ad una velocità notevole a diverse latitudini del globo: dagli Stati Uniti ad Hong Kong, dai Gilet Jaunes francesi ai moti di piazza in Bielorussia, per non parlare di chi da secoli subisce il colonialismo occidentale e con forza ed orgoglio resiste e combatte.

Non ci interessa avere sul mondo lo sguardo rinunciatario di chi ammira le rivolte in paesi esotici per poi piangersi addosso a casa propria, troviamo semmai interessante cogliere come proprio nel momento in cui nella società occidentale l’atomizzazione ci separa, in diverse parti del globo persone simili a noi si raggruppano, mettono in discussione l’ordine stabilito, osano e rischiano.

Viviamo in uno dei territori più cannibalizzati dalle industrie e dall’urbanizzazione, cosa propongono gli aspiranti ideologi di destra e di sinistra? Nuovi supermercati i primi, un polo universitario in odor di gentrificazione dell’intero quartiere Matteotti i secondi.
Noi non ci stiamo.

Non crediamo nei breviari e nelle ricette pronte, tanto meno nell’epoca che stiamo vivendo: non esiste alcuna ricetta pronta da cui attingere l’incantesimo magico con cui attaccare l’ordine mortifero che ci governa. Crediamo però che ci sia qualcosa di insopprimibile, che ha bisogno di riconoscersi per potersi manifestare: la libertà e la comunità umana sono le nostre scommesse.
Ricominciamo da qui, da uno spazio liberato e un mondo che ci opprime da combattere.
“…perché non ho niente da perdere in questo mondo, mondo infame che non sia l’orgoglio di lottare per vederlo poi crollare!”

11 Commenti

  1. Peccato che lo spazio libero non vi appartenga……. è di tutti, mica solo vostro che lasciate tutto sporco e fate casino tutta notte

  2. e questi altri delinquenti da dove spuntano ?? Non ci bastavano i telos adesso abbiamo anche questi ?
    di male in peggio.

  3. Erika, sinceramente, siete fuori tempo massimo con queste forme di ribellione conformiste e anziché “cambiatori di mondi” sembrate piuttosto ragazzi confusi da guardare con compassione.

    Considerato poi quanti di voi sono largamente benestanti, sembra che siano la noia e un certo disagio esistenziale a guidarvi e quando parlate, quando scrivete, lo fate solo a voi stessi e per voi stessi.

    Volete cambiare il mondo? Fate volontariato. Mettetevi al servizio della collettività.

    Di certo, fare i Che Guevara de noartri con lo scopo – sostanzialmente – di occupare per fare feste abusive vi squalifica completamente e vi rende parte del problema, non della soluzione.

    • Condivido in parte quanto detto perché forse proprio il fatto di occupare per fare feste io lo perderei come un isolarsi dal problema.

      Purtoppo oggi si lavora h24 per un sistema che ci opprime, ci vuole tutti allineati senza alzare mai la testa.

      Questi ragazzi sono figli di questo sistema, solo che loro a differenza di altri DANNO FASTIDIO perché cercano di dare un segnale provocando.
      Credo che non ci riusciranno e alla fine si dovranno mettere anche loro in giacca e cravatta, andare a servire questo sistema e un giorno avranno anche loro dei figli che faranno la stessa cosa.

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