SARONNO – Il saronnese Simone Balestrini è oggi ospite di Pomeriggio cinque, la popolare trasmissione di Canale 5. Tema, monarchie e nobilità. L’appuntamento è fissato alle 17.45, Balestrini è uno dei fondatori dei Giovani monarchici.

L’anno scorso, presentandosi i Giovani monarchici, gli attivisti del gruppo ne avevano sottolineato le finalità: “I Giovani monarchici – avevano spiegato – sono tali non più per nostalgismo verso il passato, ma per l’esempio funzionante dato dalle monarchie presenti oggi in Europa, esempi di funzionalità, modernità e democrazia. Padrino del progetto è il principe Emanuele Filiberto di Savoia. La monarchia perché è una forma moderna, sempre proiettata al futuro, al passo con i tempi, capace di attualizzare storia e tradizioni, capace di fungere da riferimento per la società del terzo millennio e capace di reinvestirsi come “brand”. Questo modello già applicato e testato negli ultimi anni dimostra interesse e riflessione nell’opinione pubblica, soprattutto nel campo giovanile 18-45 anni e secondo sondaggi condotti dall’Istituto Piepoli, oggi il 34% degli italiani sarebbe favorevole. La monarchia come “brand” è una risorsa economica per lo Stato. Cerimonie, tradizioni, visite di Stato, palazzi e gadget sono fonte di turismo, guadagno e vanto nel contesto estero”.

30102020

3 Commenti

  1. “La monarchia perché è una forma moderna, sempre proiettata al futuro”

    Su questo sincero ne dubito, la monarchia già per definizione è il passato.

  2. Vivere un sogno personale è legittimo, perseverare nel divulgare una forma governativa del passato italiano diventa un esercizio tedioso ed inadatto ai tempi moderni. Una parte della popolazione Italiana ha già vissuto l’esperienza monarchica, subendo tutte le conseguenze morali, politiche ed economiche ed ha deliberatamente voluto e votato la democrazia, lavorando assiduamente per riportare il Paese Italia ad un livello di equa e civile convivenza. Prendere ad esempio le monarchie attuali presenti in Europa e proporne il sistema in Italia si incorre in un errore di valutazione, dimenticandosi che l’Italiano ha nel suo DNA molte differenze culturali, etiche e comportamentali rispetto agli altri cittadini dei paesi europei.

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