SARONNO – “Da qualche settimana ci state trovando fuori da alcuni supermercati di Saronno per raccogliere generi alimentari. Lo stiamo facendo perché crediamo che in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo si debba partire dai bisogni primari: il cibo e un tetto sopra la testa”.

Inizia così la nota con cui il collettivo Adespota spiega la propria attività di raccolta di generi alimentari.

“Non a caso poco prima dell’inizio del lockdown avevamo occupato uno stabile abbandonato da almeno un decennio per provare a trasformarlo in uno spazio comune di solidarietà, per dare un luogo fisico al mutuo appoggio. Questo spazio è stato, neanche a dirlo, sgomberato celermente dalle forze dell’ordine. Essere poveri non deve essere una vergogna o uno stigma: la società in cui viviamo è fortemente classista. La miseria vera è dover tirare a campare, pagare continuamente il conto di essere nati. La società in cui viviamo ci mette continuamente in competizione per non poterci guardare negli occhi e indirizzare la nostra giusta rabbia verso chi ci obbliga ad elemosinare le briciole. Con questa colletta alimentare vogliamo aiutarci, per sopperire insieme e collettivamente a bisogni che non sono individuali ma sociali. Partire dai bisogni di tutti per poi poter, insieme, rivolgere la giusta rabbia verso chi lucra e specula sulle nostre vite.

PERCHÈ RIFIUTIAMO DI DELEGARE A CHICCHESSIA LA SOLIDARIETÀ
In uno dei volantini che abbiamo distribuito in queste settimane dicevamo che non si tratta di un aiutare, ma di un aiutarci. La reciprocità per quanto ci riguarda è essenziale: non ci interessa fare la carità, ci interessa metterci in gioco, metterci la faccia, per poter incontrare chiunque abbia intenzione di fare altrettanto, consapevoli che ognuno dà quanto riesce, sia in termini di supporto esterno sia in termini di contributo (diffondere le notizie, presenziare alle collette fuori dai supermercati, contribuire per quanto possibile con prodotti alimentari ecc).

Rifiutiamo la delega perché siamo convinti che nella società in cui viviamo siamo fin troppo infantilizzati e deresponsabilizzati, non vogliamo lasciare spazio per la finta solidarietà del Comune che puzza di elemosina: un pacco di pasta o una scatola di piselli (il più delle volte scaduta, come avvenuto durante lo scorso lockdown) in cambio del silenzio di fronte alla miseria che ci viene imposta. Organizziamoci autonomamente per non subire nessun ricatto!

PERCHÈ CI SENTIAMO DI FARLO MALGRADO LE RESTRIZIONI
La situazione che stiamo vivendo è decisamente carica di problematicità, su tutte l’emergenza sanitaria sta falcidiando il nostro territorio in maniera molto significativa. La solitudine che già normalmente accompagna le nostre giornate è un elemento costitutivo della società in cui viviamo: sempre più accalcati uno sull’altro ma sempre più separati. Questa vera e propria atomizzazione ci rende soli e deboli nei confronti delle angherie di chi ci comanda e di chi ci sfrutta. Se ci sentiamo di scendere ugualmente in strada per proseguire con la solidarietà attiva è perché consideriamo che ci siano altre urgenze da non dimenticare. Agiremo naturalmente col buon senso e con le necessarie misure di precauzione, ma se possiamo essere sfruttati ogni giorno a lavoro ci sentiamo allora di poter anche organizzare la solidarietà tra di noi, per riaffermare, ancora una volta, che le vite delle persone valgono più delle merci che siamo costretti a produrre e consumare.

Chiunque voglia collaborare ci trova fuori dai supermercati nei giorni che comunicheremo di volta in volta oppure può scriverci sui social o sulla mail: [email protected]