SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota delle consigliere di [email protected] in merito alla Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne.

Numeri: il 31,4% delle donne tra i 16 e i 70 anni (una su tre) hanno subito, nel corso della loro vita, una qualche forma di violenza fisica o sessuale; le forme di violenza maggiormente agite sono state quella psicologica (86% dei casi), fisica (72,9%), economica (31,6%), stalking (19,6%), sessuale (13,1%); il maltrattante è, per l’86,3% dei casi, il partner o l’ex partner.
Questa è la situazione in Lombardia fotografata dall’ISTAT nel 2019 e coerente con il dato nazionale che però, a causa della pandemia, è in allarmante peggioramento così come in preoccupante aumento sono i casi di vittimizzazione dei minori che assistono alla violenza perpetrata per lo più dai padri ai danni delle madri.

Anche stamattina l’Italia si è svegliata con la notizia di due femminicidi e con l’ennesimo incommentabile titolo di “Libero”; continuiamo a leggere sui giornali pessime narrazioni di episodi di violenza accomunate dal più o meno consapevole ed inaccettabile tentativo di giustificare o comprendere i violenti e di colpevolizzare le vittime, facendo loro subire una seconda, terribile violenza.

Oltre a ricordare quello che accade tutti i giorni, quello che oggi intendiamo sottolineare è l’importanza che venga compresa la strettissima correlazione tra disparità sociale, economica, lavorativa esistente tra uomini e donne e la violenza, che di questa disparità si alimenta diventandone fattore moltiplicatore.

La Convenzione di Istanbul, nel suo Preambolo, ha sottolineato come il raggiungimento dell’uguaglianza di genere, di fatto e di diritto, sia elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne, e così l’uguaglianza di genere e l’emancipazione di donne e ragazze sono tra gli obiettivi della Risoluzione Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile del 2015 dell’ONU che pure aveva già solennemente affermato, nella sua Dichiarazione sull’Eliminazione della violenza contro le donne (1992), che la violenza è una manifestazione delle relazioni di potere storicamente diseguali tra uomini e donne e che la disuguaglianza non è solo una conseguenza della violenza, ma ne costituisce il fondamento.

E non si pensi che siano temi che non riguardano un paese evoluto come l’Italia, perché ci riguardano eccome. La situazione in materia di Pari Opportunità è, qui da noi, decisamente critica: il Global Gender Gap 2020 ci colloca al 76° posto su 153 paesi evidenziando un inaccettabile divario tra i generi per colmare il quale troppo poco si sta facendo.

Riteniamo sia fondamentale agire, investire e intervenire non solo nelle attività di protezione e sostegno alle donne vittime di violenza e di punizione degli uomini maltrattanti, ma anche ed in modo incisivo nelle indispensabili attività di prevenzione, perché è solo promuovendo in ogni dove il riconoscimento della violenza e la diffusione della cultura della parità, che potremmo iniziare ad immaginare un futuro in cui quelle terribili percentuali si approssimino allo zero.

Crediamo che debba essere fortemente sostenuto e promosso l’essenziale lavoro educativo che può e deve condursi nelle scuole, sin dalla primissima infanzia, finalizzato all’interiorizzazione nei bambini e nelle bambine, nei ragazzi e nelle ragazze, adulti di domani, della ferma consapevolezza della loro uguaglianza, del loro essere pari, del rispetto delle differenze, rendendo elemento strutturale del loro sentire il rifiuto di qualsiasi forma di discriminazione e di violenza.