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Associazione La Rivincita: “La violenza sulle donne amplificata nell’epoca Covid”

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SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di Carmela Federico, presidente della associazione culturale “La Rivincita”, che concentra la propria attenzione sulle problematiche sociali.

“L’attenzione va rivolta alla prima sentenza del nuovo anno, pronunciata dalla Corte Costituzionale e pubblicata in data 11 gennaio 2021 che sancisce: “sempre il patrocinio di Stato per le vittime di violenza sessuale”. Vero, è proprio la prima sentenza del nuovo anno, a favore di tutte le donne poiché stabilisce che, “per tutti i reati sulla violenza sessuale, una donna, di qualsiasi condizione sociale ed economica essa sia, ha diritto di chiedere ed ottenere il patrocinio dello Stato” . La Corte rileva che “nel nostro ordinamento giuridico, specialmente negli ultimi anni, è stato dato grande spazio a provvedimenti e misure tesi a garantire una risposta piu’ efficace verso i reati contro la libertà e l’autodeterminazione sessuale considerati di crescente allarme sociale tanto che impone di assicurare ai non abbienti i mezzi per agire in giudizio e difendersi dinanzi ad ogni giurisdizione e dispone che “non può essere interpretato come un limite per accedere alla giustizia e per la tutela di ogni cittadino.”

La decisione della Consulta rappresenta un significativo e pregnante intervento, oltre che sul piano strettamente politico – e in questo senso si tende a sensibilizzare ed incoraggiare la persona offesa la cui vulnerabilità è amplificata in forza della natura dei reati di cui è vittima – ma anche e soprattutto, sul piano culturale e sociale. La violenza contro le donne, ha una storia secolare e ancora oggi in un paese democratico tale diseguaglianza sociale a sfavore delle donne seppur ridotta è ancora evidente in determinati ambiti della vita quotidiana, in quello della famiglia, del lavoro, dello sport… Vero che le donne oggi godono al pari degli uomini di una pluralità di diritti importanti, ma vero anche che esistono vari ambiti regolati da norme per le pari opportunità nate per “la necessità” di tutelare tali diritti.

É noto che la maggior parte delle donne che lavorano, non riescono poi a fare carriera sul piano decisionale e manageriale nelle aziende ovvero nelle istituzioni. Si rileva infatti, un incremento di contratti part time alle donne in particolare con figli; diseguaglianze retributive in quanto le donne sono meno pagate degli uomini… La donna è ancora vista come la parte debole e sacrificabile nell’ambito del contesto familiare e molto spesso quando si parla della donna vittima di violenza ci si concentra sui “motivi” della violenza, quasi come se fossero giustificativi.

L’emergenza legata al difficile periodo “storico” che stiamo vivendo con la pandemia del Coronavirus amplifica ogni difficoltà e violenza subita, così che anche le misure di contenimento disposte ed imposte, colpiscono maggiormente le donne che ne hanno subito e ne subiranno inevitabilmente le conseguenze.
Si ritiene che i giudici della Corte Costituzionale, abbiano necessariamente tenuto conto di quanto sopra al fine di perseguire quale obiettivo principale quello di offrire alla donna quale persona offesa, un concreto supporto dunque “incoraggiarla” a denunciare il suo aggressore. Inoltre, con tale sentenza, la Corte Costituzionale, con rinnovata sensibilità verso i problemi dei soggetti deboli, ha riconosciuto formalmente il problema della violenza contro le donne, come “questione pubblica” oltre che politica, sociale e culturale.”

16012021

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