MILANO – SARONNO – La Corte d’assise d’appello di Milano ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Laura Taroni ex infermiera dell’ospedale di Saronno accusata di aver avvelenato, coi farmaci, mamma e marito, con l’aiuto dell’ex medico veterano del pronto soccorso ospedaliero, Leonardo Cazzaniga. Ai famigliari, nel giugno 2012 e nel gennaio 2014, sarebbero stati somministrati dei cocktail di farmaci poi rivelatesi letali.

E’ l’epilogo dell’appello bis di Taroni protagonista con l’amante Leonardo Cazzaniga della vicenda della morti sospette al pronto soccorso di Saronno scoperta dai carabinieri della compagnia di Saronno guidati dall’allora capitano Giuseppe Regina. La sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Busto Arsizio con la condanna a trent’anni era stata confermata dalla corte d’appello a Milano.

Al processo d’appello bis si è arrivati perchè la Cassazione, annullando con rinvio la condanna del luglio 2019, aveva spiegato che nelle motivazioni d’appello basate sulla perizia, disposta dal gup di Busto Arsizio, c’era stata una “elusione integrale” del problema delle condizioni psichiche della donna.
La nuova perizia ha giudicato l’ex infermiera “capace di intendere e volere” e “affascinata dalla morte”. Nell’udienza di lunedì 8 febbraio il sostituto pg Nunzia Ciaravolo ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni. Ripercorrendo la storia, il pg ha sottolineato come l’imputata abbia “dimostrato un uso disinvolto dei farmaci” e una “lucida volontà di uccidere”. La difesa, sostenuta dagli avvocati Cataldo Intrieri e Monica Alberti, ha chiesto l’assoluzione. Nell’udienza odierna l’avvocato difensore di Taroni ha letto una lettera dell’imputata: “In carcere ho ritrovato serenità, penso ai miei figli e alla possibilità di riabbracciarli”.