SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di “Saronno si cura” e del Comitato per la salute e la cura del Varesotto.

Salute pubblica, gratuita, preventiva, di prossimità: salviamo l’ospedale di Saronno e apriamo Case della salute! Un anno dopo la scoperta del “paziente uno” della disastrosa epidemia di Covid in Italia, tutto ci saremmo aspettati tranne che l’ospedale di Saronno avesse solo qualche settimana di vita davanti a sé.

Lo riferiscono, unanimi, le lavoratrici e i lavoratori che ancora resistono nella struttura, mentre la Regione, come l’orchestra del Titanic, continua colpevolmente a suonare mentre la nave affonda. La situazione dell’ospedale di Saronno oggi, come il tentativo (per ora stoppato) di accorpare in un nuovo plesso gli ospedali di Busto Arsizio e Gallarate, sono il simbolo della disgregazione del sistema sanitario regionale, messo in ginocchio da più di vent’anni di scelte politiche scellerate compiute da Formigoni, Maroni e Fontana e dai loro alleati di governo.

La chiusura o la privatizzazione dei presidi pubblici territoriali, introdotti dalle preziosa riforma sanitaria del 1978, sono state pianificate in Regione per fare l’interesse del comparto privato, e avevano prostrato tutte le strutture ospedaliere già prima della pandemia, che ne ha definitivamente scoperchiato il vaso.

Le cittadine e i cittadini che in tutta Italia lavorano per una Società della cura, per superare l’economia del profitto, scendono oggi in piazza a Saronno, davanti all’ospedale, per chiedere non solo che questo presidio venga rilanciato anziché chiuso, ma anche che ciò avvenga in un progetto complessivo di ricostruzione dei servizi sociali, sanitari e sociosanitari del territorio. Cambiare si può! Lo dimostrano, al netto dei loro limiti, le esperienze delle Case della salute in Emilia Romagna, mai realizzate in Lombardia e oggi previste addirittura – con il nome di Case della Comunità – nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

I cittadini e le cittadine del Saronnese, quasi 200 mila utenti delle strutture sanitarie di questa città chiedono con forza alla Regione Lombardia di intervenire immediatamente con provvedimenti che impediscano la chiusura o il declassamento dell’ospedale e di riunire nelle forme previste dalla legge gli enti locali coinvolti, a partire dal Comune di Saronno, per iniziare il percorso di riorganizzazione dei servizi sopra indicato. Noi cittadini per la difesa del diritto alla salute e per la Società della cura, che abbiamo organizzato il presidio di sabato 20 febbraio insieme al Comitato difesa salute del Varesotto, invitiamo il Comune di Saronno a far partire al più presto i preannunciati tavoli di partecipazione sulla salute del territorio.

Aderiamo inoltre alla giornata di lotta indetta oggi dalla campagna nazionale “Dico 32” per il diritto alla salute, unendoci alle cittadine e ai cittadini che in più di venti città lombarde e sotto il palazzo di Regione Lombardia stanno chiedendo a chi ci governa di ribaltare la fallimentare legge sanitaria vigente. Perché la salute non è una merce e la sanità non è un’azienda!

13022021

4 Commenti

  1. Un appello accorato a difesa della salute di tutti i cittadini di questo territorio multi provinciale, verso i quali il servizio di sanità pubblica, da anni amministrato da politici collusi e compiacenti è stato depredato e sfrondato fino all’inevitabile estinzione, a beneficio di strutture private. La partecipazione alla manifestazione sarebbe maggiormente convinta se la politica, nella sua espressione in forma palese o mimetizzata, educatamente rimanesse fuori dal contesto.

  2. Ancora?? La vostra cocciutaggine si sta trasformando in ottusità: non volete proprio vedere la rinascita dell’ospedale di Saronno! È stato detto e spiegato mille volte che rinascerà. Fate pure la figura di chi non è in grado di capire.

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