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Visto da Varese: Profonde ferite nel territorio dopo un anno di pandemia

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di EZIO MOTTERLE

Un anno di emergenza sanitaria lascia ferite profonde nel Varesotto segnato da una crisi senza precedenti che rischia di cancellare quella fila di primati che ne aveva fatto una terra promessa, quasi un Eldorado italiano. I bilanci, che sfilano oltretutto dentro una pandemia tutt’altro che superata, sono eloquenti. Il 2020 per il sistema economico si è chiuso con una perdita produttiva media del 10,8%, risultato certo negativo, benchè migliore rispetto alle previsioni, in recupero sul trimestre estivo e soprattutto sul primo lockdown, come rileva un’indagine Unioncamere sull’ultimo trimestre. Le aree più colpite sono state con le rispettive filiere quelle con vocazione a commercio, turismo, cultura, moda, ristorazione, insieme a tutte le attività che prevedono spostamenti (utilizzo dei mezzi di trasporto) e aggregazione (congressi, fiere, meeting). Dati che preoccupano, anche se attenuati da una propensione all’export che resta alta grazie alle industrie che hanno fatturato per il 44% all’estero anche negli ultimi tre mesi, mentre migliorano le aspettative sia per la produzione che per la domanda. Intanto in una loro analisi Acli, Azione cattolica e Caritas allargano lo sguardo alla difficile situazione sociale, proponendo soluzioni per guardare oltre la crisi. L’anno scorso, sottolineano, la provincia di Varese ha avuto il 34% di avviamenti al lavoro in meno rispetto al 2019. La disoccupazione è ora attenuata dagli ammortizzatori sociali, ma resta un’incognita allarmante su ciò che succederà al termine del blocco dei licenziamenti e dopo gli interventi del governo che sembrano per il momento aver arginato fallimenti e chiusure. Nel Varesotto 8672 nuclei famigliari percepiscono oggi reddito o pensione di cittadinanza, ben 18.912 le persone coinvolte. Si tratta di 7543 famiglie che ogni mese ricevono in media 511 euro nel primo caso e di 1129 che ne ricevono 224 nel secondo. Nella sola città di Varese sono stati distribuiti ben 427mila euro di buoni spesa alimentari a 1500 persone. Ci sono 258 domande per contributi al pagamento di bollette o di canoni di locazione: molte di queste arrivano da persone che mai, prima d’ora, si erano rivolte ai servizi sociali. E la crisi continua.

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