SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo in ritardo, per cui ci scusiamo con i lettori, la nota dell’associazione culturale Accademia Diciannove riguardante il Dantedì, la giornata di ieri dedicata a Dante Alighieri.

Il 25 Marzo si pensa che Dante iniziò quel viaggio narrato nella Commedia, un viaggio terribile e meraviglioso, come ogni viaggio iniziatico che si rispetti.
Attraverso la totale padronanza della Parola, suo più grande talento, Dante ci accompagna nel suo lungo percorso di trasformazione, spiegandoci nel dettaglio ogni fase che lo caratterizza.

Lo smarrimento della selva oscura, l’incontro con la prima guida, quando il “Maestro” Virgilio lo raccoglie fragile e disorientato e lo accompagna nel percorso più duro attraverso la porta degli Inferi fino al paradiso terrestre, dove giungerà ad impartirgli l’iniziazione alla Maestria, incoronandolo quale “Signore di Sé Stesso”, in uno dei canti più densi di significato anche se magari meno popolare di altri:
«[…] Non aspettare più una mia parola o un mio cenno; il tuo arbitrio è libero dal peccato, giusto e sano, per cui sarebbe un errore non agire in base ad esso: dunque, io ti incorono signore di te stesso».

Il maestro, quindi, esaurito il suo compito lascia spazio alla seconda guida, Beatrice, motore immobile dell’opera di Dante e oggetto delle più variegate speculazioni del mondo accademico. Colei a cui Dante deve tutto, l’Anima del Poeta, lo conduce in un percorso contemplativo atto non più ad osservare e capire, ma a comprendere la natura dell’amore, quindi dell’agire divino, e per far ciò è necessario un totale abbandono all’Anima che condurrà il Poeta nei lidi dovuti.

Anche i lidi in cui Beatrice lo guida sono fonte di profonda trasformazione come attesta Dante stesso poco prima che ella lasci posto alla terza guida:
«Dio che con il suo amore rende quieto questo cielo accoglie sempre l’anima che vi entra con un simile saluto, per renderla capace di sostenere la sua immensa luce».
Dopo essere stato condotto dentro la Rosa Celeste, Dante si volta per parlare con Lei, ma come è giunta, senza proferir parola, Beatrice ha già lasciato il posto a un vecchietto, la terza ed ultima Guida: San Bernardo di Chiaravalle, grande mistico che condurrà il Poeta all’interno dello Spirito, attraverso la pratica della preghiera.

Dante potrà così accedere al Mistero Primo, innanzi al quale anche lui, Maestro assoluto della lingua dovrà cedere:
«Da qui in poi la mia visione fu maggiore di quanto possa esprimere la parola, e la stessa memoria cede per un tale eccesso».
Quello che anni fa ci indusse ad iniziare un fortunato percorso di studi e divulgazione su Dante fu la domanda apparentemente banale “Perché leggere Dante Oggi?”.
Nella nota lettera a Cangrande della Scala Dante stesso ci indica i quattro livelli di lettura e fruizione della sua opera: quello letterale, allegorico, morale e anagogico, ossia il significato spirituale, eterno.

Partendo da questa preziosissima indicazione si capisce come “sotto il velame” della contestualizzazione storica e letteraria a cui l’accademia ha fatto riferimento principale nell’importantissima opera di studi danteschi, vi sia un significato concreto a cui si può accedere prendendo le precise indicazioni che il Sommo Poeta ci lascia in eredità. Perché il grande passaggio che rende imprescindibile la Commedia anche dalle altre opere di Dante sta proprio nel fatto che qui Dante rappresenta l’intera umanità, in nome della quale compie il suo viaggio verso l’Eterno.
E dopo 700 anni dalla sua morte terrena, per chi vuole celebrare sul serio Dante Alighieri non resta che aprire il suo grande libro e ripercorrere il viaggio che lui ci ha indicato, leggendo le sue parole e applicandone gli insegnamenti.

 

26032021