SARONNO – Tutto è nato dalla richiesta di aiuto di una ventenne alla caserma dei carabinieri di Saronno. Una denuncia con mezze verità e tante omissioni dettate dalla paura ma che grazie alle indagini del Nucleo operativo e radiomobile guidato da Andrea Abis ha portato a scoprire e arrestare un’organizzazione dedita allo sfruttamento della prostituzione. Ora sono arrivate le prime condanne.

Come riporta Il Giorno nell’articolo di Stefania Todaro “Dei sette arrestati lo scorso maggio dai carabinieri di Saronno per associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, due hanno patteggiato, una è stata condannata con il rito abbreviato e gli altri saranno processati il 25 maggio al Tribunale di Monza”.

LA VICENDA
Come detto il caso è scoppiato il maggio scorso quando l’attività investigativa è stata avviata a seguito di un intervento carabinieri di Saronno, allora guidati dal capitano Pietro Laghezza, che hanno soccorso una giovanissima ragazza trovata alcuni mesi prima in stato di shock nella sua abitazione. La donna raccontò in maniera confusa di essere stata violentata e di essere stata costretta ad assumere droghe e alcol. Il racconto era poco chiaro ed in parte contraddittorio, anche se la vittima appariva comunque fortemente provata.

I carabinieri hanno indagato sui luoghi frequentati dalla ragazza, sui suoi contatti e sulle abitudini, scoprendo che era inserita in un giro di giovanissime donne, alcune italiane ed altre straniere, che “lavoravano” in un circolo privato di Varedo, di fatto gestito abusivamente come night club, all’interno del quale esercitavano la prostituzione. Le indagini hanno consentito di accertare l’esistenza di una vera e propria associazione dedita alla consolidata, sistematica e duratura attività di reclutamento, sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione in prevalenza straniere ed in condizioni di bisogno o indigenza. Il sodalizio criminale era dotato di una propria organizzazione di persone, denaro, forniture e mezzi, compresi beni mobili ed immobili, e di una precisa ripartizione dei ruoli. Perseguiva il proprio programma criminoso secondo modalità ed automatismi collaudati, esercitando in forma imprenditoriale le varie attività illecite all’interno dei locali.

Come detto la vicenda approderà in aula il prossimo 25 maggio nel frattempo hanno patteggiato una pena rispettivamente di 4 anni e 4 mesi e di 2 anni l’albanese direttore del locale notturno e un complice tuttofare.

Rito abbreviato con condannata a 2 anni e mezzo per l’unica donna, un’albanese 28enne, intestataria dei conti correnti delle attività riconducibili alla gestione del nightclub, attraverso i quali veniva riciclato il denaro di provenienza illecita.