SARONNO – “Apprendiamo con soddisfazione che l’amministrazione comunale di Saronno abbia l’intenzione di accogliere in città una famiglia di rifugiati afghani e che l’abbia tempestivamente comunicata al Prefetto attraverso il sindaco Airoldi”

Inizia così la nota della Società della cura del Saronnese, l’Università delle migrazioni, Liberazioni Film Festival e Attac Saronno in merito all’accoglienza dei profughi afghani in città.

Tale intendimento rispecchia perfettamente lo spirito e la lettera della richiesta avanzata dalle nostre organizzazioni nell’imminenza del disastro in cui 20 anni di occupazione militare occidentale (italiana inclusa) hanno gettato il Paese asiatico, con il suo carico di vite umane perse, fuggitive o consegnate nelle mani di un regime islamofascista.

Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti. La convulsa situazione di qualche giorno fa, anche sul versante dei ponti aerei verso l’Italia, verrà superata in queste ore per la cessazione degli invii di rifugiati al nostro Paese.

Il governo italiano ha fatto sapere che dovranno essere ospitati in strutture del Sai (il sistema nazionale di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati) o in centri di accoglienza straordinaria.

Saronno ha avuto, in un passato recente, sia l’esperienza del Sai (che allora si chiamava Sprar, proprio con l’accoglienza di una famiglia in città) sia quella del Cas, nell’abitazione del prevosto don Armando Cattaneo, che in questi giorni si trasferisce e salutiamo; ed ha sperimentato l’accoglienza di una famiglia siriana, tuttora in corso, al Villaggio Sos. A Saronno l’accoglienza diffusa è già realtà e va solamente ampliata.

Ci pare quindi che esistano tutte le possibilità per costruire un progetto serio di accoglienza e integrazione sul territorio per questi nuovi cittadini e per dare un segnale chiaro che non solo questi percorsi sono possibili, ma possono anche diventare fonte di crescita – innanzitutto culturale – per la nostra comunità.

Un progetto che sarà tanto più efficace, quanto più riuscirà a coinvolgere non soltanto gli addetti ai lavori, i professionisti dell’accoglienza integrata molto validi presenti a Saronno, ma anche le cittadine e i cittadini che vorranno partecipare direttamente al percorso verso l’autonomia delle persone in arrivo in un territorio a loro sconosciuto fino a poco tempo fa.

Per parte nostra, offriamo all’amministrazione comunale la nostra disponibilità e competenza per una costruzione partecipata di questa accoglienza, sin dai suoi primi passi istituzionali, chiedendo di sederci entro breve intorno ad un tavolo per affrontare l’argomento nella sua concretezza e trovare soluzioni condivise.

6 Commenti

  1. Quando sentono il tintinnio delle monete …. pronti ad accogliere i fondi ….

  2. Società della cura del Saronnese, Università delle migrazioni, Liberazioni Film Festival e Attac Saronno : sigle diverse per sempre le stesse (poche persone). Talvolta apprezzabile il loro impegno ma che bisogno c’e’ di mimetizzarsi sotto diverse vesti se siete sempre gli stessi? Fate venire in mente il ” facite ammuina” di quei soldati che scorrevano in cerchio per fingere d’essere in tanti e spaventare il nemico….

    • Pensi che io non sono di nessuna di queste associazioni e sono d’accordissimo con quanto scrivono. Sono un saronnese acquisito di recente e ho partecipato ad un film organizzato da una di queste associazioni e c’erano almeno un duecento persone. Ero uscito sorpreso e contento di vedere tanta partecipazione e anche parecchi giovani. I promotori sono pochi? Non importa, più iniziative e confronti virtuosi si fanno senza delegarli ad ammorbanti duelli televisivi probabilmente aumenteranno anche le persone che avranno voglia di darsi da fare. Adelante!

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