di EZIO MOTTERLE
Altro che auguri di “buone feste” all’insegna della normalità, su quale Natale sarà non v’è certezza. L’appannamento da pandemia offusca le luminarie accese spesso in anticipo, il popolo delle mascherine si aggira pensieroso tra mercatini e vetrine un tempo simboli scintillanti di relax e spensieratezza, davanti al presepe crescono gli interrogativi su un futuro mai così imprevedibile. Altro che progetti di viaggio o almeno di svago, si fatica persino a immaginare il pranzo attorno all’albero, incalzati dalla girandola di norme pensate per dribblare in qualche modo il virus. Poche speranze che in questi venti giorni di residua attesa le cose migliorino, anzi, ultimi giorni sempre più bui comunque, visto che dal 21 le giornate smetteranno di perdere luce cominciando invece finalmente a guadagnarne e iniziando di fatto, consoliamoci così, la lunga corsa verso l’estate. Luce che nonostante tutto illumina lo spirito profondo della festa, con ritorno progressivo nonostante le limitazioni anche alla frequenza delle funzioni religiose. Tanti i varesini che in questi giorni di Avvento varcano la soglia delle chiese o raggiungono il Sacro Monte, ammirando oltretutto le prime suggestive immagini di uno scenario innevato a pochi passi da casa: il santuario collocato al culmine del monumentale complesso patrimonio dell’umanità Unesco resta una meta in grado di soddisfare ad un tempo le esigenze del corpo e dello spirito, offrendo uno scenario ideale per celebrare la Natività a chilometro zero, tanti fedeli in cammino salgono lungo il viale delle Cappelle cercando qualche conforto al fisico e alla mente. Un velo di incognite pesa su tutto il resto, i pochi eventi rispettano rigorose regole di tracciamento, grandi progetti procedono senza troppo entusiasmo nel segno di un auspicato futuro rilancio del Varesotto già celebrato come “crocevia d’Europa”, si annotano qua e là con qualche sollievo i dati positivi della produzione locale benché ognuno faccia già i conti coi portafogli prosciugati dall’inflazione e dai prezzi schizzati all’insù. Città e paesi perlopiù sonnecchiano, sospesi fra contagi consistenti e vaccinazioni crescenti, carichi di problemi certamente incompatibili con la proverbiale serenità di fine dicembre, che si cerca di sostenere comunque facendo ricorso ai simboli più tradizionali. La residua scarsa dose di ottimismo lascia sperare che al buio subentri presto la luce. E che non sia soltanto l’evento scontato per ragioni astronomiche. Ma decisamente qualche cosa di più.RispondiInoltra