SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota dei saronnesi che hanno promosso la valorizzazione della targa al Matteotti con un’opera artistica che sarà posizionata il prossimo 5 giugno.

Nonostante l’ossessione dei nostri tempi per gli anniversari, tra le ricorrenze celebrate non si annovera  il 10 giugno, data in cui quasi cento anni fa, nel 1924, Giacomo Matteotti fu ucciso su ordine di Mussolini dai fascisti.

Ciò nonostante la celebrazione di questa data è ormai entrata  a diritto nella vita dei saronnesi e vorremmo fosse degnamente conservata. L’omaggio più grande è stato fatto dedicandogli un quartiere. Lo ricorda la targa presente sul muro di un edificio del quartiere, che ricorda il giorno  del suo assassinio e l’anno in cui, pochi giorno dopo  la Liberazione, i saronnesi hanno voluto riconoscere il valore del suo sacrificio e imprimere una svolta, anche nella denominazione del quartiere.

L’anno scorso, la Società Storica Saronnese ha promosso il recupero della lapide. È stata l’occasione per  rinnovare il ricordo del tragico evento, una scelta dettata dalla volontà di ritrovare un momento significativo nella storia di Saronno. È stato un modo per ricordare la personalità che più di tutti si oppose e denunciò durante le elezioni del 1924 le violenze fasciste, per difendere il diritto democratico di esprimere di voto liberamente.  

Nel 2022, in attesa di promuovere anche a Saronno un comitato per celebrare con la risonanza che merita il ricordo del centesimo anniversario della scomparsa, alcuni cittadini variamente impegnati nel mondo artistico, culturale, civile, associativo della città vogliono ricordare l’uomo, divenuto eroe suo malgrado, che seppe vivere con  dignità, coerenza, personale e politica per amore della libertà e della democrazia.

Quest’anno ci ritroveremo alla lapide di Matteotti 5 giugno , alle 11 per la celebrazione, se così vogliamo chiamarla, per collocare un vistoso, ma semplice segno colorato, frutto della fantasia e dell’impegno di Isa Borroni, presente nella vita artistica cittadina da anni. Sotto la corona di alloro, simbolo istituzionale, ma ormai sfiorita, verrà messo un manufatto  di impronta femminile. 

Chi volesse conoscere la vita di Matteotti  può trovare nella sua vicenda un esempio forse irraggiungibile; leggerà un’intensa storia di lotte politiche e troverà anche una appassionata vita privata, di una donna e una moglie: Velia Titta , vissuta con discrezione, quasi sempre eclissata nel privato, ma che rappresenta un esempio di donna coraggiosa, capace di sfidare il dittatore e i fascisti senza paura. Un modello, altrettanto difficilmente raggiungibile.

La mano femminile che ha preparato l’omaggio a Matteotti, mentre lavorava, pensava a quelle complesse vicende cercando di reinterpretarle. Giacomo e Velia, due esempi  di persone che non si completano,  ma  piuttosto si riconoscono e rispecchiano meravigliosamente a vicenda.

Velia fu moglie e madre ben oltre il normale ruolo sociale. Fu poetessa, scrittrice,  donna di cultura senza per questo ritenersi diversa dalle comuni mogli e madri. Ci sono tanti modi di essere moglie e madre: difficile sarebbe per chiunque condividere quello che lei sosteneva, perché in fondo la convivenza familiare  non era quasi mai possibile o normale e la sua autonomia e la sua forza erano imprescindibili.

Lei stessa ebbe a dire “Spesse volte mi persuado che poche donne sarebbero capaci di condurre neanche per una settimana una vita come questa”

E quando ormai temeva l’ uccisione del marito seppe solo rimproverarsi :“Mi è difficile persuadermi che arrivato a questo punto non ti è ammessa alcuna viltà, anche se questo dovesse costare la vita”.

La risolutezza con cui chiese a Mussolini la salma del marito, la dignità con cui rifiutò il processo-farsa ne fecero una perseguitata politica fino alla fine, ben oltre la morte del marito e persino dopo la propria morte: al suo feretro furono sottratti due mazzi di fiori rossi, perché rossi.Tanti fiori rossi dunque, politici e non; tanti fiori rossi anche per Velia Titta.


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1 commento

  1. Alla visione della sola opera istintivamente non mi piaceva. Letto l’articolo che ne spiegava il valore simbolico l’angolatura è cambiata e la si guarda con occhi diversi.

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