SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota della consigliere indipendente Marta Gilli in merito ai quesiti referendari.

“E’ almeno dalla tornata referendaria del 1987 che si parla in Italia della necessità di una riforma della Giustizia, perché sono ormai troppe le ingiustizie a cui assistiamo; chi è del mestiere, pure, quotidianamente.

Eppure, s’è fatto poco o nulla; qualche riformetta qua e là, solo per far finta di aver fatto qualcosa; e ciò per diversi motivi, legati anche ad una certa complicità tra alcuni ambienti giudiziari e alcuni (i soliti noti) politici, come ci ha svelato, di recente, il Caso Palamara.

Molti i partiti politici di rilievo nazionale (non tutti, però) che hanno, addirittura, paura di combattere i privilegi di casta che si agitano nel nostro sistema giudiziario, per il timore di suscitare inimicizie e provocare reazioni. Corretto o sbagliato che sia, il solo timore è di per sé sintomo di un gravissimo problema.

Molti elettori non possono comprendere quanti e quali problemi affliggano il sistema giudiziario italiano e si illudono che non sia questione di loro interesse; si illudano pure, fino a quando, però, non abbiano l’avventura di doversi rivolgere a un giudice per far valere un loro diritto o difendersi contro una accusa ingiusta.

Valga, allora, un esempio per tutti: dall’inizio del 2021 a oggi, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia ben 16 volte per violazione del diritto a un giusto processo. Questo è un dato che parla da solo.

Ma veniamo ai nostri 5 referendum: a cosa servono?

Innanzitutto, sono solo 5 e non 6, perché la Corte costituzionale non ha voluto ammetterne uno, quello più importante, quello più incisivo, quello che avrebbe consentito una svolta decisiva sulla responsabilità civile diretta dei magistrati.

Ma noi andiamo avanti, sapendo che i rimanenti 5 referendum sono comunque sufficienti a smuovere le coscienze, a far capire a tutti (anche a quelli che non vogliono capire o fanno finta di non capire) che è venuta l’ora di finirla, di dire basta al “sistema Palamara”.

Votare sì ai referendum sulla giustizia, al di là del significato tecnico dei singoli quesiti, vuol dire sollecitare i parlamentari a sedersi intorno a un tavolo per riformare seriamente la Giustizia in Italia. Significa dire basta ai privilegi e alla omertosa connivenza di una parte della politica. Significa dare voce e forza alla politica onesta. Significa far sapere ai magistrati seri, laboriosi e capaci: noi siamo con voi!


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6 Commenti

  1. Vergogna con l’abolizione della legge Severino si favoriscono i politici corrotti io non voto

  2. Effettivamente è un grande privilegio tenere in carcere chi sia a rischio di reiterare il reato: ad es. Maltrattamenti familiari, minacce ….
    Come è un privilegio NON poter ricoprire una carica pubblica perché condannato in primo grado….
    Sig.ra Gilli se questi sono gli argomenti per andare a votare e votare sì … allora stiamo tutti a casa!

  3. Tutto condivisibile, ma sarà dura convincere gli italiani ad andare a votare, dopo i risultati contrari alle attese! Almeno andiamo a votare per non perdere l’ultimo brandello di democrazia che ci è rimasto e andiamoci anche con la mascherina, nonostante il fastidio che provoca questa ultima imposizione, che più che una tutela sanitaria, sembra piuttosto un modo infantile per allontanare le persone dai seggi

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