di EZIO MOTTERLE

C’era una volta la Varese capitale nazionale della politica, città-perno della Lega prima Lombarda poi Nord, dotata per questo di una centralità oggettiva nelle scelte sui destini italiani. Un’era durata due-tre decenni, uomo simbolo Roberto Maroni, con le sue prestigiose cariche istituzionali. La prematura scomparsa del popolarissimo Bobo segna, per molti aspetti, l’epilogo di questo ruolo varesino di primissimo piano. Un po’ perché la nuova strategia leghista ha esteso la sua azione ben oltre i confini padani, ma anche perché i suoi maggiori esponenti arrivano da località della provincia diverse dal capoluogo, esse pure assurte per questo ad improvvisa notorietà. E se è vero che Maroni era di Lozza, paesino reso celebre in questi anni proprio dal suo famoso cittadino, il “ragazzo del Viminale” è sempre stato protagonista sullo scenario di Varese, il capoluogo appunto. Da assessore comunale a segretario politico, simbolo identitario del movimento nella sua città natale, quella che accoglie la storica prima sezione territoriale. Fu Maroni fra l’altro a fondare proprio a Varese nel 1979 insieme a Umberto Bossi l’Unolpa, unione nord ovest lombarda per l’autonomia, anticipazione di quella che cinque anni dopo sarebbe stata la Lega. Fu poi Maroni a tessere alleanze inedite per il governo della città-giardino, come quella che nel gennaio 1993 portò ad eleggere Raimondo Fassa primo sindaco leghista di un capoluogo, giunta orientata a sinistra con il sostegno determinante del Pds. Impegno, simpatia, intuito politico che Maroni trasferì ben presto da Varese al governo nazionale di cui fu vicepremier e ministro, poi a quello regionale di cui fu governatore. Restò sempre ancorato a lui comunque il ruolo trainante di Varese (lungamente a guida leghista) sulla politica italiana, con l’attenzione dei media internazionali al fenomeno, il consenso diffuso dell’elettorato, l’affetto che la città ha confermato partecipando commossa venerdì mattina ai funerali di Stato celebrati nella basilica di San Vittore. Storica centralità del Carroccio a trazione varesina prima della sua corsa oltre gli obiettivi originari, dunque, insieme all’inedita centralità politica di un capoluogo di provincia a ridosso della frontiera, così distante da Roma. Una storia che oggi continua, di cui Maroni ha il merito di essere stato un insostituibile motore vicino alla sua gente. Sempre accanto a Bossi, certamente, ma vista da Varese la grande epopea della Lega resterà anzitutto legata alla presenza del “Bobo nazionale”. Per sempre.


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