SARONNO – C’è un po’ di arte Saronnese alla mostra “Tesori Nascosti. Opere d’arte restituite alla comunità del varesotto” che si è aperta nella giornata di ieri al Castello di Masnago a Varese, poiché verràesposto il dipinto restaurato di Gaudenzio Ferrari raffigurante il Dio Padre circondato da quattro angeli; il restauro di questo manufatto costituisce la prima tappa del progetto di valorizzazione di Carlo Mariani, che ha infatti vinto il bando di finanziamento “Tesori Nascosti”, indetto dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto.

La mostra sarà curata da Daniele Cassinelli, direttore dei Musei Civici di Varese, e Benedetta Chiesi, funzionaria della soprintendenza; il restauro, reso possibile grazie ai finanziamenti derivanti dal bando vinto da Carlo Mariani, è stato effettuato nei laboratori del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale” (TO).

Di seguito il resoconto sul restauro a cura di Bernadette Ventura, Paola Manchinu, Tiziana Cavaleri: “Il restauro attuale ha evidenziato la presenza di numerosi ed estesi interventi che in passato hanno interessato l’opera nel tentativo di risanare i gravi sollevamenti e le cadute di colore causati dai movimenti del tavolato di supporto, fino ad arrivare alla drastica scelta di separare la pittura dalla tavola e trasportarla su tela. Della tecnica esecutiva di Gaudenzio restano tracce discontinue dell’antica preparazione sottile e di colore chiaro, presumibilmente costituita da gesso e colla animale, e una materia pittorica di grande qualità seppure lacunosa. La radiografia digitale ha evidenziato un netto cambiamento nell’impostazione del volto dell’angelo in alto a sinistra: inizialmente concepito con lo sguardo rivolto verso l’alto, nella resa finale si rivolge direttamente verso l’osservatore esterno. Consistenti depositi di polveri e vernici, accumulati in quasi 100 anni, avevano oscurato il dipinto alterandone la lettura. Sotto i vecchi restauri l’opera, presentava, estese mancanze e discontinuità a tutti i livelli degli strati costitutivi oltre all’aspetto assai cupo. Alla rimozione della vernice dai toni scuri giallo-dorati dell’ultimo restauro e delle ridipinture alterate, soprastanti anche campiture cromatiche originali, operazioni di pulitura a solvente, alternate a interventi puntuali a bisturi per la rimozione di residui di vecchi materiali di restauro (colle, cere, resine). è seguita l’asportazione dei ritocchi alterati di tono, sono state invece mantenute le integrazioni in buono stato conservativo e ancora cromaticamente valide. Il recupero è proseguito con operazioni di stuccatura e ritocco pittorico, impiegando materiali reversibili e tecniche di integrazione essenziali per restituire all’opera la sua piena leggibilità.”

La direzione del restauro è stata presieduta da Benedetta Chiesi e Sonia Segimiro, funzionaria restauratrice, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza-Brianza, Pavia, Sondrio e Varese

L’Associazione Cantastorie di Saronno ha programmato, in continuità con le visite organizzate questa primavera nei laboratori del Centro Conservazione e Restauro “La Venaria Reale”, una visita domenica 15 gennaio 2023 alla mostra al Castello di Masnago a Varese, per poter ammirare il quadro restaurato.

La mostra sarà aperta al pubblico a partire dalla giornata di ieri 3 dicembre fino al 26 marzo 2023. Seguiranno ulteriori iniziative di valorizzazione, durante il corso del prossimo anno, organizzate in collaborazione con l’Associazione culturale “Cantastorie”.

Storia del dipinto a cura di Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, docenti all’Università Statale di Milano.

Il Dio Padre oggi finalmente recuperato agli studi costituisce una tessera del tratto più avanzato della carriera di Gaudenzio, quello del suo “disagiato confronto con le proposte formali del classicismo manierista”, che trova analogie con opere del principio degli anni Quaranta, su cui agisce il peso “omologante di collaboratori stabili”.

L’autorevole testa del vecchio, venata di equilibrata malinconia, ricorda quella del Sant’ Andrea (Londra, National Gallery) già al centro del polittico in Sant’ Andrea a Maggianico (1540 ca), mentre gli angioletti sono compagni della piccola Maria nella Nascita della Vergine (Milano, Pinacoteca di Brera), che costituiva la pala d’altare della cappella Cavalcabò Trivulzio in Santa Maria della Pace a Milano (1541-1543). L’attuale chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Saronno è sorta, a partire dal 1778, occupando il sito di quella originariamente intitolata a Santa Maria Assunta. Le più antiche visite pastorali, dei tempi di San Carlo, sono concordi nel descrivere nel presbiterio della chiesa un’Assunzione della Vergine, di cui però non si evince se si trattava di una raffigurazione ad affresco, di un dipinto mobile o di una scultura. Tuttavia non si può escludere che il Dio Padre di Gaudenzio sia quanto resta dell’immagine destinata all’altar maggiore della vecchia Santa Maria Assunta, mentre proprio a Saronno il pittore, qualche anno prima, aveva dedicato all’Assunzione della Vergine la volta del tiburio del santuario della Beata Vergine dei Miracoli.

(Foto in evidenza, da sx: Daniele Cassinelli, Paola Manchinu, Bernadette Ventura, Carlo Mariani)


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