VARESE – “La denuncia che arriva dalla trasmissione 37.2 di Radio Popolare è molto grave. La Regione si era impegnata anni fa a mettere in un’unica agenda, dal primo gennaio 2016, tutte le possibilità di visite ed esami pagati con il ticket, pena la decadenza della convenzione con gli operatori sanitari privati inadempienti. Ma né il presidente regionale Attilio Fontana che la sua ex vice Letizia Moratti hanno mai voluto andare fino in fondo e ora si capisce anche il perché” o dichiara il consigliere regionale del Pd, il varesino Samuele Astuti (foto), capodelegazione in commissione regionale sanità, dopo la testimonianza di una operatrice di call center di un operatore sanitario privato profit convenzionato con il servizio sanitario regionale che dichiara che l’azienda in questione premia economicamente gli operatori come lei che riescono a indirizzare gli utenti dalle prestazioni in regime di servizio sanitario regionale, quindi pagato con il ticket, verso prenotazioni in regime di solvenza, a pagamento.

Prosegue Astuti: “Ci sono aziende sanitarie che hanno interesse a tenere un proprio call center perché così possono spingere i pazienti verso la prestazione a pagamento, molto più conveniente per loro, e addirittura, questo è l’elemento nuovo, gli addetti al call center verrebbero incentivati per fare ciò. Grave, perché così l’offerta di esami in convenzione con il sistema sanitario diventa solo un’esca per avvicinare clienti, non per dare risposte ai pazienti, e il servizio di prenotazione diventa un ufficio vendite. C’è una grande responsabilità della Regione, di Fontana in primis, che ancora lo scorso anno ha pagato milioni agli ospedali privati perché uniformassero i sistemi informatici per realizzare l’agenda unica: il centrodestra non ha la volontà di controllare e di tutelare il cittadino di fronte a queste pratiche scorrette. Il problema non è l’operatore privato, è la Regione che non fa il suo mestiere a tutela dei cittadini!”

08122022

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