Samuele Astuti rinnova il proprio impegno per Regione Lombardia. Consigliere uscente, lo fa ricandidandosi per un posto al Pirellone alle prossime elezioni.

Varesotto (nato a Tradate), ex sindaco di Malnate ed ex segretario provinciale del Partito Democratico, c’è lui alla guida della lista del PD che il 12 e il 13 febbraio proverà a riportare la Lombardia verso sinistra.

Presenza fissa e costante sul territorio, ci ha parlato di questi primi anni passati in consiglio regionale e di quelli che sono i progetti suoi e del suo partito.

Prima di tutto un bilancio su questi cinque anni da consigliere regionale

Cinque anni molto belli ma intensi, anche perché ho vissuto gli ultimi tre da capogruppo della commissione sanità, molto interessanti ma molto impegnativi. In questo quinquennio ho lavorato in particolare sul tema della sanità e ho cercato di rappresentare il mio territorio, con le sue tipicità, caratteristiche ed esigenze. Mi riferisco in particolare al dissesto idrogeologico, ne abbiamo visto gli effetti qualche giorno fa a Luino, all’ospedale di Saronno, a temi più specifici per la nostra provincia come il Masterplan di Malpensa, e il trasporto pubblico.

Dal 2018 a oggi, cosa non ha funzionato della presidenza della Regione di Fontana?

Sono due i grandi problemi che rilevo rispetto alla giunta Fontana-Moratti: uno, hanno completamente abdicato al loro ruolo di governo della regione, è una giunta che si è fatta governare dagli eventi ed è rimasta in balia di ciò che succedeva; questo porta al secondo punto: la cosa più grave che continua a succedere è che stiamo andando sempre più verso una regione che non è capace di essere inclusiva ma che sempre di più diventa un luogo per pochi. Uno dei dati più allarmanti: quando sono entrato come consigliere regionale un lombardo su venti era costretto a rinunciare alle cure per le liste d’attesa troppo lunghe e non poteva permettersi una cura privata, oggi questo dato supera un lombardo su nove.

Cosa ci dice della squadra che il Partito Democratico mette in campo in queste elezioni?

È una lista che vuole rappresentare tutto il territorio, ha tanti candidati radicati nel loro contesto locale. Sono convinto che in queste elezioni saranno le persone a fare la differenza, persone che siano riconosciute dalla comunità. È un valore aggiunto.

Una delle questioni più discusse è quella della sanità: è uno dei temi scottanti anche per lei e per voi del Partito Democratico?

Senza ombra di dubbio è il problema più importante, non fosse altro perché due terzi del bilancio regionale, che è di 24 miliardi, sono su capitoli che hanno a che fare con sanitari e sociosanitari. E perché i cittadini lombardi stessi vivono una situazione di fortissimo di disagio, a partire dal tema delle liste d’attesa, così lunghe da rendere il servizio regionale non è più universale. Poi c’è il tema del sovraffollamento dei Pronto Soccorso, soprattutto in Regione Lombardia, a causa del fatto che il sistema non prevede luoghi di cura al di fuori dell’ospedale. Il terzo tema è il grandissimo stress che un sistema così fatto carica sul personale sanitario, che scappa dal pubblico, a vantaggio di privato e Svizzera. Un’altra promessa che non ha mai visto la luce è quella dello psicologo di base, che è un problema serio.

Quali sono le proposte per rimediare a queste problematiche?

Secondo noi è importante impostare le nuove politiche sanitarie su tre pilastri: costruire un sistema in equilibrio tra strutture sanitarie pubbliche e private, avere incentivi economici soprattutto per le zone di frontiera (cosa che abbiamo già proposto e la Lega ha bocciato), e poi rafforzare la sanità territoriale, che Regione Lombardia è l’unica regione nel nord Italia a non avere.

Quali sono altri temi per voi importanti?

Il trasporto pubblico, dove noi viviamo tre problemi: primo la sicurezza. Il centro-destra si riempie la bocca denunciando mancanza di sicurezza, ma uno dei primi luoghi in cui i lombardi vivono l’insicurezza sono i treni gestiti da loro. Hanno speso milioni negli ultimi anni per progetti sperimentali mai messi a regime. Secondo la puntualità dei treni: province come la nostra, che gravitano molto su Milano, soffrono tantissimo la mancanza di puntualità dei treni, è discriminatorio per chi lavora e studia a Milano ed è costretto a grossissimi sacrifici. Terzo il personale, su cui Regione scarica grandissime tensioni e pressioni.

E poi le politiche del lavoro, di cui siamo l’unica regione che ne ha delegato la gestione alle province; il tema legato alla tutela dell’ambiente: ho presentato più volte l’emendamento per il dissesto idrogeologico, ultimo esempio quanto successo a Luino; poi il tema delle carceri, rispetto al quale quello che ha fatto Regione Lombardia è insufficiente.

La vediamo spesso presente in prima persona in molti eventi che si tengono in città e in provincia. Quanto e perché è importante che una persona che fa politica a questi livelli faccia sentire la propria presenza?

Ne sento il bisogno. Il fatto di essere presente nella nostra provincia mi aiuta tantissimo perché ho la possibilità di ascoltare le persone e a entrare nel merito dei problemi che devono affrontare. È una grande ricchezza e una cosa molto importante per poter svolgere il mio compito in maniera più efficace. Devo aggiungere che spesso il confronto con le persone è, per me, il vero carburante, ascoltare le criticità capirle nel profondo è indispensabile per trovare energie e combattere contro un sistema regionale così iniquo che mette a margine le persone.

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