Referendum, lo spiegone sui referendum di Simone Galli su “se vince il si, se vince il no”
6 Giugno 2025

SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo l’elaborazione punto per punto di cosa comporterebbe votare “Sì” o “No” per ciascuno dei cinque quesiti referendari del candidato Pd Simone Galli.
Eccola integralmente
1. Licenziamenti illegittimi:
- Quesito: Abrogazione delle disposizioni del Jobs Act che limitano il reintegro del lavoratore in caso di licenziamento illegittimo.
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Se vince il “Sì”: resterebbe in piedi un unico impianto sanzionatorio, quello secondo l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che prevede il reintegro del proprio posto di lavoro nella maggior parte dei casi, offrendo maggiori garanzie al dipendente. Si eliminerebbe il limite massimo di sei mensilità all’indennizzo, lasciando al giudice la determinazione del giusto risarcimento.
- Se vince il “No”: Rimane in vigore la normativa attuale, con i limiti all’indennizzo e le restrizioni al reintegro.
2. Licenziamenti nelle piccole imprese:
- Quesito: Abrogazione delle norme che escludono le piccole imprese (con meno di 15 dipendenti) dall’obbligo di reintegro in caso di licenziamento illegittimo.
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Se vince il “Sì”: Anche i lavoratori delle piccole imprese avrebbero diritto al reintegro in caso di licenziamento illegittimo, l’obiettivo è ampliare le tutele per i dipendenti di datori di lavoro con meno di 16 addetti, eliminando l’attuale limite massimo di sei mensilità di indennizzo in caso di licenziamento illegittimo. «L’abrogazione
del tetto massimo all’indennizzo consentirebbe al giudice, qualora considerasse il licenziamento illegittimo, di riconoscere una tutela adeguata al lavoratore. - Se vince il “No”: Le piccole imprese continuerebbero a essere escluse dall’obbligo di reintegro.
3. Contratti a termine:
- Quesito: Abrogazione delle norme che consentono l’utilizzo dei contratti a termine senza una causale giustificativa.
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Se vince il “Sì”: si ripristinerebbe l’obbligo di indicare una causale giustificativa per l’utilizzo dei contratti a termine. Ciò porterebbe ad una diminuzione della precarietà, Se vincono i “sì” le aziende anche per i contratti a termine entro i 12 mesi dovranno mettere nero su bianco il motivo per cui optano per un contratto a termine piuttosto che a tempo indeterminato.
- Se vince il “No”: Rimane la possibilità di utilizzare contratti a termine senza una causale giustificativa.
4. Responsabilità solidale negli appalti:
- Quesito: Estensione della responsabilità in caso di incidenti sul lavoro anche all’azienda appaltante, e non solo agli appaltatori.
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Se vince il “Sì”: L’azienda appaltante sarebbe responsabile e dovrebbe risarcire i danni subiti dal lavoratore anche se derivanti da rischi specifici dell’appaltatore. In sostanza si chiede di modificare le norme attuali, che impediscono in caso di infortunio negli appalti di estendere la responsabilità all’impresa appaltante: Aumenterebbe la sicurezza sul lavoro nei contratti di appalto, «Cambiando le leggi che favoriscono il ricorso ad appaltatori privi di solidità finanziaria, spesso non in regola con le norme antinfortunistiche”
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Se vince il “No”: Rimane la responsabilità limitata all’appaltatore che, secondo la normativa oggi in vigore esonera il committente, l’appaltatore e il subappaltatore, dal rispondere, non solo in via diretta (art. 26, 3° comma), ma persino in via solidale (art. 26, 4° comma) del danno patito dalle vittime del lavoro.
5. Cittadinanza:
- Quesito: Riduzione del tempo di residenza legale necessario per richiedere la cittadinanza italiana da 10 a 5 anni.
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Se vince il “Sì”: Il periodo di residenza legale necessario per la richiesta di cittadinanza si ridurrebbe a 5 anni. La riforma proposta dal quinto quesito referendario riguarderebbe almeno 2,3 milioni di persone che vivono e lavorano in Italia. Il quesito referendario per l’abrogazione della legge del 1992 non prevede alcuna acquisizione automatica della cittadinanza, questa infatti continuerebbe a essere concessa su domanda dell’interessato, dietro presentazione di una ampia documentazione come già è previsto adesso (es. Reddito, conoscenza lingua italiana, non avere subito condanne medio/gravi, regolarità nel pagamento delle imposte, disporre di una situazione che non crei pericolo per la sicurezza dello Stato)
- Se vince il “No”: Rimane il requisito di 10 anni di residenza legale.
In estrema sintesi, potremmo dire il “Sì” mira a modificare le normative esistenti in senso più favorevole ai lavoratori e a facilitare l’ottenimento della cittadinanza, mentre il “No” manterrebbe lo status quo.
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Commenti
Sig. Galli, lei è proprio uno della Pagani: buona volontà, COMPETRNZA ZERO.
Quesito 1: jobs act
Per i lavoratori assunti dopo il 7 marzo 2015 : L’abrogazione del Decreto 23/2015 eliminerebbe il regime dei contratti a tutele crescenti. In assenza di questa norma, i lavoratori assunti dopo tale dati ricadrebbero sotto il regime generale dei contratti a tempo indeterminato, che includono l’articolo 18 nella sua versione attuale (cioè quella modificata dalla Riforma Fornero -governo Monti- del 2012). Non si tornerebbe automaticamente alla versione originaria dell’articolo 18 del 1970 , perché la Riforma Fornero non è oggetto del referendum e rimane in vigore.
Per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 : Questi lavoratori sono già soggetti all’articolo 18 nella versione modificata dalla Riforma Fornero, quindi per loro non cambierebbe niente.
Anche per gli altri quesiti la confusione è grande sotto il cielo del PD, ma lasciamo perdere.
“Spiegone” unilaterale. La par condicio DEVE essere rispettata. Propaganda indiretta per una candidata del ballottaggio. Chissà che cosa ne penserà il Garante per la comunicazione, cui non resta che rivolgersi
Lei è un esponente politico, non ci spieghi niente e abbia il coraggio di prendere una sua posizione senza fare il Ponzio Pilato
Ma non eravate tutti pro jobs act ai tempi del renzismo? Zitti fate una figura migliore
Questo prova come i giovani in politica ora siano molto più corretti dei volti “storici”.




