2000 battute “a richiesta”: Cassina Ferrara prima di Saronno
2 Luglio 2025

Un lettore chiede “2000 battute” sulla Cassina Ferrara prima che diventasse “saronnese”, e quindi ecco un piccolo pezzo “on demand”…
Cassina Ferrara, estremo lembo settentrionale del territorio saronnese, almeno dal 1 maggio 1869, in precedenza la frazione era comune autonomo. Terra di confine tra Milano e Como, campo di battaglia e luogo di incontro.

Poco più a nord, già in territorio di Rovello Porro, si trova la Cascina Imperiale (luogo di delizia di Matteo II Visconti), risalente al basso Medioevo: nei pressi del fabbricato, si trova ancora il pozzo, a pochi metri dalla bocca c’è una stanza con la volta a botte, completamente affrescata. La prossimità con il torrente Lura faceva sì, negli anni passati, che i pomodori annaffiati con l’acqua estratta dal pozzo acquisissero un’inquietante colorazione viola…

Torniamo alla nostra Cassina Ferrara, e guardiamo le mappe storiche. Nel secolo XVIII l’abitato si riduce alla piccola chiesa dedicata a San Giovanni Battista (non ancora ampliata), al primo nucleo della Villa Campi, poi Uboldi, infine Villa Koelliker (oggi RSA Gianetti, tra il 1916 e il 1918 ospedale di guerra) e alle corti coloniche e cascine isolate tipiche di questo insediamento agricolo, di origine feudale, risalente al XIII secolo. Si tratta di corti chiuse, o con conformazione a “L”, oppure in linea rispetto alla strada principale (oggi Via Larga) o alle strade campestri che da essa si diramano: tutti i fabbricati (quelli che Vittorio Pini chiamava “cassine-cellula”, che si chiamano “Corte di Meda”, “Cascina Adalberto”, oppure sono individuate solo con il numero civico di Via Larga) presentano una cortina continua su strada, e si aprono verso la campagna.
Nell’attuale Via Pozzo c’è appunto il pozzo principale dell’insediamento (oltre ad un “foppone” per la raccolta delle acque piovane), altri pozzi si trovano nelle corti. Nei fabbricati più grandi ci sono poi, oltre alle abitazioni dei coloni e alle stalle, i fienili soprastanti ad esse, spazi adibiti a “granaio”, oppure il “forno” per la cottura del pane. Alle famiglie dei coloni (la maggior parte di loro si chiama Busnelli, Banfi, Reina, Balestrini, Legnani e Dones) viene assegnata una stanza al piano terreno (la “zona giorno”) e una al piano superiore (ovviamente la “zona notte”): quasi sempre questi due locali non si trovano uno sopra l’altro, non ci sono scale interne, per salire si deve uscire e prendere la scala comune, percorrendo poi il ballatoio.

Comunità da sempre fiera della sua “autonomia” e della sua diversità rispetto a Saronno, comunità che ha saputo creare, tanto tempo fa, la sua cooperativa di consumo (oggi l’edificio ospita il ristorante “Gatsby”) e la sua scuola materna. La Villa Italia, collocata alla biforcazione delle attuali Via Miola e Via Frua, sembrava, decenni fa, una sorta di “dogana” tra il comune capoluogo e la frazione settentrionale.
E i saronnesi, che dicono? I saronnesi, con un po’ di cattiveria, usano ancora dire “Gent da Cassina, gent da rovìna”, in passato anche “Fidat dal vent e da la brìna, ma mai da vun da la Cassina”.
Bibliografia:
– Eugenio Cazzani, “Cassina Ferrara, la sua parrocchia”, 1982.
Immagini:
– Eugenio Cazzani, “Cassina Ferrara, la sua parrocchia”, 1982;
– Archivio di Stato di Varese, mappe catastali;
– Archivio Brebbia Saronno.

Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più.
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Commenti
Da noi in Cassina si dice:
Mej un rat in buca ad un gat che in cristian in man d’un sarunat!
E anch’io vado giù a Saronno!
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🤣🤣👍
Meno male che qualcuno si è ricordato di noi. Una di Cassina ma anche di Saronno.
Potrebbe esserci un angolo fisso (anche “on demand”) su “Il Saronno” per queste pillole di storia saronnese? … rilancio con un articolo su “Cascina Cristina”, la mitica “Villuccia”
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Ci proviamo…
Bravo il ricercatore ed intelligente l’articolo! Da inserire nelle lezioni scolastiche del territorio.
Grazie, siete stati interessanti come sempre e grazie per i riferimenti bibliografici
in alcune cascine, se i locali a p.t. avevano la rispettiva stanza da letto soprastante, veniva aperto un foro nel pavimento di quest’ultima per far salire il calore della cucina durante l’inverno. Così mi è stato raccontato.
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vero , però dove faceva davvero caldo era la stalla
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Si, la stalla. Nel film “l’albero degli zoccoli” si narra di questa usanza, tutta invernale, dei contadini di riunirsi per stare al caldo generato da mucche e cavalli.
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Prima delle lottizzazioni selvagge era il posto più bello del mondo. Tanto che ora molte sue campagne sono diventate Parco Lura.
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E non hanno ancora finito con le costruzioni!
I palazzinari stanno occupando anche gli ultimi spazi.
Povera Cassina.
Figuratevi che i casinatt originali che sono come i galli di Asterix 😄 dicono ancora oggi : andiamo giù a Saronno
Grazie mille 🙏… anche per la bibliografia




