Comune di Solaro con Officina Onlus per la riabilitazione dei detenuti: “Riscattarsi dopo gli errori”
17 Luglio 2025

SOLARO – Per la prima volta il Comune di Solaro, grazie alla collaborazione l’azienda di manutenzione del verde Cooperativa Sociale Officina Onlus, ha inserito tra gli operatori al lavoro sul territorio un ex detenuto impegnato nella propria riabilitazione sociale. L’Amministrazione Comunale intende ringraziare l’ufficio Servizi Sociali per tutti gli adempimenti burocratici e l’azienda per la disponibilità e sensibilizzare altre realtà della zona verso una tematica importante come quella dell’inserimento lavorativo per le persone che hanno sbagliato e stanno cercando di rimettersi sulla giusta strada. Il reinserimento socio-lavorativo infatti, accrescendo le possibilità di rivalsa, riduce di moltissimo la recidiva. Ed è un procedimento regolato da specifiche normative che prevedono diverse forme di sostegno, sia per i detenuti che per le aziende che li assumono.
La sindaca di Solaro Nilde Moretti: “Non è facile trovare realtà disposte ad impegnarsi in un simile percorso ed anche per questo ci tengo a ringraziare personalmente Officina. Io stessa, da insegnante, ho lavorato all’interno delle carceri e so quanto sia importante dare alle persone che hanno sbagliato una seconda occasione concreta. La formazione durante il periodo di detenzione è fondamentale, così come l’impegno personale del singolo, ma anche la disponibilità all’esterno ad accogliere questi nuovi lavoratori. Come Sindaca e come Comune di Solaro, ringraziando i Servizi Sociali per le imprescindibili funzioni burocratiche espletate, siamo orgogliosi di aver trovare in Officina un partner sensibile e speriamo che questa storia e l’esempio che porta con sé siano utili a coinvolgere altre realtà produttive e dei servizi”.
Giuseppe Sorrentino: “Avrei potuto scegliere l’anonimato per questa intervista, ma non me la sento di raccontare la mia storia, in qualche modo di cercare di dare un esempio, senza metterci il nome, senza metterci la faccia. Ho preso quest’occasione come una forma di riscatto: dopo gli sbagli che ho commesso è un modo di farsi rivalere all’interno della società. Quando in passato ho sbagliato è perché non pensavo di avere possibilità diverse. Andando in carcere ne ho scoperte altre. Quello che ho imparato ora spetta a me metterlo in atto e prima di entrare non avevo questa consapevolezza. È stato prima di tutto un percorso di riflessione personale; il carcere non è solo un posto drammatico, non abbiamo la libertà materiale, ma abbiamo la libertà di crescere, di migliorare, di studiare, di fare le nostre scelte. Il carcere ti leva la vita, non la libertà.”
“Ho imparato la manutenzione del verde – continua – grazie ad un’educatrice all’interno del penitenziario. Ho lavorato con i Sommozzatori della Terra e poi alla scuola di polizia penitenziaria di Sulmona ed anche alla Villa Reale di Monza. Con i colleghi ci conosciamo da poco, ma stiamo interagendo bene, con umiltà e collaborazione. Ho iniziato una nuova vita, con il lavoro e la famiglia. Grazie a chi sta credendo in me, una fiducia importante per una nuova possibilità”.
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