Saronno, Francesco Fedelfio svela come avere “Giardini sostenibili” e fioritissimi (con poca acqua)
21 Settembre 2025

SARONNO – In tempi in cui la parola “siccità” è entrata nel lessico domestico tanto quanto “aiuola” o “bordura”, arriva un libro “made in Saronno” che rimette al centro l’intelligenza dell’acqua e la capacità delle piante di dialogare con il territorio non è solo attuale è necessario.
“Giardini sostenibili – progettare, realizzare e mantenere spazi verdi a basso consumo idrico”, edito da Gribaudo in uscita il 16 settembre, è il lavoro di Francesco Fedelfio, garden designer, divulgatore e docente. La sua tesi è semplice e rivoluzionaria insieme: un giardino non è un oggetto da mantenere “perfetto”, ma un organismo vivo, capace di fiorire con generosità anche dove l’acqua è poca, se viene progettato su misura di chi lo vive con metodo e tecnica.
La biografia dell’autore spiega molto del suo approccio: specializzato nel 2009 presso la Fondazione Minoprio, Francesco ha costruito il proprio bagaglio professionale lungo due assi paralleli. Da un lato la pratica, con progetti tra Nord e Centro Italia pensati per essere vissuti appieno dai proprietari e impostati su piante a basso consumo idrico e manutenzione ridotta. Dall’altro la formazione continua, tra corsi con grandi paesaggisti internazionali e viaggi in Europa che gli hanno allargato l’orizzonte dal singolo giardino al paesaggio. Questa doppia lente, tecnica e culturale, filtra ogni pagina del volume.
Il cuore del libro è un invito a guardare il giardino con occhi nuovi. Non più il prato all’inglese come misura estetica universale, ma superfici miste, prati fioriti e trame di graminacee che cambiano tono e movimento di stagione in stagione. Non più collezioni di specie isolate, ma comunità vegetali resilienti: piante strutturali che danno l’ossatura del giardino, specie tematiche che raccontano un carattere, tappezzanti che proteggono il suolo e limitano l’evaporazione. Non più irrigazioni abbondanti e fontane come puro ornamento, ma acqua intesa come risorsa creativa, capace di generare benessere – dal “blue mind” alle soluzioni naturali di balneazione – e utilizzata con intelligenza, dove serve e solo quando serve.
Il capitolo progettuale è quello che, più di altri, farà la gioia di chi sogna aiuole fiorite generose senza condanne alla manutenzione continua. Francesco accompagna il lettore dalla lettura del genius loci – l’identità del luogo – fino alla scelta dei materiali, dimostrando come la coerenza con il contesto non limiti la creatività, anzi la potenzi. Il linguaggio è chiaro, mai paternalista, e rende accessibili anche ai non addetti ai lavori strumenti che i professionisti usano quotidianamente: la sequenza delle fasi, i criteri per comporre, le strategie per ridurre i fabbisogni idrici senza rinunciare a colori e profumi.
Chi cerca fioriture troverà risposte precise, e non slogan. Il mondo dei dry garden – giardini aridi, ma tutt’altro che avari di vita – viene raccontato nella sua dimensione più mediterranea: luce, tessiture, contrasti e biodiversità “dove meno te lo aspetti”, come scrive l’autore. Le fotografie, che nel libro non sono mai semplice abbellimento, mostrano come una combinazione ben pensata di specie tolleranti la siccità possa regalare bordure dinamiche tutto’anno, con un’attenzione insolita all’inverno: steli e infiorescenze secche diventano elementi grafici, e la trama del giardino non si spegne quando cala la temperatura.
La forza del volume sta anche nell’impianto di ricerca che lo sostiene. Interviste, casi studio di giardini Italiani, da nord a sud, schede e tabelle sulle piante con le loro caratteristiche compongono una trama documentale fitta. Si percepisce la cura con cui Francesco ha cercato esempi realmente replicabili nelle nostre condizioni climatiche, e la scelta di includere vivai e giardini del nostro Paese toglie al lettore l’alibi del “qui non si può”. Al contrario, la varietà dei contesti dimostra che l’estetica dei dry garden è compatibile con balconi, piccoli cortili e grandi giardini, purché si parta da suolo e clima.
Rispetto a molta manualistica, “Giardini sostenibili” sposta il baricentro dalla tecnica fine a sé stessa a una visione integrata dove etica, cultura ed estetica si tengono insieme. Il giardino smette di essere un oggetto da lucidare e diventa un gesto politico e creativo: un modo concreto per rispondere al cambiamento climatico, ridurre i consumi idrici e generare bellezza. È un libro che parla a chi comincia e a chi progetta per mestiere, con la stessa onestà. Al primo offre una guida che evita scorciatoie e illusioni; al secondo propone un lessico aggiornato, capace di far risuonare pratiche già mature nel mondo del paesaggio con la domanda, sempre viva, di chi desidera fioriture generose e un giardino che stia bene.
Alla fine della lettura resta la sensazione di avere tra le mani non un catalogo di soluzioni, ma una bussola. Indica una rotta chiara: partire dal luogo, rispettarne l’identità, costruire comunità vegetali adatte, usare l’acqua come bene prezioso, cercare la bellezza nella continuità stagionale. E invita a un’assunzione di responsabilità che non pesa, perché coincide con il piacere di vedere un giardino rigoglioso fiorire con naturalezza.
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