Saronno, Moni Ovadia fa il sold out all’Aldo Moro: “Dobbiamo essere tutti Palestinesi”
28 Ottobre 2025

SARONNO – Lunedì 27 ottobre l’auditorium “Aldo Moro” di Saronno ha ospitato una serata intensa e molto partecipata, organizzata dall’associazione “4 passi di pace“. Protagonista dell’evento, dal titolo “Perché dobbiamo essere tutti Palestinesi“, è stato Moni Ovadia, figura di spicco del teatro italiano, scrittore e attivista per i diritti umani.
Fin dai minuti precedenti l’inizio dell’appuntamento si è registrato un forte interesse: la sala era completamente gremita e molte persone hanno seguito l’incontro in piedi o sedute sui gradini, segno tangibile del desiderio di comprendere e discutere criticamente la situazione mediorientale.
Con il suo caratteristico stile diretto e appassionato, Ovadia (da sempre impegnato sul fronte civile e noto per una produzione artistica che intreccia musica, narrazione e tradizioni ebraiche) ha offerto una lettura severa e senza sconti dell’attuale crisi. Ha denunciato quella che ha definito una diffusa complicità occidentale, accusando i cosiddetti difensori della democrazia di non aver mai ammesso l’errore nel sostenere che Israele fosse “l’unica democrazia del Medio Oriente”. “Nessuna democrazia occupa le terre di un popolo. Nessuna democrazia segrega quel popolo. Nessuna democrazia lo sottopone a un apartheid prima de facto e poi anche de jure“, ha affermato, sostenendo che l’obiettivo del progetto sionista fosse fin dall’inizio quello di sottrarre ai palestinesi anche le terre loro assegnate dalle Nazioni Unite.

Ha poi definito il sionismo un’ideologia “colonialista, suprematista, razzista, da ultimo genocidaria”, mettendo in guardia contro tre “regole operative” che, a suo dire, la contraddistinguerebbero: il fatto compiuto, la menzogna di fronte all’evidenza e il presentarsi sempre come vittime. A questo proposito, ha utilizzato la metafora del “giovane parricida che chiede l’attenuante di essere un povero orfano”. Ovadia ha anche affrontato il tema dell’uso politico della memoria ebraica, definendo “oscena, pornografica” la strumentalizzazione della Shoah a fini di propaganda antipalestinese.
Netto anche il riferimento al diritto alla resistenza: “Un popolo oppresso, colonizzato, perseguitato, massacrato, torturato, ha diritto di ribellarsi con ogni mezzo a disposizione, anche una lotta armata“. A sostegno della sua tesi, ha citato le parole di Giulio Andreotti e di Bettino Craxi, che riconosceva la legittimità della lotta armata.

Uno dei passaggi centrali è stato dedicato alla rilettura delle Scritture ebraiche: secondo Ovadia, i sionisti avrebbero equivocato la “terra promessa” trasformandola in una “promessa di terra”. Ha citato il Levitico (25, 23): “La terra non verrà venduta in perpetuità, perché mia è la terra“, ricordando che il modo corretto di abitarla è “da soggiornante straniero“, insieme allo straniero che gode dei medesimi diritti.
La serata è poi continuata dando voce a Dario Liotta, cittadino saronnese da poco rientrato dalla Flottilla di aiuti umanitari diretta a Gaza. Ha raccontato quei 20 giorni di navigazione come un’esperienza che gli ha cambiato la vita. Non tanto per la quantità di aiuti trasportati, quanto per l’intento di “rompere l’omertà europea”. La missione è stata bloccata dalla polizia greca al largo di Creta, che ha sequestrato l’imbarcazione, ma il viaggio ha fatto emergere ovunque, da Otranto ai porti della Calabria, una crescente solidarietà popolare. La sua riflessione conclusiva ha colpito il pubblico: “Siamo partiti per liberare la Palestina, ma ora è la Palestina che sta liberando noi. Se un popolo può essere sacrificato agli interessi geopolitici, allora tutti i diritti degli altri popoli, anche occidentali, diventano potenzialmente sacrificabili“.
Dopo l’intervento di Ovadia, il pubblico ha potuto porre domande, dando vita a un confronto vivace. Si è parlato di religione e identità, partendo dall’idea di “Israele come stato d’animo” proposta da un sacerdote, fino all’eredità del monoteismo abramitico, che Ovadia ha ricordato come liberazione dall’idolatria e dal sacrificio umano. Poi il nodo della geopolitica futura: quella definita come attuale “cessazione del fuoco” sarebbe per Ovadia una “pacificazione imposta”, paragonabile a Monaco 1938. “La pace vera – ha ribadito – arriverà solo quando i palestinesi godranno di tutti i loro diritti di popolo e di esseri umani e quando gli israeliani rinunceranno al sionismo“.
Un maestro ha chiesto infine quali storie raccontare ai bambini per spiegare la situazione: Ovadia ha ricordato il ruolo fondamentale della scuola nella formazione del cittadino, invitando a rispondere alla propaganda con i valori della costituzione e dell’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali, pari in dignità e diritti“.
L’incontro si è concluso con un appello deciso del relatore: “Non fatevi intimidire, perché il giochino è quello di spaventarvi“. E ha esortato il pubblico a farsi portatore del messaggio di riscatto per il popolo palestinese.

QUI LA FOTOGALLERY DELL’EVENTO
(foto dell’evento)
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