Saronno, Silvio Orlando torna in scena al Pasta con Ciarlatani
6 Novembre 2025

SARONNO – Silvio Orlando torna in scena con Ciarlatani di Pablo Remón: un’opera che intreccia teatro, cinema e finzione mettendo a nudo identità, fragilità e messe in scena del mestiere d’artista.
Giovedì 13 novembre 2025, alle 20.45, il Teatro Giuditta Pasta di Saronno ospita uno degli spettacoli più sorprendenti degli ultimi anni: una produzione Cardellino srl, in coproduzione con Spoleto Festival dei Due Mondi e Teatro di Roma – Teatro Nazionale, traduzione italiana di Davide Carnevali dal testo Los Farsantes.
Accanto a Silvio Orlando, in scena Francesca Botti, Davide Cirri e Blu Yoshimi: una prova d’attore di altissima versatilità che attraversa mondi, linguaggi, epoche e piani narrativi, costruendo decine di personaggi, slittamenti continui, ribaltamenti improvvisi e una naturalezza quasi cinematografica.
Ciarlatani è una commedia affilata e struggente sul rapporto tra rappresentazione e realtà: due protagonisti, Anna Velasco, attrice in stagnazione, e Diego Fontana, regista di successo in crisi personale, si muovono dentro un’industria dell’immaginario fatta di successi, fallimenti, ruoli inventati, identità costruite e perdute. Tra loro, l’ombra magnetica del regista culto anni ’80 Eusebio Velasco, padre di Anna: un fantasma generativo che amplifica la domanda che attraversa tutto lo spettacolo. Dove finisce il personaggio? Dove comincia la persona?
L’allestimento curato da Roberto Crea (scene), Luigi Biondi (luci) e Ornella e Marina Campanale (costumi) costruisce una grammatica visiva che amplifica l’attraversamento tra teatro e cinema: ciò che accade e ciò che è raccontato sono in continua trasformazione. La critica ha riconosciuto questa precisione metateatrale: Minima et Moralia lo definisce “una serie di scatole cinesi che cambia in diretta, davanti agli occhi degli spettatori”; L’Espresso parla di “una sarabanda che prende in giro il mondo dello spettacolo e permette all’attore di dare il meglio di sé”; sul Corriere della Sera, Emilia Costantini scrive: “Una parodia, tra esaltazioni e fallimenti, che non risparmia nessuno (…) un’analisi del successo mediatico cui aspirano non solo i personaggi, ma cui forse aspiriamo tutti”.
Ciarlatani non si limita a raccontare una storia: mostra come le storie nascono, si deformano, diventano identità. Ogni capitolo, ogni segmento narrativo ha un proprio stile e una propria forma: il racconto cinematografico di Anna, l’opera teatrale più classica di Diego, l’autofiction dell’autore che si difende da accuse di plagio. Una costruzione romanzesca che trova la sua realizzazione compiuta nel dispositivo teatrale.
Il pubblico non è chiamato soltanto a osservare: è invitato a riconoscersi. Ciarlatani diventa così indagine contemporanea sulla finzione della vita quotidiana e sul confine sempre più sottile tra ciò che appare e ciò che è.
NOTE DI REGIA di Pablo Remón
La parola ciarlatani significa colloquialmente “chi finge ciò che non è o non sente”. In una sua accezione antica e ormai desueta indicava anche l’attore di teatro, soprattutto nelle commedie. Questa doppia definizione contiene già in nuce il nucleo centrale del lavoro.
Ciarlatani racconta la storia di due personaggi legati al mondo del cinema e del teatro.
Anna Velasco è un’attrice la cui carriera è in fase di stallo. Dopo piccole produzioni classiche oggi insegna pilates e nel fine settimana fa teatro per bambini. Tra soap opera televisive e circuiti indipendenti, Anna continua a cercare “il grande ruolo”, quello che finalmente le permetterà di affermarsi.
Diego Fontana è un regista commerciale di grande successo, che sta per realizzare una serie internazionale, con star mondiali e un budget enorme. Un incidente improvviso lo costringerà a fermarsi, affrontare una crisi personale e ripensare radicalmente al proprio percorso.
Questi due personaggi sono collegati dalla figura di Eusebio Velasco, padre di Anna: regista culto degli anni Ottanta, scomparso e isolato dal mondo. Una figura magnetica ma mai davvero raggiungibile, che funziona come origine, mancanza, lente distorcente.
Ciarlatani è anche più opere in una.
Ognuno dei racconti ha una forma, un tono, una struttura diversa:
- il racconto di Anna ha un registro eminentemente cinematografico, attraversato da narratore, sogno, visioni;
- la storia di Diego è un’opera teatrale più classica, costruita in spazi realistici;
- si inserisce poi un segmento di autofiction in cui l’autore dell’opera a cui stiamo assistendo si difende dalle accuse di plagio.
Queste tre narrazioni procedono in parallelo, si alimentano, si rispecchiano. Capitoli in parte indipendenti che generano una struttura più vicina al romanzo che al teatro. La mia intenzione è che Ciarlatani sia una narrazione radicalmente teatrale, ma che allo stesso tempo cerchi una dimensione romanzesca e cinematografica.
Infine, Ciarlatani è una commedia.
Solo quattro attori attraversano decine di personaggi, tempi e spazi: dal dramma alla farsa, dalla satira alla confessione. È una satira sul mondo del teatro e dell’audiovisivo, ma anche una riflessione sul successo, sul fallimento, e sui ruoli che interpretiamo dentro e fuori la finzione.
SPETTACOLO
Giovedì 13 novembre 2025 | ore 20.45




