Chiusura punto nascita, Attac: “Disagio per le donne i cui diritti vengono messi al margine. Ancora una volta”
22 Novembre 2025

SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Attac sulla chiusura del punto nascita a Saronno.
Nonostante i roboanti articoli sulla stampa locale da cui sembrava emergere un possibile rilancio dell’ospedale di Saronno, dopo una serata sul tema della salute a Caronno Pertusella organizzata dal Pd con la presenza del consigliere regionale Samuele Astuti, apprendiamo con sdegno la definitiva chiusura del reparto maternità – punto nascite.
Reparto che prima della pandemia fu rinnovato e ammodernato, certamente non in funzione poi di una chiusura a breve. Come sempre risorse dei contribuenti sperperate, come sempre – ciò nonostante – senza che i dirigenti sanitari debbano risponderne alla cittadinanza, che è depositaria dei bisogni di salute; non fa eccezione il direttore generale in carica dell’Asst Valle Olona, cui l’ospedale di Saronno fa riferimento, Daniela Bianchi, che della chiusura definitiva del punto nascite saronnese aveva fatto un manifesto programmatico sin dal suo insediamento.
Riteniamo errato che il discrimine per tenere aperto il punto nascite sia determinato esclusivamente dal numero di parti effettuati, esistono possibili deroghe, che sappiamo essere state attuate altrove. Chiudere questo reparto crea un reale disagio per tutte le donne, di Saronno e del bacino di utenza dei comuni limitrofi costrette a spostarsi presso altri ospedali. Solo perché l’ospedale di Saronno non viene considerato centro di un bacino di utenza reale di 200 mila abitanti, mentre l’azienda sanitaria attesta la sua pianificazione sui soli abitanti del suo distretto sociosanitario.
Avvicinandosi al 25 novembre, giornata contro la violenza alle donne, riteniamo che anche questa decisione sia espressione di una cultura e una pratica che – come l’eliminazione dell’educazione psico-affettiva e sessuale nelle scuole – mette al margine i diritti delle donne e le espone ulteriormente a dinamiche di discriminazione e violenza di genere.
Spiace che la precedente amministrazione ritenesse causa di scarsa attrattiva da parte dei medici – bandi andati a vuoto per il polo ospedaliero cittadino – proprio quella parte di cittadinanza attiva che da anni si occupa dell’argomento. In settimana, all’auditorium Aldo Moro, abbiamo organizzato una serata pubblica in cui da Lodi abbiamo appreso come iniziare percorsi partecipativi reali ed efficaci sul tema della salute locale, che ha visto la partecipazione e l’adesione di persone dell’amministrazione di Saronno, sindaca compresa.
Confidiamo che pratiche di questo genere, oltre a consentire alla cittadinanza di intervenire più direttamente nelle decisioni che la riguardano, possano creare le condizioni, come sta avvenendo a Lodi, per un maggior potere contrattuale dell’amministrazione comunale nei confronti delle autorità sanitarie a tutti i livelli. Quelle che, a livello cittadino, chiudono punti nascita perché nasce il 3% in meno dei bimbi previsti. Quelle che, a livello regionale, deliberano in gran segreto l’utilizzo a scopo privato di ambulatori ospedalieri e medici pubblici (il “super intramoenia”), ennesimo passo verso la definitiva privatizzazione della sanità pubblica in Lombardia, contro cui come cittadini stiamo organizzando le opportune risposte popolari, come da anni facciamo attraverso l’azione diretta della nostra associazione e quella del comitato “Il Saronnese per l’Ospedale e la Sanità Pubblica”.
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Commenti
Ma la IVG a Saronno è sempre garantita in questo caso di chiusura punto nascite?


