2000 battute Le lagrime mi quatano li ochi”: l’emigrazione dal Saronnese nella seconda metà dell’Ottocento, spunti di ricerca
3 Dicembre 2025

Nella seconda metà dell’Ottocento inizia il fenomeno migratorio dal Saronnese verso le Americhe, in modo particolare verso l’America Latina (Brasile e Argentina).
Ercole Ferrario, medico e patriota (partecipa alle Cinque Giornate di Milano), nato a Samarate nel 1816, sensibile ai problemi dei contadini dell’Alto Milanese, così scrive nel 1868: “Ebbene, cotesta popolazione così casalinga, modesta, paziente, incuriosa, e quasi dico timida, adesso a frotte lascia i proprj casolari, ed ogni cosa più caramente diletta, e datasi in balia di gente ignota, stivata sulle navi, affronta volonterosa i disagi ed i pericoli di una lunga navigazione per cercare una nuova patria in paesi lontanissimi, de’ quali ignora gli usi, la lingua, il clima, e che sa flagellati spesso da spaventose e micidialissime malattie”. E ancora: “A ciò s’aggiunga che trasmigrano non già le intere famiglie, ma, generalmente parlando, i giovani, ossieno i più robusti ed operosi, e rimangono (triste a dirsi) i fanciulli, le donne ed i vecchi, i quali mentre aspettano i promessi soccorsi dalla remota America, che bene spesso o non arrivano o giungono tardi e scarsi, sono abbandonati all’altrui impotente pietà, e diventano un nuovo e grave peso ai Luoghi Pii ed ai Comuni, già di troppo smunti ed estenuati”.
Ferrario informa che i primi emigrati verso le Americhe partirono nel 1863, e fornisce le seguenti cifre, relativamente ai primi sei mesi dell’anno 1868: nel Mandamento di Saronno (comprendente, oltre al capoluogo, anche i comuni di Canegrate, Caronno, Cassina Ferrara, Cassina Pertusella, Cerro, Cislago, Gerenzano, Lainate, Origgio, Rescalda, Rescaldina, San Giorgio, San Vittore e Uboldo) ci sono 27751 abitanti, di cui emigrati 520, a Cislago 2404 abitanti con 124 emigrati, a Uboldo 2299 abitanti con 98 emigrati.
Quale base di partenza migliore, per i contadini di Saronno e del Saronnese, del capoluogo di mandamento, con le sue osterie affollate di umanità varia nei giorni di mercato? Nel febbraio del 1873 Luigi V., abitante a Ceriano Laghetto, denuncia il saronnese Ignazio B. per avere a questi versato, a titolo di caparra “[…] perché lo facesse partire per l’America nel giorno 15 gennaio […]”, la somma di Lire 20, senza esito favorevole. Analoga disavventura, qualche mese dopo, capita a Giuseppe B. di Cogliate, che accusa lo stesso mediatore di non aver rispettato il mandato, a fronte del “[…] pagamento di Lire 10 per caparra anticipatagli in garanzia di contratto di trasporto per l’America, e resa di un passaporto […]”. Due anni prima (1871) il saronnese Luigi P. cita in giudizio un ragioniere milanese, probabilmente “socio in affari”, per “[…] pagamento di Lire 21 dovutegli in dipendenza di mediazioni per trasporto di emigranti in America a tutto il giorno 5 novembre 1870”. Ecco la “gente ignota” alla quale si riferisce Ferrario, oggi potremmo definirli “scafisti”, in anticipo di un secolo e mezzo.
Ma “La Merica”, alla fine, non porta fortuna a tutti: alla fine di agosto del 1885 così scrive, in una lettera spedita da Buenos Aires, Battista, un contadino emigrato da Manera qualche anno prima, al cugino Stefano: “Caro Cugino, E’ mio dovere di Nararti lo stato di mia Salute cioè che sono sortito dal’Ospedale e a ora sto Mezzo bene. Come pure spero il simile di te ed il Fratello. Caro Cugino i dottori mi anno detto che sarebbe meglio che andesse in Italia. Però Cugino Andarei Volontieri a casa Ma trovandomi in questa Piccola Fonda a Sozio con Francisco. Al presente non posso andare. Basta Cogino ti dico che la fortuna è tutta mia e dunde vado me la fortuna viene. Non basta dessere io Infermo. Sinfermò pure il compagno Francisco che si trova nel letto. Già di un mese e non cè prencipio di salute. […]. Ti dico Stefano che se potessi tù ajutarmi cioè col prestarmi qualche cosa avrei molto piacere. Per non fare brutte Figure contra dei nostri paisani. Perché devi sapere che se tratto di vendere la fonda in questa stagione dinverno devo perdere alla forza. Invece se posso aspettare due o tre Mesi allora vol dire che la Fonda avrà più travaglio e potrò venderla più con interesse. […]”. Qualche mese dopo, dopo la morte di Battista, ecco la risposta del padre, indirizzata al nipote Stefano : “Caro nipute Stefano io ti ringrazzo tanto il sentire le notizie del mio Caro filio Battista il sentire lafin di Morte cosi barbara la morte da mio filio sara cagione dela mia-Sefuse ciapato imiei pareri non sarebe venutto nela Mericha povero Batista tanti cunti che faceva-Lasuva Madre piange giurni e note del suo caro filio Batista-Caro nipute Stefano Galli dimi il Povero Batista avanzato niente-Il Comune vole la fede di morte dal povero mio filio Batista-Caro nipute Stefano osentito aifato quelo che aipottuto-tiringrazio tanto tanto diquore adio adio-Caro Stefano mifarai questo piacere se il mio Pepino vive ancora di mandarmelo a casa pagherò io il barco […] non poso più scrivere le lagrime mi quatano li ochi”.
Fonti:
– https://www.treccani.it/enciclopedia/ercole-ferrario_(Dizionario-Biografico)/;
– Ercole Ferrario (socio corrispondente del Reale Istituto Lombardo), “Intorno all’emigrazione che avviene nel circondario di Gallarate / considerazioni lette nell’adunanza del 4 giugno 1868”;
– Archivio Comunale di Saronno, atti del Giudice Conciliatore, anni 1871-1873;
– https://www.patriaindipendente.it/terza-pagina/pentagramma/cantavamo-la-nostra-lontananza/;
– https://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/fotostorie/gli-italiani-migranti-di-ieri/;
– Archivio Brebbia di Saronno, fascicolo “Galli Epifanio (eredi), divisione”.
Immagini:
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– https://www.patriaindipendente.it/persone-e-luoghi/fotostorie/gli-italiani-migranti-di-ieri/#jp-carousel-997;
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Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più.
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Commenti
Ricordo che la mia maestra Marisa delle elementari ci fece imparare questa canzone!




