Saronno, chiesta la riduzione delle pene nel processo sul “caro estinto”
4 Dicembre 2025

SARONNO – La Procura generale di Milano ha chiesto di ridurre le pene a carico dei tre impresari funebri saronnesi coinvolti nel processo sul cosiddetto “racket del caro estinto”, inchiesta che aveva portato alla luce un sistema di mazzette e pratiche corruttive all’interno dell’obitorio dell’ospedale di Saronno. In primo grado, con rito abbreviato, il Tribunale di Busto Arsizio aveva inflitto condanne comprese fra due anni e quattro mesi e due anni e cinque mesi. Secondo la Procura generale, alcune delle ipotesi corruttive contestate non risulterebbero provate, motivo per cui sono state proposte pene più basse: un anno e undici mesi per due imputati e un anno e quattro mesi per il terzo.
La Procura generale ha inoltre chiesto di respingere l’appello dei pm di Busto volto a ottenere una condanna per un capo d’imputazione dal quale gli imputati erano stati assolti e si è detta disponibile a riconoscere l’attenuante della lieve entità del fatto. Di segno opposto l’intervento del legale dell’Azienda socio-sanitaria territoriale Valle Olona, parte civile, che ha chiesto la conferma delle imputazioni e l’accoglimento del ricorso dei pm, sottolineando come l’obitorio fosse diventato un sistema strutturato di illegalità basato su tariffari e tangenti per segnalazioni di decessi, vestizioni delle salme e pratiche di tanato-cosmesi.
L’inchiesta era iniziata nel 2020 dopo la segnalazione di un pagamento di 50 euro a un’operatrice dell’obitorio. Le indagini avevano poi ricostruito un presunto sistema di pagamenti illeciti da parte di imprese funebri e, in alcuni casi, anche di familiari, compresi quelli delle vittime di Covid che chiedevano di poter vedere la salma nonostante le restrizioni. La parola ora passa alle difese.
(foto: una delle immagini a suo tempo diffuse dai carabinieri, all’esito dell’inchiesta)
04122025