Saronno, un presepe che prende vita: al Giuditta Pasta la nuova anima di “Natale in casa Cupiello”
10 Dicembre 2025

SARONNO – Ci sono spettacoli che non si limitano a raccontare una storia, ma la riaprono, la sventrano con delicatezza, la ricuciono con cura. Natale in casa Cupiello, in scena giovedì 11 dicembre alle 20.45 al teatro Giuditta Pasta di Saronno, fa esattamente questo: rilegge il capolavoro eduardiano restando fedele al testo ma ribaltandone il punto di vista, affidandolo non più alla coralità della famiglia in carne e ossa, ma alla voce unica, sospesa e molteplice di Luca Saccoia, solo sul palco ma circondato da sette pupazzi/figure animate.
Un attore e sette presenze. Eppure, fin dal primo istante, sembra di abitare una casa piena, una casa che parla, ricorda, chiede, sbaglia. Una casa, insomma, viva. È qui che questa versione — diretta da Lello Serao, prodotta da Teatri associati di Napoli / Teatro Area Nord e Interno5, con il sostegno della Fondazione Eduardo De Filippo e del Teatro Augusteo — trova la sua forza: riattiva il presepe, lo rimette in moto, lo trasforma da reliquia domestica a meccanismo teatrale.
La storia, quella che tutti crediamo di conoscere, si svela da un’angolatura nuova. Non più il padre, non più la famiglia intera. Al centro c’è Tommasino, il figlio — l’eterno bambino. Cosa gli resta dopo il celebre “sì” a suo padre? Da dove ricomincia, lui, quando quel Natale finisce?
È da questa domanda che nasce la scena, come racconta Serao nelle sue note di regia: «Il presepe è una soglia, un passaggio, una memoria che ogni anno si ricostruisce per non scomparire. È il luogo in cui il passato torna e chiede di essere compreso.» Così Tommasino diventa guida, narratore, testimone di una tradizione che non vuole morire. Parla ai pupazzi come si parla ai ricordi, li sfida, li ascolta, li teme, li perdona. Ed è in quel dialogo che lo spettatore riconosce sé stesso: nei conflitti familiari, nella dolcezza maldestra, in quelle domande che non invecchiano mai.
I pupazzi di Tiziano Fario non sono oggetti, sono presenze. Non decorano: abitano. Ogni gesto di Saccoia li anima, li rende carne pur restando stoffa — ed è forse qui la magia più forte. Uno spettacolo che è corpo unico: uomo, memoria, figura. A dare movimento alle creature sceniche è un gruppo di giovani manovratori — Salvatore Bertone, Paola Maria Cacace, Simone Di Meglio, Angela Dionisia Severino, Irene Vecchia — coordinati proprio da Irene Vecchia, formatrice e custode della tecnica. E mentre le figure si muovono, parlano, respirano, Saccoia è Tommasino, è Luca, è figlio e burattinaio. È narratore e personaggio. È tutti e nessuno.
Le musiche originali di Luca Toller, le luci di Luigi Biondi e Giuseppe Di Lorenzo, i costumi di Federica Del Gaudio e l’ingranaggio scenico concepito da Fario lavorano in un’unica direzione: portare sulla scena il Natale come esperienza emotiva.
(foto dello spettacolo)
Vuoi ricevere le notizie più importanti in tempo reale?
Iscriviti subito ai nostri canali per non perderti nulla:
☑️ Su Whatsapp: manda “notizie on” al numero +39 320 273 4048
☑️ Su Telegram: cerca il canale @ilsaronnobn o clicca qui → https://t.me/ilsaronnobn
☑️ Oppure entra nel nostro canale Whatsapp con un clic → https://whatsapp.com/channel/0029VaDNCKeHwXb7YeZygM09




