Ex Isotta, l’ex assessore Merlotti ricorda e racconta: “Quando volevamo acquistarla e donarla ai saronnesi”
22 Dicembre 2025

SARONNO – “Scrivono tutti di Isotta e sull’Isotta, e allora perché evitare di aggiungere altra confusione? Già, perché? Perché tanti anni fa, con i miei amici Angelo e Franco, pensammo fosse possibile acquisire l’area e donarla (letteralmente) ai saronnesi. Pensammo fosse possibile massimizzare, andando oltre i requisiti del Pgt, la superficie a verde, per creare un parco vero”.
Inizia così il contributo dell’ex assessore Alessandro Merlotti al dibattito in corso sul futuro dell’ex Isotta infiammato dopo l’accelerazione che ha portato l’adozione in consiglio comunale prima di Natale.
“Alla fine del mese di luglio del 2017 uscì la notizia della messa all’asta dell’area. Così, con un po’ di faccia di tolla, lanciai l’idea di un’acquisizione popolare, cittadina, saronnese. In breve, si pensò di concentrare le costruzioni (due torri) nella porzione nord-ovest (a ridosso dei binari ferroviari), cedendo la volumetria ad operatori immobiliari “puri” si sarebbe ricavata una somma sufficiente per le bonifiche e per la successiva creazione del parco (manutenzione compresa), oltre a recuperare una piccola parte degli edifici esistenti (da destinare all’uso pubblico).
Tema bonifiche: ricordo lo scetticismo generale relativamente all’importo stimato dai periti del tribunale (tra i 6 e i 7 milioni e mezzo di euro, stima “a spanne” e non poteva essere altrimenti), ricordo anche di aver personalmente recuperato copia della perizia (marzo 2019) inviando una richiesta via mail allo studio del professionista delegato dal Giudice delle Esecuzioni.
Che cosa successe tra 2017 e 2019? Ci furono diversi esperimenti d’asta, tutti deserti (partecipai ad ogni seduta, in Via Nino Bixio 2 a Busto Arsizio), e man mano la cifra a base d’asta diminuiva, e si avvicinava ai nostri “desiderata”. Nostri di chi? Nel frattempo al gruppo di tre si erano affiancate altre tre persone, con forte “spirito civico”, interessate all’Isotta (uno è attualmente assessore, un altro è il comunicatore di Scbc). Poi si defilarono, o furono “defilati”.
“Desiderata” ok, ma con quali soldi? Un milione era stato promesso dal solito e benemerito mecenate dell’amaretto, altri denari stavano arrivando, con un acconto relativo alla volumetria in cessione l’operazione sarebbe stata possibile (da brividi o da galera in caso di insuccesso, ma possibile).
Poi però arrivò l’attuale operatore, io e Franco uscimmo di scena (o fatti uscire, vista la nostra diversa visione sul “parco”), il sottoscritto non prima di aver partecipato all’ultimo esperimento d’asta (21 novembre 2019), anch’esso andato deserto, in coda al quale fu ufficializzata l’offerta di un “privato” (acquisto per circa 3,2 milioni di euro, un affarone).
Da qualche parte ci dovrebbe essere ancora la foto che facemmo con il commercialista incaricato della vendita (per lui sorriso a trentadue denti, si era liberato del fardello e poteva incassare la sua percentuale). Si affacciò nella stanza anche un noto saronnese esperto di Lura (qualcuno mi dice essere stato il “kingmaker” dell’operazione “Pagani Sindaca”), quando ci chiese il motivo della nostra presenza gli dissi che eravamo lì poiché interessati all’acquisto di un box a Ferno, messo all’asta.
È andata così, non mi sento di biasimare né condannare una persona che non c’è più, che mi è stata molto cara (lo è ancora). Carissimo Angelo, senza rancore (ce n’è già troppo in giro, specialmente in consiglio comunale).
Qualche mese dopo mi capitò la fortuna di vivere l’esperienza in amministrazione, dove tenni sempre fissa la barra sull’interesse pubblico, senza “mettere i bastoni fra le ruote” (mi si creda), ma chiedendo il rispetto delle norme e delle procedure. Franco invece si dedicò anima e corpo al volontariato ed all’attuale progetto (“Saronno per la terra”) con il sogno di rendere questa nostra città sostenibile, vitale ed accogliente, con un’elevata qualità della vita.
Negli anni si è parlato tanto dell’Isotta, spesso a vanvera e senza conoscere le carte. Carte che in questi giorni escono dalla casa comunale, che, oltre ad essere energivora, è anche piena di spifferi e di buchi, un po’ da tutte le parti. E allora capita che la documentazione a corredo della discussione in consiglio comunale di lunedì sera finisca nelle mani degli amici (e anche degli amici degli amici).
Ho avuto modo di leggere, velocemente, la bozza di convenzione. Cara Saronno, cara Isotta, è andata così e ormai deve andare così. Buon Natale Isotta, dovrà essere buono per forza. Buon 2026 Isotta, speriamo che, oltre ai Re Magi, arrivino anche gli emiri.
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Commenti
Grazie per aver condiviso un pezzo di storia recente con garbo e senza i soliti livori.
Grazie a voi per aver avuto questo sogno e averci provato.
Saluti e auguri.
Grazie Alessandro per la risposta. Tuttavia, in quel caso, non sarebbe stato propriamente un dono ai Saronnesi, che avrebbero ceduto a soggetti che avrebbero comunque costruito (giustamente). Sarebbe stato solo un altro soggetto magari con un altro progetto (migliore?). In tutto questo, non ho ancora compreso se chi ostacola – come chi promuove – lo fa riferendosi al progetto o al soggetto proprietario. Avrebbe potuto andare diversamente, come dice lei e come sempre, non necessariamente meglio. Intanto, anche se tutto rimanesse così, le bonifiche sono state fatte (credo completate) prima di tutto e non so quanti sarebbero partiti in questo modo, ancora “al buio”.
Auguri a lei… Purtroppo, come certamente ha avuto modo di appurare, anche le buone lodevoli intenzioni, se rimangono tali, servono a poco… Di certo è stata fatta la bonifica dei un’area dove per decenni si sono svolte attività di meccanica “pesante” quando, per usare un eufemismo, non era in uso smaltire correttamente i rifiuti. In caso di dono ai Saronnesi, chi avrebbe sostenuto le “piccole” spese per le operazioni di bonifica?. Già questo, pensiamoci, basta e avanza come “dono” ai Saronnesi e alle generazioni future, non crede anche lei?
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Prima di parlare di bonifica di tutta l’area, farei qualche verifica
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Non sono un tecnico, credo che Merlotti sappia rispondere più puntualmente. Immagino che l’acquirente delle cubature edilizie (così come nella situazione attuale) avrebbe dovuto provvedere ai costi di bonifica, ovvero il prezzo di cessione delle cubature avrebbe dovuto comprenderla. I totali devono restare gli stessi, altrimenti sarebbe stato un regalo ad un costruttore gigantesco e non se ne capisce la ragione. Se i mc3 venduti sono gli stessi, gli introiti sono gli stessi i costi devono essere gli stessi
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Carissimo omonimo, la ringrazio per il commento, capisco però dal contenuto che non ha letto attentamente il mio contributo, oppure, più probabilmente, non sono stato chiaro. Realizzando la metà della volumetria proposta oggi dall’attuatore (escludendo dal computo l’istituto di alta formazione o università) e concentrandola nella porzione settentrionale dell’area, si sarebbe ricavata una somma compresa tra 20 M e 25 M (ricavo della vendita dei diritti edificatori), somma sufficiente per le bonifiche del caso. Poi, ripeto il mio pensiero: è andata così e stasera andrà come deve andare. Io me ne sono fatto una ragione. Perchè non pensare, con serenità, che sarebbe potuta esserci una storia “diversa”? Manca la controprova, siamo d’accordo.
Condivido integralmente quanto scritto dall’amico Alessandro. Chi volesse conoscere la storia nel dettaglio: date, incontri, mail, chat, documenti non ha che da chiedere è tutto disponibile
Dopo questo raccontino allusibo a non si sa che cosa, ci racconti perchè, invece di rimanere al posto di assessote all’urbanistica e migliorare il progetto, se n”è andato a fare lo scrittore del “come eravamo”
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Carissimo, nessuna allusione, mi sembra tutto chiaro, è il racconto, arrivati al finale di partita, di un’altra storia. Senza rancore, senza livore. Tre anni fa, al momento delle dimissioni, non c’era un progetto su cui lavorare. Tranquillo anche per il “come eravamo”, sta terminando anche questa. Buon Natale.
Ci potevano pure fare il nuovo comune in una porzione di quell’ area visto quello vetusto ed energivoro che cade a pezzi tra poco devono per forza abbandonarlo




