Freddo e fragilità, il dormitorio di Casa di Marta rafforza l’accoglienza a Saronno
14 Gennaio 2026

SARONNO – Undici ospiti e risposte calibrate sulle diverse esigenze delle persone accolte. Il dormitorio per senza tetto a Casa di Marta, in via Piave, è entrato in queste settimane nella fase più delicata dell’anno, con l’attivazione anche del protocollo per l’emergenza freddo.
Dopo il periodo delle feste, segnato da momenti di condivisione come la cena della vigilia e la tombolata di Natale organizzata con i City angels, la struttura ha ampliato l’accoglienza per offrire riparo anche a chi, durante i giorni di gelo, ha bisogno di un ricovero notturno pur non aderendo a un percorso strutturato di progettualità e sostegno che caratterizzano l’accoglienza nella struttura. La precedenza viene data alle persone con problemi di salute o in età avanzata. Restano valide, per tutti, le regole della casa, dagli orari alle norme di sicurezza.
Al momento nella struttura di via Piave sono ospitate 11 persone, anche perché qualche nelle ultime settimane alcuni ospiti ha trovato una sistemazione definiva tornando in famiglia, ottenendo una casa popolare o entrando in un progetto di housing sociale. Di quelli presenti nella struttura il 50% sono italiani e il 50% stranieri. Hanno un età media di 55 anni con gli ospiti che vanno dai 25 ai 55 anni.
Il dormitorio è attivo tutto l’anno ed è il risultato di una rete che coinvolge Casa di Marta, l’ambito territoriale dei servizi sociali, il Comune, la comunità pastorale Crocifisso Risorto e diversi enti del territorio. Un ruolo decisivo lo ha avuto il finanziamento di Fondazione Cariplo, che per i prossimi due anni copre il 50% delle spese del progetto, affiancato dall’impegno economico delle altre realtà.
Il servizio è stato pensato come un progetto strutturato e continuativo: “Siamo partiti quattro anni fa con alcune brandine proprio per dare una risposta all’emergenza freddo – ha spiegato più volte Francesca Volontè di Casa di Marta – fino all’anno scorso l’accoglienza era limitata ai mesi freddi, aiutava a sopravvivere. Ora l’accoglienza è su tutto l’arco del anno. Per ogni ospite sono 6 mesi prorogabili ad altri 6 con l’obiettivo di ricostruire gli aspetti essenziali dal lavoro alla casa”.
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