Casa di Comunità di Saronno nel progetto premiato al congresso Cipomo: riconoscimento nazionale per l’oncologia territoriale
17 Marzo 2026

SARONNO – C’è anche la Casa di Comunità di Saronno nel progetto che ha portato al Dipartimento oncologico di Asst Valle Olona il Premio Elisabetta Fabbrini, assegnato a Roma durante il trentesimo congresso Cipomo (Collegio italiano primari oncologi medici) che si è svolto mercoledì 12 e giovedì 13 marzo.
Il riconoscimento è stato ottenuto grazie al progetto “Oncologia di prossimità – presa in carico multidisciplinare del paziente oncologico cronico stabile”, un modello organizzativo che punta a rafforzare l’assistenza territoriale e a seguire i pazienti anche fuori dall’ospedale, con percorsi dedicati nelle Case di Comunità.
Per l’azienda sanitaria si tratta di un risultato particolarmente significativo anche per il valore simbolico del premio. Il riconoscimento è infatti dedicato alla memoria di Elisabetta Fabbrini, professionista che ha lavorato all’interno di Asst Valle Olona e che ha lasciato un segno importante sul territorio.
Il progetto è stato presentato dal direttore del dipartimento oncologico, Giuseppe Di Lucca. “Il progetto di oncologia di prossimità nasce dall’evoluzione dell’oncologia verso una condizione di cronicità, che ha reso necessario un modello di cura capace di garantire continuità assistenziale, prossimità e presa in carico globale, mantenendo al contempo appropriatezza e sicurezza clinica”, spiega Di Lucca. “Il nostro progetto, premiato grazie a un approccio integrato e interprofessionale, ha letto i bisogni dei pazienti nella loro totalità, fornendo una presa in carico coordinata e superando la frammentazione delle cure”.
Da ottobre sono stati attivati ambulatori dedicati nelle Case di Comunità di Saronno e Busto Arsizio. In quella saronnese sono state aperte agende per il follow-up oncologico con cadenza quindicinale, mentre nella struttura bustocca sono previsti controlli onco-ematologici settimanali.
Il progetto coinvolge numerose figure professionali: oncologi ed ematologi ospedalieri, infermieri delle Case di Comunità, infermieri di famiglia e comunità, farmacisti aziendali, psico-oncologi, dietisti, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali e sistemi informativi aziendali.
“Abbiamo proposto un’organizzazione integrata ospedale-territorio così da favorire realmente l’oncologia territoriale”, prosegue Di Lucca. “In questo modo si valorizza la Casa di Comunità, che diventa un nodo funzionale della rete oncologica territoriale. Il paziente oncologico cronico stabile viene accompagnato lungo tutto il percorso di cura in un ambiente più accessibile e meno stressante”.
Il modello porta benefici anche alle strutture ospedaliere, riducendo la pressione sui reparti e permettendo di concentrare risorse e competenze sui pazienti oncologici in fase acuta.
Nelle Case di Comunità vengono garantiti diversi servizi: follow-up oncologico territoriale, ambulatori infermieristici per accessi venosi e medicazioni, monitoraggio degli effetti collaterali e della stabilità clinica, educazione terapeutica e, quando necessario, attivazione di supporti come psico-oncologia, nutrizione, riabilitazione e servizi sociali.
Per il futuro l’azienda sanitaria guarda anche alle nuove tecnologie. “Per il 2026 prevediamo un ulteriore consolidamento del modello attraverso strumenti come la telemedicina, con televisita e teleconsulto, e l’estensione delle prestazioni erogabili nelle Case di Comunità, comprese terapie a bassa intensità e percorsi di supporto”, sottolinea Di Lucca.
“A fronte di una situazione in cui l’ospedale svolge ancora un ruolo centrale anche nelle fasi di cronicità e stabilità della malattia oncologica, la nostra azienda ha definito in modo chiaro la necessità di trasferire competenze e procedure della fase cronica dall’ospedale al territorio”, conclude il direttore socio sanitario John Tremamondo. “La rinnovata attenzione alla medicina territoriale e le opportunità dei nuovi luoghi di cura previsti dal Pnrr rappresentano il riferimento per costruire una nuova organizzazione anche per l’oncologia, basata sull’integrazione tra ospedale e territorio con garanzie di qualità, appropriatezza e sostenibilità”.
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