Ex Isotta, la riflessione di Forza Italia su bonifiche, futuro area e trasparenza
9 Maggio 2026

SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Forza Italia Saronno sulle bonifiche all’ex Isotta
L’area ex Isotta Fraschini di Saronno torna al centro del dibattito cittadino dopo l’annuncio della conclusione della Fase 3 della bonifica e l’avvio della Fase 4, accompagnato dalla promessa di future aperture al pubblico. Una notizia che viene subito ripresa dalla maggioranza che amministra Saronno che la presenta come un successo politico. Ma proprio ora che qualcuno, forse un po’ frettolosamente, celebra la “restituzione dell’area alla città”, diventa indispensabile fermarsi a riflettere su cosa significhi davvero questa restituzione e soprattutto a quali condizioni future avverrà.
Nessuno mette in discussione l’importanza della bonifica: dopo decenni di degrado, abbandono e inquinamento, ogni avanzamento tecnico è certamente positivo. Ma trasformare automaticamente il progresso delle operazioni ambientali, peraltro dovute per legge, nella prova della bontà complessiva dell’intervento urbanistico è un errore che rischia di alterare completamente il dibattito pubblico.
Perché il punto centrale non è soltanto “bonificare” ma capire quale tipo di città nascerà su quell’area e quanto sarà realmente libera, pubblica e utilizzabile nel tempo. Che tipo di bonifica è stata concretamente effettuata nelle varie porzioni dell’area? Quali zone resteranno sottoposte a monitoraggi permanenti? Quali limiti esisteranno in futuro sugli scavi, sulle infrastrutture profonde, sulle alberature ad alto fusto o sulla viabilità? Chi controllerà tra dieci, venti o trent’anni? E soprattutto: cosa accadrà se gli attuali soggetti attuatori dovessero cedere quote, proprietà o gestione?
Sono interrogativi enormi che peraltro anche forze sociali e ambientaliste stanno sollevando in questi giorni. La bonifica “in situ”, cioè senza completa rimozione degli inquinanti, non è una scelta neutra dal punto di vista urbanistico. Ha conseguenze profonde sulla configurazione futura dell’area. Condiziona la possibilità di realizzare parcheggi interrati, nuove strade, reti tecnologiche, ma anche la reale qualità del verde urbano che si intende creare.
Ed è qui che emerge il rischio politico più evidente: che venga raccontato come “grande parco urbano” ciò che potrebbe invece diventare uno spazio in realtà ben poco fruibile, fortemente condizionato da prescrizioni tecniche, manutenzioni permanenti e modelli gestionali privati.
Già oggi si intravede una visione fatta di passerelle, percorsi leggeri, utilizzi superficiali e grandi eventi, in sostanza una città-vetrina. Una narrazione green magari efficace sul piano comunicativo ma che rischia di nascondere una trappola. Un vero parco urbano è un’altra cosa: è libertà di utilizzo, autonomia pubblica, assenza di ambiguità future.
Anche la comunicazione politica di queste ore merita una riflessione. Parlare genericamente di “trasparenza” appare difficile quando gran parte della documentazione tecnica è stata affrontata con tempi compressi, procedure estremamente complesse e possibilità molto limitate di approfondimento reale da parte della cittadinanza e persino della politica stessa.
Infine c’è un elemento che non può essere ignorato: l’annuncio delle future aperture al pubblico dell’area. Certo anche noi dopo anni di abbandono, vorremmo vedere finalmente aperto uno spazio simbolico della città. Ma proprio per questo servirebbe ancora più chiarezza, ancora più prudenza, ancora più trasparenza tecnica. Perché il rischio è che l’emozione sostituisca il confronto sul merito.
La domanda vera che oggi la città dovrebbe porsi non è se la bonifica stia procedendo ma se questo intervento stia davvero massimizzando l’interesse pubblico oppure stiamo assistendo alla costruzione di una gigantesca operazione immobiliare rivestita da retorica ambientale e furba comunicazione politica.
Tra queste due visioni passa il futuro urbanistico della città per i prossimi decenni.
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Commenti
Ma possibile che non c’è mai una via di mezzo? Una domanda posta in maniera sinceramente e positivamente critica? “Gigantesca operazione rivestita da retorica ambientale e furba comunicazione politica”. Dove sarebbe il dubbio, la critica costruttiva?
Si parla di questo progetto ormai da più di 5 anni e ancora si sollevano questioni da più parti. Questioni spesso un po’ stucchevoli o forse artefatte o comunque spesso di difficile comprensione per il semplice cittadino.
Possibile che l’arpa abbia autorizzato un intervento di bonifica che non consenta un uso sicuro dell’area? O possibile che uno studio di progettazione non si è accorto che spostando i palazzi qua e là poteva recuperare un ettaro di parco? O ancora, possibile stoppare tutto e trasformare l’area in un bosco o nel parco degli “aironi cenerini” o nel parco di “peppa pig”?
Viene da chiedersi tutto questo vociare cui prodest?
Siamo sicuri che tutte queste polemiche siano a beneficio dei cittadini di Saronno o che non nascondano altro?
“… gigantesca operazione immobiliare….” Detto da chi ha nel partito tutti i più grandi costruttori che negli ultimi 30 anni hanno si fatto gigantesche operazioni immobiliari
Sarà che forse gli brucia non poter gestire l affare ? Sarà che si devono appellare a problematiche ambientali per poter fermare la proprietà e magari dare a qualche ricco amico la possibilità di prendersi l area? Pensare male si fa peccato ma….
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Invece quando un imprenditore commerciale immobiliarista va a braccetto con la sinistra e i salotti radical chic, va tutto bene! Non ci crede nessuno alla storiella dei “beni comuni”!
Ma l’interesse pubblico di questo progetto qualcuno lo vede? No perché tra il parco che resta al privato, la scuola privata, i grattacieli e palazzi privati, l’hinterland ciclistico privato, io di pubblico vedo ben poco, se non la possibilità di girare tra i vialetti dei giardini condominiali.
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Agli europostkomunisti piace giocare coi rendering digitali di alberi e parchi




