San Francesco diventa laboratorio del Politecnico: studenti tra restauri, affreschi e tecnologie innovative
17 Maggio 2026

SARONNO – Dalle volte della chiesa agli strumenti ad alta tecnologia utilizzati per analizzare travi, murature e affreschi: gli studenti del Politecnico di Milano hanno trasformato la chiesa di San Francesco in un laboratorio didattico a cielo aperto per approfondire le tecniche di conservazione degli edifici storici. L’iniziativa si è svolta nell’ambito del corso di “Principi di conservazione degli edifici” del corso di laurea triennale in Ingegneria edile e delle costruzioni.
La visita rientra nelle attività coordinate dal docente Lorenzo Cantini con la collaborazione dell’architetto Carlo Mariani, responsabile degli interventi di restauro realizzati sull’edificio religioso dal 2016. Gli universitari hanno potuto osservare direttamente le attività di studio e monitoraggio che accompagnano i lavori di recupero della chiesa, seguendo un percorso tra storia, restauro e tecnologie diagnostiche.
Dopo una prima introduzione dedicata alle vicende storiche della chiesa di San Francesco, l’architetto Mariani ha illustrato agli studenti le operazioni eseguite negli ultimi anni grazie ai finanziamenti ottenuti da Fondazione Cariplo e Regione Lombardia. Gli interventi hanno riguardato in particolare la carpenteria lignea delle coperture, con il consolidamento di alcune travi interessate da problemi di flessione, oltre al recupero degli affreschi del presbiterio e della navata centrale.
La parte più tecnica della visita si è svolta nei sottotetti della chiesa, raggiunti attraverso la scala del campanile. Qui gli studenti hanno assistito ad alcune dimostrazioni pratiche dedicate alle indagini non invasive utilizzate nel restauro architettonico. Presenti anche i tecnici Marco Cucchi e Claudia Tiraboschi della sezione beni culturali del Laboratorio Prove Materiali del Politecnico di Milano, insieme agli architetti Riccardo De Ponti e Laura Bolondi di Arch Indagini.
Durante la visita sono state effettuate prove radar sulle volte per analizzarne la tecnologia costruttiva, verifiche ultrasoniche e resistografiche sulle travi lignee delle coperture per individuare eventuali fenomeni di degrado biologico, oltre a controlli termografici sulle murature rivestite da intonaco. Sono state eseguite anche prove soniche tra la sacrestia e il campanile per verificare il livello di collegamento strutturale tra le pareti dei due ambienti.
Si tratta di metodologie oggi molto utilizzate nell’ambito del restauro conservativo perché consentono di raccogliere dati approfonditi senza intervenire direttamente sulle strutture storiche. L’obiettivo è comprendere nel dettaglio materiali, tecniche costruttive e condizioni di conservazione dell’edificio così da programmare interventi mirati e compatibili con il valore storico e artistico del bene.
Per gli studenti del Politecnico l’esperienza ha rappresentato anche un’occasione concreta per mettere in relazione teoria e pratica. Le tecniche studiate in aula sono state infatti osservate direttamente in un contesto reale di cantiere, permettendo di comprendere il ruolo delle nuove tecnologie nella tutela del patrimonio architettonico storico.
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