Note storico artistiche di Sergio Beato: un sogno neogotico sui colli di Tradate: il palazzo Sopranzi
10 Giugno 2026

Chi conosce Padova sa che uno dei luoghi più famosi ed interessanti della città è il caffè Pedrocchi, un locale davvero celebre ed elegante costruito nel 1831 , in forme neoclassiche, dall’architetto Giuseppe Jappelli (1783- 1852). Non tutti sanno però che anche nel nostro territorio esiste un edificio progettato dallo stesso architetto. Non deve stupire questo dato, basta ricordare che nell’ottocento il Veneto e la Lombardia erano territori governati dall’Austria e che un professionista poteva benissimo essere richiesto, per il suo lavoro, da una parte all’altra del LombardoVeneto.

Agostino Sopranzi, uno dei personaggi più in vista della scena politica milanese della metà dell’ottocento, richiese proprio allo Jappelli il progetto per una grande villa in forma di castello proprio sui colli di Tradate. Il disegno del progetto originale della villa si trova nel fondo “Jappelli” presso la biblioteca civica di Padova che ho avuto modo di consultare qualche anno fa. Durante la fine del settecento e per tutta la prima meta l’ottocento l’architettura rispondeva a due stili diversi, il primo sicuramente è quello che la storia dell’arte definisce Neoclassico un’architettura che aveva recuperato tutti gli elementi della classicità antica ad esempio l’arco a tutto sesto, colonne di marmo con capitelli in severo stile dorico, oppure il più dolce stile ionico o magari l’elegante stile corinzio.
Successivamente gli architetti effettuarono anche un recupero dello stile Gotico caratterizzato da archi a sesto acuto ,trafori marmorei alle finestre, una grammatica compositiva che voleva riprendere un’atmosfera davvero Neomedievale. L’esempio più significativo di questo orientamento dell’architettura del XIX secolo è il Borgo Medievale del Valentino Torino progettato nel 1884, per l’esposizione universale di quell’anno come riproduzione fedele di un villaggio quattrocentesco piemontese e valdostano del tardo medioevo. L a realizzazione della villa Sopranzi di Tradate risponde proprio a questo gusto. Il progetto di Jappelli propone una suntuosa costruzione che ricorda le forme di un castello medievale con tutti quegli elementi strutturali e decorativi che passano nella storia dell’architettura come Neogotico.
Il famoso architetto veneto ebbe modo di iniziare il grande complesso nel 1851, ma non ebbe modo di completarlo, stante la sua scomparsa nel 1852. Il grande cantiere fu completato dall’architetto Terzaghi, che si mantenne fedele all’impronta Neogotica” e dal Cereda intervenuto nella sistemazione del grande giardino. Nella seconda metà dell’ottocento la villa fu ceduta agli Stroppa che negli anni trenta del ‘900 la cedettero al Comune di Tradate. Il monumentale palazzo subì danni e devastazioni durante il secondo conflitto mondiale per giungere nel 1949 in proprietà dell’ordine dei Pavoniani che l’hanno sapientemente recuperato e restaurato trasformandolo nell’istituto scolastico, intitolato, in anni più recenti, a papa Paolo VI oggi santo. Diverse generazioni di studenti hanno animato nel corso dei decenni le sale e gli spazi del grande complesso monumentale che ancora oggi presidia l’abitato di Tradate dalla collina dove lo aveva collocato, secondo il suo progetto ,Giuseppe Jappelli l’architetto del famoso caffè Pedrocchi di Padova.
Caffè Pedrocchi Padova 1831.
La facciata del palazzo Sopranzi Stroppa
La trifora e il balcone del prospetto principale
L’ingresso della cappella in forme neogotiche
La serra del palazzo, agli inizi del ‘900, purtroppo oggi assai modificata (foto d’archivio)
Note storico artistiche di Sergio Beato è una rubrica quindicinale dedicata alla storia e alle curiosità del territorio, firmata da Sergio Beato. Ogni giovedì i lettori troveranno racconti, personaggi e vicende poco conosciute legate al Saronnese, alle Groane, alla Bassa comasca e al Tradatese. Un appuntamento pensato per riscoprire luoghi e memoria locale attraverso storie documentate e un linguaggio semplice e accessibile.
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Commenti
sempre grande Sergio BEATO e molto interessante che su Il Saronno, si parli di storia, soprattutto se ne parla il prof. che di storia se ne intende alla grande. grazie. Maria Grazia
Grazie al prof. Beato, e al giornale, per questa interessante attenźione al patrimonio storico e artistico della nodtra zona



