Nuova stagione del Giuditta Pasta: in scena la prosa da Shakespeare a Dario Fo
25 Agosto 2026

SARONNO – La stagione di Prosa 2026/2027 del Teatro Giuditta Pasta di Saronno sarà un percorso tra memoria, storia e relazioni umane, con uno sguardo rivolto alle radici culturali e civili che continuano a dare forma al presente. Il cartellone metterà in dialogo grandi classici del teatro e alcune delle più significative voci della scena contemporanea, attraversando epoche, linguaggi e tradizioni teatrali diverse.
Il percorso affronterà temi come la giustizia, il potere, la memoria, la famiglia, gli affetti e la responsabilità civile, spaziando dal mito alla storia fino alla contemporaneità. La stagione proporrà sette spettacoli di prosa, da Eumenidi di Eschilo, in programma a ottobre, fino a Sulla morte senza esagerare de I Gordi, che chiuderà il percorso, passando per opere di Shakespeare, Arthur Miller, Dario Fo, Stefano Massini e Martin McDonagh.
A completare l’abbonamento Prosa sarà inoltre un appuntamento musicale: il concerto dell’Orchestra I Pomeriggi Musicali Beethoven. Due facce del genio, inserito nella stagione in occasione delle celebrazioni dell’anniversario beethoveniano del 2027. La proposta conferma così il dialogo tra le diverse forme d’arte e il ruolo del Giuditta Pasta nella promozione della cultura musicale e teatrale, rafforzato anche dall’ospitalità della nuova edizione del Concorso Lirico Internazionale Giuditta Pasta, dedicato ai giovani talenti e alla grande tradizione musicale.
Gli appuntamenti
Giovedì 22 ottobre , alle 20.45 – Eumenidi
Ispirato a “Eumenidi” di Eschilo, con regia di Serena Sinigaglia, adattamento drammaturgico di Serena Sinigaglia e Gabriele Scotti e traduzione del testo greco a cura di Maddalena Giovannelli e Nicola Fogazzi. In scena Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan e Debora Zuin. Produzione ATIR, Nidodiragno/CMC produzioni e Teatro Carcano.
Cosa resta di una voce quando viene messa a tacere? E cosa accade quando chi è stato sconfitto prova a raccontare di nuovo la propria storia? Eumenidi. Tutta, tutta del padre io sono nasce da un’immersione nel mondo tragico di Eschilo e dalla forza ancora perturbante delle sue domande. Al centro, il passaggio da una giustizia antica, incarnata dalle Erinni – oscure divinità della vendetta e del legame di sangue – a un nuovo ordine fondato sulla legge, sull’autorità e sul primato del padre. Ma qui il racconto cambia prospettiva. Le Eumenidi parlano. Sono sette attrici in scena, un coro contemporaneo che attraversa il mito dal punto di vista di chi, nella storia, è stato trasformato, addomesticato, reso innocuo. La drammaturgia parte dalla fine: le Erinni, ormai piegate al nuovo ordine imposto da Atena, cercano nel passato la propria origine e provano a interrogare ciò che è andato perduto.
Tra mito e presente, voce corale e domanda politica, lo spettacolo apre uno spazio vivo di confronto su potere, genere, giustizia e memoria. Perché il conflitto tra femminile e maschile, tra impulso arcaico e bisogno di ordine, continua ancora oggi ad attraversarci.
Giovedì 5 novembre, alle 20.45 – Insieme
Scritto e diretto da Fabio Marra, con Laura Morante e con Eugenia Costantini, Fabio Marra, Sonia Palau. Musica Claudio Del Vecchio, scene Luigi Ferrigno, costumi Annamaria Morelli, disegno luci Luigi Della Monica, video design Stefano Di Buduo. Produzione Ente Teatro Cronaca, MAT & Scène Productions.
Insieme è un racconto intenso e profondamente umano che esplora i legami familiari, le fragilità, la capacità di amare oltre ogni limite. Al centro della storia ci sono Isabella e Sandra, una madre e una figlia che cercano faticosamente di ricostruire un rapporto segnato da anni di incomprensioni e distanze emotive. Tra loro c’è Michele, figlio e fratello, presenza fondamentale che ha influenzato gli equilibri della famiglia e il modo in cui ciascuno ha imparato a vivere l’amore, la cura e l’appartenenza. Isabella ha dedicato la propria vita a proteggere Michele, rifiutando che potesse essere definito o giudicato attraverso la sua condizione. Un amore assoluto, totalizzante, che diventa la sua forza ma che, inevitabilmente, lascia Sandra con la sensazione di essere rimasta ai margini, spettatrice di un legame dal quale si è spesso sentita esclusa. Da questa ferita nasce il desiderio di ritrovare la madre, di comprendere ciò che, nel tempo, le ha allontanate. Scritto e diretto da Fabio Marra e interpretato da Laura Morante, Insieme affronta con sensibilità e autenticità questioni che toccano ciascuno di noi: il significato dell’accettazione, il confronto con la disabilità, il peso delle aspettative e il bisogno universale di sentirsi riconosciuti e amati. Senza indulgere nella retorica, lo spettacolo invita a interrogarsi sul nostro rapporto con la fragilità e con ciò che percepiamo come diverso, mettendo in discussione l’idea stessa di normalità.
Tradotto in quattordici lingue, accolto da tournée internazionali e premiato con importanti riconoscimenti, Insieme è una storia capace di emozionare e far riflettere, un viaggio delicato nelle complessità dell’animo umano che celebra il valore delle relazioni e la possibilità di ritrovarsi, anche quando tutto sembra averci separato. Un teatro che commuove, interroga e lascia nello spettatore una traccia profonda, ricordandoci che la vera ricchezza nasce dall’incontro con l’altro e dall’accoglienza delle sue unicità.
Giovedì 3 dicembre, alle 20.45 – La Reginetta di Leenane
Di Martin McDonagh, traduzione Marta Gilmore, con Ambra Angiolini, Ivana Monti, Stefano Annoni, Edoardo Rivoira. Regia Raphael Tobia Vogel, scene Angelo Linzalata, luci Oscar Frosio, costumi Simona Dondoni, musiche Andrea Cotroneo. Produzione Teatro Franco Parenti, in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd.
Ambra Angiolini e Ivana Monti sono le protagoniste di La Reginetta di Leenane, una delle opere più celebri di Martin McDonagh, maestro del teatro contemporaneo e autore capace di fondere comicità feroce, tensione e profondità emotiva.
In una casa isolata dell’Irlanda rurale vivono Maureen e sua madre Mag, legate da un rapporto tanto indissolubile quanto distruttivo. Tra loro non esistono gesti d’affetto, ma un continuo confronto fatto di provocazioni, recriminazioni e sottili manipolazioni. Quando per Maureen si apre finalmente la possibilità di una vita diversa, di un amore e di una felicità a lungo desiderati, il fragile equilibrio che regge la loro convivenza inizia a incrinarsi, dando vita a una spirale di eventi sempre più imprevedibili.
Con la regia di Raphael Tobia Vogel, lo spettacolo diventa un avvincente thriller psicologico in cui ogni parola pesa come una minaccia e ogni silenzio nasconde una verità. Il genio di McDonagh emerge nella capacità di far convivere il dramma più intenso e un’ironia nera irresistibile, spingendo il pubblico a ridere e, un attimo dopo, a interrogarsi sulle fragilità e le ossessioni che abitano i suoi personaggi.
Grazie all’intesa scenica e alla straordinaria forza interpretativa di Ambra Angiolini e Ivana Monti, La Reginetta di Leenane si trasforma in un duello emotivo di rara intensità, un racconto crudele e commovente che esplora la solitudine, il desiderio di libertà e i legami familiari da cui, a volte, è impossibile liberarsi. Un classico contemporaneo che conquista.
Giovedì 21 gennaio 2027, alle 20.45 – Ottavia Piccolo e I Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo in Matteotti. anatomia di un fascismo
Di Stefano Massini, regia Sandra Mangini, video Raffaella Rivi, musiche Enrico Fink. Massimiliano Dragoni hammer dulcimer, percussioni; Luca Roccia Baldini basso; Massimo Ferri chitarra; Gianni Micheli clarinetto basso; Mariel Tahiraj violino; Enrico Fink flauto, ewi. Scena Federico Pian, luci Paolo Pollo Rodighiero, costumi a cura di Lauretta Salvagnin. Il vestito di Ottavia Piccolo è realizzato da La sartoria – Castel Monte onlus. Produzione ARGOT, Officine della Cultura, in co-produzione con la Città del Teatro – Fondazione Sipario Toscana.
Attraverso Matteotti. Anatomia di un fascismo, il potente testo di Stefano Massini dà voce a una delle pagine più intense e significative della storia italiana, accompagnata dalle coinvolgenti sonorità dell’Orchestra Multietnica di Arezzo.
Quella di Giacomo Matteotti non è soltanto la vicenda di un uomo politico. È la storia di una persona che ebbe il coraggio di vedere ciò che molti preferivano non vedere e di dire ciò che molti preferivano tacere. Con lucidità, rigore e una profonda fiducia nella democrazia, Matteotti comprese la natura del fascismo quando era ancora possibile fermarlo e ne denunciò senza esitazioni la violenza, gli inganni e la deriva autoritaria. La sua forza non stava nelle armi o nel potere, ma nelle parole: parole precise, documentate, pronunciate in nome della verità e della giustizia.
Accanto a lui c’è Velia, moglie, compagna e presenza insostituibile. Un legame profondo che attraversa la vicenda pubblica e quella privata, restituendoci il ritratto di un uomo nella sua interezza: non solo il parlamentare coraggioso e l’instancabile difensore dei diritti, ma anche il marito, il padre, il cittadino animato da una fede incrollabile nel bene comune.
Con la scrittura appassionata di Stefano Massini, il racconto storico si trasforma in un’esperienza teatrale viva e coinvolgente, dove la memoria dialoga continuamente con il presente. Le musiche dell’Orchestra Multietnica di Arezzo amplificano emozioni e immagini, accompagnando il pubblico in un viaggio che attraversa ideali, speranze, paure e responsabilità collettive.
Più che una commemorazione, Matteotti. Anatomia di un fascismo è un invito a riflettere sul valore della partecipazione, sulla forza delle idee e sul coraggio necessario per difendere la libertà. Uno spettacolo di grande intensità civile ed emotiva che ci ricorda come la storia non appartenga soltanto al passato, ma continui a interrogare il nostro presente e le nostre scelte.
Giovedì 4 febbraio 2027, alle 20.45 – Morte accidentale di un anarchico
Di Dario Fo e Franca Rame, regia Giorgio Gallione, con Lodo Guenzi, Matteo Gatta, Eleonora Giovanardi, Alessandro Federico, Marco Ripoldi, Roberto Rustioni. Scene di Guido Fiorato, luci di Andrea Violato, costumi di Francesca Marsella, realizzazione scenografie Officina Scenotecnica Gli Scarti. Una produzione di Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito, con Nidodiragno/CMC produzioni in co-produzione con Teatro Carcano e Fondazione Sipario Toscana Onlus – La città del Teatro e con la collaborazione di Argot Produzioni. Un ringraziamento speciale alla Fondazione Dario Fo e Franca Rame.
Nel centenario della nascita di Dario Fo, il regista Giorgio Gallione porta in scena uno dei testi più celebri, corrosivi e sorprendentemente attuali del grande autore: Morte accidentale di un anarchico. A più di cinquant’anni dalla sua prima rappresentazione, questa straordinaria commedia continua a conquistare il pubblico con la sua irresistibile miscela di comicità travolgente, satira pungente e impegno civile. Ispirato alla tragica vicenda di Giuseppe Pinelli e agli eventi che segnarono una delle pagine più controverse della storia italiana, il testo trasforma una ferita collettiva in un meccanismo teatrale perfetto, capace di far ridere, riflettere e indignare nello stesso momento.
Al centro della scena c’è il Matto, figura imprevedibile e geniale, moderno giullare che attraverso travestimenti, finzioni e irresistibili giochi di ruolo mette in crisi le certezze del potere. Con il linguaggio del paradosso e dell’ironia, smonta versioni ufficiali, contraddizioni e menzogne, trascinando gli spettatori in una vorticosa girandola di equivoci e colpi di scena.
A interpretarlo è Lodo Guenzi, artista versatile e carismatico, che raccoglie l’eredità di Fo restituendole nuova energia e contemporaneità. Intorno a lui prende vita uno spettacolo dal ritmo incalzante, dove il teatro popolare incontra la denuncia civile e la risata diventa uno strumento di consapevolezza.
Perché il genio di Dario Fo sta proprio qui: nel riuscire a raccontare temi profondi e scomodi con leggerezza, intelligenza e straordinaria forza teatrale. Morte accidentale di un anarchico non è soltanto un classico del nostro teatro, ma un’opera viva, capace ancora oggi di interrogare il presente e di ricordarci quanto siano preziose la libertà di pensiero, il dubbio e la ricerca della verità.
Uno spettacolo che diverte senza mai essere evasivo, che fa ridere senza dimenticare la realtà e che, attraverso la forza incontenibile del teatro, continua a parlare con sorprendente lucidità al nostro tempo.
Giovedì 25 febbraio 2027, alle 20.45 – Erano tutti miei figli
Di Arthur Miller, regia di Elio De Capitani, traduzione Masolino d’Amico. Con Elio De Capitani, Joe Keller, Cristina Crippa, Kate Keller, Angelo Di Genio, Chris Keller, Caterina Erba, Ann Deever, Marco Bonadei, George Deever, Nicola Stravalaci, Dr. Jim Bayliss, Sara Borsarelli, Sue Bayliss, Michele Costabile, Frank Lubey, Carolina Cametti, Lydia Lubey. Scene e costumi di Carlo Sala, luci Michele Ceglia, suono Gianfranco Turco, assistente alla regia Alessandro Frigerio, assistente alle scene e costumi Roberta Monopoli. Produzione Teatro dell’Elfo.
Elio De Capitani dirige e interpreta Erano tutti miei figli, primo grande successo di Arthur Miller, riportandolo in scena con una lucidità profonda, insieme lirica ed emotiva, che restituisce tutta la forza viva del classico. Accanto a lui, un cast numeroso e affiatato – storico nucleo della compagnia dell’Elfo – costruisce una coralità intensa e precisa, fatta di ascolto, tensione e verità scenica.
De Capitani si muove in felice sintonia con Miller, firmando uno spettacolo robusto e commovente, teatro d’attori in cui i personaggi appaiono tanto più grandi quanto più rivelano le loro fragilità. Il dramma familiare diventa così specchio di una responsabilità più ampia, dove il confine tra colpa e verità non è mai netto. Siamo nella casa dei Keller, nell’America del dopoguerra: un luogo apparentemente ordinato, ma attraversato da silenzi, rimozioni e ferite non dette. Quando il passato riaffiora, le certezze si incrinano e ciò che sembrava stabile si rivela per quello che è sempre stato: fragile, esposto, umano. La messinscena unisce realismo e dimensione simbolica con grande equilibrio, trasformando lo spazio domestico in un luogo della memoria e del conflitto. Ne nasce uno spettacolo intenso e necessario, che interroga il presente attraverso le sue radici più profonde e ci ricorda quanto le scelte individuali, anche le più intime, abbiano sempre un peso collettivo.
Giovedì 11 marzo 2027, alle 20.45 – Riccardo III
Di William Shakespeare, riduzione e adattamento Angela Dematté, regia Andrea Chiodi, con Maria Paiato, Giova nticcardo Bocci, Tommaso Cardarelli, Francesca Ciocchetti, Ludovica D’Auria, Giovanna Di Rauso, Giovanni Franzoni, Igor Horvat, Emiliano Masala, Cristiano Moioli, Lorenzo Vio, Carlotta Viscovo. Scene Guido Buganza, costumi Ilaria Ariemme, musiche Daniele D’Angelo, luci Cesare Agoni, trucco e parrucco Bruna Calvaresi, sartoria Mediapont Arte Tessile. Produzione Centro Teatrale Bresciano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo, Teatro di Roma – Teatro Nazionale.
Maria Paiato incontra il Riccardo III di William Shakespeare in un progetto potente e profondamente voluto dall’attrice, che prende vita grazie alla regia di Andrea Chiodi. Un incontro artistico intenso, che affronta uno dei grandi classici elisabettiani con uno sguardo contemporaneo, lucido e appassionato. “Ora di come l’inverno del nostro scontento…”: si apre così la parabola oscura di Riccardo, duca di Gloucester, figura affascinante e disturbante, capace di conquistare il potere con intelligenza, ironia spietata e determinazione. Un uomo che seduce e manipola, attraversando la storia come incarnazione di un male lucido e irresistibile. In questa lettura scenica il centro non è la deformità fisica, ma la complessità di un’anima che interroga il potere, il desiderio di dominio e le ferite originarie che possono trasformarsi in destino. Riccardo diventa così una domanda aperta sulla natura del male e sulla sua capacità di insinuarsi nelle relazioni e nel linguaggio.
La regia di Andrea Chiodi indaga proprio questa dimensione: un male seducente e contemporaneo, che non urla ma persuade, non si impone soltanto con la forza ma attraverso la parola e il fascino della mente.
Nel corpo e nella voce di Maria Paiato, Riccardo prende forma come figura magnetica e complessa, attraversata da ironia, intelligenza e ambizione, che restituisce tutta la tensione e l’ambiguità di uno dei personaggi più potenti di Shakespeare.
Riccardo III diventa così un viaggio nel cuore oscuro del potere, dove nulla è semplice e dove ogni scelta interroga anche chi guarda.
Giovedì 1 aprile 2027, alle 20.45 – Scaramuccia*
Con Sara Allevi, Marie Coutance, Anna De Franceschi in alternanza con Eleonora Marchiori, Marie-Anne Favreau, Michele Mori, Stefano Rota, Pierdomenico Simone, Valerio Zaina, Marco Zoppello. Soggetto originale e regia Marco Zoppello, scenografia Alberto Nonnato, costumi Eleonora Rossi, musiche Maria Luisa Zaltron, disegno luci Matteo Pozzobon, maschere Stefano Perocco di Meduna e Tullia Dalle Carbonare, spauracchio Sara Allevi, duelli Massimiliano Cutrera, trucco e parrucco Elena Polvani. Produzione Stivalaccio Teatro, TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano.
Il debutto al Festival Be Popular 2026 di Vicenza segna il ritorno di Stivalaccio Teatro alla grande Commedia dell’Arte, dopo il successo di Arlecchino muto per spavento. Questa nuova creazione incontra uno dei suoi personaggi più vitali e imprevedibili: Scaramuccia, da cui prende forma uno spettacolo pieno di energia, invenzione e libertà scenica. Siamo nel 1645. Nel Mediterraneo sospeso tra bellezza e guerra, Creta è sull’orlo del grande assedio ottomano. Ma prima che la storia travolga tutto, la vita continua a intrecciare desideri, amori e destini. Tra Venezia e Candia si muove un mondo di mercanti, servitori, innamorati e avventurieri, dove ogni incontro può cambiare il corso degli eventi. Pantalone de’ Bisognosi vuole assicurare il futuro della figlia Ortensia con il ricco Don Alonso. Ma un incontro fortuito a Venezia con Scaramuccia e il suo inseparabile Arlecchino innesca una scia di equivoci e conseguenze imprevedibili: uno scontro, morte inattesa, una fuga verso Creta. Da lì prende avvio una spirale di inseguimenti, passioni e vendette che attraversa il Mediterraneo. In questo mare che è insieme geografia e memoria, lingua e incontro, la storia si trasforma in un grande affresco teatrale dove il comico e il tragico convivono senza confini. Amori, gelosie, travestimenti e guerre si rincorrono in un racconto che è avventura e destino, gioco e ferita. Scaramuccia, nato come capitano vanaglorioso e trasformato dalla tradizione in furbesco cantastorie, diventa il cuore pulsante di un universo scenico libero e inventivo. Un erede della Commedia dell’Arte che intreccia radici antiche e ritmo contemporaneo, restituendo al pubblico tutta la vitalità di un teatro fatto di corpo, relazione e sorpresa. Uno spettacolo che celebra la “commedia degli intrecci”, dove tutto si mescola: il serio e il faceto, il sacro e il profano, la verità e l’inganno.
Venerdì 30 aprile 2027,alle 20.45 – Sulla morte senza esagerare
Ideazione e regia Riccardo Pippa, di e con Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Matteo Vitanza. Scene, maschere e costumi Ilaria Ariemme. Produzione Teatro Franco Parenti, I Gordi.
Sulla soglia sottile tra ciò che è e ciò che non è più, esiste un luogo in cui le anime si fermano un istante prima del definitivo congedo. È qui che incontriamo la Morte: presenza inevitabile, familiare eppure sempre sfuggente, temuta, invocata, negata. Ma se fosse lei stessa a non sapere davvero che cosa significhi morire? Ispirato alla poesia di Wisława Szymborska, lo spettacolo affronta uno dei più grandi tabù dell’esistenza con leggerezza, intelligenza e sorprendente poesia. Non per banalizzare, ma per guardare da vicino ciò che normalmente distogliamo. Così la Morte diventa personaggio, corpo, voce implicita di incontri mancati, addii improvvisi, ritorni impossibili e ultimi istanti sospesi tra ironia e tenerezza. Attraverso l’uso di maschere contemporanee, lo spettacolo dà forma a un universo popolato da figure riconoscibili e quotidiane, che senza bisogno di parole raccontano la fragilità e la bellezza dell’essere umani. Un linguaggio scenico essenziale e profondamente evocativo, dove il silenzio diventa spazio di ascolto e rivelazione. Ideato e diretto da Riccardo Pippa, con la compagnia I Gordi, lo spettacolo nasce da una ricerca condivisa che unisce comicità fisica, poesia visiva e tradizione della maschera, restituendo al pubblico un teatro vivo, immediato e sorprendentemente umano. In scena, la Morte non è mai un’idea astratta ma una presenza concreta, quasi domestica, che si muove tra resistenze, paure e piccoli slittamenti dell’assurdo. C’è chi si ribella, chi prova a negoziare, chi si arrende e chi tenta di capire, mentre il confine tra il comico e il commovente si assottiglia fino a scomparire. È in questo equilibrio instabile che lo spettacolo trova la sua forza: raccontare la fine senza retorica, ma con uno sguardo capace di aprire spazio alla vita. La critica ha riconosciuto nel lavoro de I Gordi una delle esperienze più originali del panorama contemporaneo: un teatro che nasce dalla collaborazione e dalla drammaturgia collettiva, capace di coniugare ironia e profondità, leggerezza e rigore. Le maschere, ispirate all’immaginario espressionista di Otto Dix, amplificano questo universo sospeso, trasformando ogni gesto in una piccola epifania visiva. Uno spettacolo che parla con delicatezza di ciò che ci accomuna tutti, ricordandoci che anche di fronte all’ultima soglia si può ancora sorridere, commuoversi e – forse – riconoscersi.
Vuoi ricevere le notizie più importanti in tempo reale? Iscriviti subito ai nostri canali per non perderti nulla:
☑️ Su Whatsapp: manda “notizie on” al numero + 39 3202734048
☑️ Su Telegram: cerca il canale @ilsaronnobn o clicca qui → https://t.me/ilsaronnobn
☑️ Oppure entra nel nostro canale Whatsapp con un clic →https://whatsapp.com/channel/0029VaDNCKeHwXb7YeZygM09
Lascia un commento
Commenti
Risanare il bilancio con Dario Fo. Successone!
E basta
Al momento restate solo un buco nero di soldi pubblici per farvi rimanere aperti. Sia per finanziamento ordinario, che per pagare le manutenzioni straordinarie.
Rendetevi conto che serve invertire la rotta economica.
La scelta del dott. Chiodi quale direttore artistico è stata proprio azzeccata. Grazie assessore Proserpio. A no, lei se lo è trovato,grazie assessore Succi.
Ma il nuovo CdA non dice niente?