Data center, la mappa intorno a Cesate: 22 richieste in 10 chilometri, ci sono anche Origgio, Uboldo e Ceriano
29 Agosto 2026

CESATE – Ventidue richieste per nuovi data center in un raggio di appena 10 chilometri attorno a Cesate, per una potenza complessiva indicata in oltre 4 gigawatt. È la fotografia presentata venerdì 28 agosto durante la serata dedicata al progetto di data center previsto a Cesate. Citati anche una richiesta per Origgio (ex Novartis come ipotizzato), Uboldo (ex Lazzaroni), Ceriano Laghetto e Limbiate.
A illustrare la mappatura è stato Enrico Duranti, fondatore del comitato Ciarlasco, invitato per tracciare un quadro della diffusione dei data center in Lombardia e approfondire la situazione del territorio attorno a Cesate.
“Ho fatto una mappatura di un raggio di 10 chilometri attorno a Cesate per farvi capire che non c’è solo il problema di Cesate”, ha spiegato Duranti introducendo il lavoro realizzato utilizzando i dati pubblicati da Terna.
Il quadro mostrato durante l’incontro evidenzia una forte concentrazione di richieste nell’area milanese. Secondo i dati riportati da Enrico Duranti, oltre il 60% delle proposte italiane sarebbe concentrato in Lombardia. “Attualmente a Terna sono richieste 529 pratiche” a livello nazionale, ha spiegato, indicando una potenza complessiva richiesta superiore a 95 gigawatt. Per la Lombardia ha parlato di quasi 300 pratiche e di circa 44-45 gigawatt richiesti.
È però la cartina del territorio attorno a Cesate ad aver attirato maggiormente l’attenzione del pubblico. Al centro della mappa il progetto cesatese da 100 megawatt e, attorno, un cerchio con un raggio di 10 chilometri. “Tutti gli altri puntini che vedete dentro sono gli altri data center previsti attorno a Cesate. Io ne ho mappate, proprio dal sito Terna, 22 richieste. Vuol dire che in un raggio di 10 chilometri attorno a Cesate ci sono 22 richieste, tra data center più grandi e più piccoli”.
Duranti ha quindi citato alcuni dei comuni interessati per dare una dimensione del fenomeno: “Cesate con 100 megawatt, Garbagnate Milanese con 80, Lainate con 280, Rho con 650 e Bollate con 300 megawatt. Sommando le richieste censite nella mappatura, il dato indicato durante la serata supera i 4 gigawatt”. Tra queste anche quella di Origgio e di Uboldo. “Messi tutti assieme stiamo parlando, nel raggio di 10 chilometri, di una potenza di più di quattro gigawatt”, ha sottolineato Duranti. Le 22 individuate sono richieste relative a data center di dimensioni e potenze differenti e non impianti già tutti realizzati o operativi.
Da qui l’intervento si è concentrato soprattutto sull’impatto energetico. Duranti ha ricordato che i data center necessitano di alimentazione continua: “Quando funzionano vanno avanti 24 ore al giorno per 365 giorni all’anno, non si fermano neanche un minuto”. Secondo i calcoli presentati durante la serata, 4,27 gigawatt utilizzati continuativamente corrisponderebbero a circa 37,4 terawattora all’anno.
L’intervento ha affrontato anche le possibili criticità ambientali. “Ogni data center e ogni territorio ha le sue criticità e le sue problematiche”, ha precisato Duranti, ricordando che le condizioni urbanistiche, geologiche e delle falde cambiano da Cesate a Rho o Lacchiarella. Tra i temi comuni ha indicato il consumo energetico, i sistemi di raffreddamento, le possibili “isole di calore” e i generatori di emergenza.
Proprio sulla concentrazione degli insediamenti si è quindi focalizzato il messaggio: la valutazione, secondo il relatore, non dovrebbe fermarsi al singolo progetto, ma considerare l’effetto complessivo delle numerose richieste concentrate in pochi chilometri nell’area a nord-ovest di Milano.
QUI LA SINTESI DI TUTTA LA SERATA CON LE FOTO
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Commenti
E l acciaieria di Caronno Pertusella quanta energia elettrica consumava per fondere il ferro con l’induzione? Ed il vapore acqueo a tonnellate che si vedeva uscire quanta acqua consumava? Nessuno di voi komu istisi ekologisti si è mai lamentato o sbaglio ?
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Buongiorno il paragone non è sensato e comunque qualsiasi attività industriale inquina chi più chi meno.
La questione è unaltra ed è “ il fine di un data center “.
Dove finiscono tutte le informazioni raccolte e che uso ne fanno.
Ogni data center è come un buco nero assorbe tutto della nostra vita entrano nella tua vita e ne fanno uso per i propri fini commerciali e di controllo e se dovessero decidere di cancellarti dal sistema lo fanno semplicemente schiacciando un tasto.
Già in America in alcuni stati non é più possibile realizzarli.
Il problema non è solo l’impatto ambientale ma anche quello umano. Vanno fermati. -
Basterebbe una breve ricerca per scoprire che un’acciaieria, a parità di estensione, scalda e consuma una frazione rispetto ad un datacenter, che per inciso, consuma molta più acqua, produce molto più rumore H24 e non produce che poche decine di posti di lavoro altamente specializzati che sicuramente non verranno coperti da persone del territorio. Senza considerare che un solo datacenter provoca un aumento di bolletta anche del 30% al territorio circostante per l’adeguamento della rete elettrica. Vada a vedere negli USA e negli altri paesi in cosa si é tradotta la presenza di queste strutture per i territori, e consideri che nemmeno producono ricchezza. Invece di fare il tifoso di non si sa bene quale sorta di onanismo tecnologico e berciare per non si sa quale motivo contro fantomatici “ecologisti”, vada a vivere vicino ad una di ste porcherie. Poi dopo un anno ci fa sapere. Sarebbe il caso di ragionare, prima di parlare.
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Quindi i “fantomatici ekologisti” non si sono mai lamentati in passato dell impatto ecologico della suddetta acciaieria o sbaglio?
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allora si compri una casa vicino ad una acciaieria piuttosto che ad un data center e poi mi faccia sapere
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ne consumava tanta ma produceva ricchezza, questi centri dati servono a immagazzinare si dati importanti ma soprattutto tutte le stupìdate che si scrivono sui social. C’è una bella differenza.
qualcuno (la Regione?) intervenga…la gente non vuole acqua ed energia razionata perché i centri dati – in caso di scarsità d’acqua o EE – hanno la precedenza su tutto.
Semlicemente una follia
Ecco perché anche Regione Lombardia spinge per l’energia nucleare ” sostenibile ” e si spiega anche il mega impianto fotovoltaico da realizzare a Solaro. Tutto funzionale allo sviluppo dei data center sui nostri territori.
E quando c erano le fabbrichette dove vogliono fare i data center quanta energia consumavano? Quanto inquinavano? Vi piacciono le carcasse abbandonate di ex industrie? Forse c erano allora tanti operai e allora vai con la lotta di classe…. Adesso i dara center sono migliaia di circuiti elettronici ammassati e personale quasi zero quindi poco interessa alla sinistra averli e si inventa paranoie ecologiste
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Budino……. L’unica cosa che sai dire è….la sinistra…… che miseria ……. Cosa ne sai tu di quanto inquina un data……..
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mi sa che non ti é chiaro quanto consumano sti centri dati…altro che fabbrichette.


