Dai megawatt ai chiller, senza dimenticare le dimensioni: tutto quello che c’è da sapere sul data center di Cesate
1 Settembre 2026

CESATE – Cento megawatt di potenza elettrica, 63 chiller in funzione 24 ore su 24, 48 generatori di emergenza e una struttura lunga circa 300 metri e alta 22,5. Sono i numeri del progetto del data center di Cesate raccolti e tradotti in termini più comprensibili nel volantino distribuito dal Comitato per la tutela del territorio di Cesate durante l’incontro pubblico di venerdì 28 agosto.
“Tanti numeri girano intorno al progetto data center. Ma cosa significano, concretamente?”, è la domanda da cui parte il materiale informativo. Il comitato spiega di aver “raccolto e riassunto alcuni dei principali dati tecnici disponibili per provare a tradurli in termini più comprensibili e per evidenziare quale potrebbe essere il loro significato sul territorio”.
Il primo dato riguarda l’energia. “Il futuro data center avrà una potenza elettrica di 100 megawatt. 100 megawatt = 100 milioni di watt = 100.000 kilowatt”. Nel volantino viene proposto anche un termine di paragone: “Si tratta di una potenza enorme: per avere un termine di confronto, è una dimensione energetica paragonabile al fabbisogno istantaneo di circa 30.000-40.000 famiglie medie”.
Un secondo capitolo riguarda il raffreddamento: “63 chiller in funzione h24”. Il comitato spiega che un chiller è “una macchina industriale progettata per raffreddare un liquido, solitamente acqua”. Il liquido viene poi utilizzato all’interno di un circuito chiuso per sottrarre calore alle apparecchiature.
Il volantino lega questo dato anche al possibile impatto sul territorio: “Un progetto hyperscale con 63 chiller in funzione h24 genera un impatto energetico e ambientale sul territorio paragonabile a quello di una grande area industriale o di una piccola città”.
Viene affrontato anche il tema del rumore. “63 chiller hanno anche un impatto acustico (inquinamento sonoro): insieme ai ventilatori delle relative unità di smaltimento calore, generano una pressione sonora elevata, un rumore continuo. Il ronzio h24 a bassa frequenza può propagarsi per centinaia di metri”.
Nel materiale si parla inoltre di “impronta carbonica”, sostenendo che le emissioni annuali di anidride carbonica sarebbero nell’ordine di “migliaia di tonnellate di CO2”.
Altro elemento evidenziato sono i generatori. “Il progetto prevede 48 generatori di emergenza, presumibilmente a gasolio, per una potenza termica complessiva superiore a 300 megawatt”. Secondo quanto riportato, servirebbero come sistema di sicurezza in caso di interruzione dell’alimentazione elettrica e verrebbero periodicamente avviati per verificarne il funzionamento.
“Indicativamente, ogni generatore può essere avviato per circa 20-50 ore all’anno per le prove e i test di funzionamento”, si legge nel volantino, che richiama inoltre le possibili emissioni di “ossidi di azoto (NOx), particolato fine (PM10 e PM2.5) e monossido di carbonio (CO)”.
C’è poi la dimensione dell’edificio. “Il progetto prevede una struttura con circa 300 metri di sviluppo orizzontale e circa 22,5 metri di altezza”. Per dare ai cesatesi un riferimento concreto, il comitato utilizza il Palazzone di via Giovanni XXIII, indicato nel volantino con uno sviluppo orizzontale di 185 metri e un’altezza media di 15 metri.
Attenzione anche all’area interessata dall’intervento. “L’area interessata è oggi libera e in gran parte coltivata ed è inoltre un importante corridoio per la fauna locale”. Il comitato richiama quindi i criteri localizzativi previsti dalla normativa regionale, sottolineando quelli che “privilegiano siti dismessi, aree già urbanizzate o aree da riqualificare”.
Il volantino si chiude con il messaggio che il comitato ha voluto portare all’incontro: “Dietro questi numeri non ci sono soltanto megawatt, chiller, generatori e metri cubi. Ci sono consumo di energia, utilizzo di risorse, rumore, emissioni inquinanti, trasformazione del paesaggio, consumo di suolo e possibile svalutazione delle case. Conoscere i numeri significa poter discutere del progetto con maggiore consapevolezza”.
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Commenti
Il fantastico mondo dei NOTUTTO che poi usano il cellulare e applicazioni su data center. La grafica generata grazie a data center, e postano articoli su giornali online che esistono grazie ai data center…
Noto un po’ di confusione e ignoranza in qualche osservazione qui sopra riportata. Ritengo ci si debba documentare maggiormente sugli effetti deleteri degli ECOMOSTRO prima di esternare qualsivoglia affermazione. L’importante è avere l’umiltà di prenderne atto.
Su un’area verde NO, il problema è tutto qua. Non possiamo permetterci di continuare a consumare suolo. Si usi un’area da riqualificare.
E anche qui leggo purtroppo tanta tanta ignoranza, associata all’arroganza di voler esprimere un’opinione vuota di contenuti e di informazione. Forse un giorno questa gente capirà che non è una lotta contro i data center, ma una lotta contro la loro costruzione in modo folle. Ci sono centinaia di aree dismesse, montagne di cemento abbandonate di ettari e ettari. Invece i data center li vogliono costruire vicino ai paesi portando via ettari di terreni agricoli. Per pochi milioni regalano i terreni alle grandi Big tech che guadagneranno miliardi. Non stanno preparando nessuna legge che gli responsabilizzi sulla gestione i danni l’inquinamento…. Sarà tutto a carico nostro sì perché pagheremo noi. Sapete cosa ha emesso il ministero dell’Ambiente a giugno? Ha dimezzato i tempi di controllo ambientali e e ha prorogato fino a tredici mesi il tempo in cui i data center possono collegarsi alle reti territoriali elettriche intanto che aspettano l’allacciamento a quella nazionale. Questo vuol dire che utilizzeranno la nostra corrente del territorio. I blackout che abbiamo conosciuto finora non sono niente al confronto, con un aumento minimo del 20% nelle bollette. E potrei dirne tante altre. Informatevi, ma sul serio, basta parlare a vuoto, smentite il fatto che in Italia ci sono troppe pecore ignoranti e svegliatevi
Se tutti i paesi all’avanguardia stanno bloccando la costruzione dei data center forse forse qualche ragione c’è…
Noi italiani come al solito finché non ci bruciamo non abbiamo coscienza di giocare col fuoco.
Arriverebbero numerosi posti di lavoro qualificati e ben pagati.
Non interessano a nessuno?
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Numerosi per un data center non credo. Glielo assicuro sarebbero state meglio diverse aziende con manodopera e impiego reale. Il D.C. è un contenitore di dati. Non di lavoratori
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Mi dispiace smentirla, nonostante le dimensioni mastodontiche e il consumo di energia, i data center non necessitano di un proporzionato numero di lavori. Quanto ai soldi derivanti dagli oneri di urbanizzazione, non sono di più rispetto ad attività che darebbero lavoro e meno impatto.
Quelli che non vogliono queste strutture sono gli stessi che mandano lunghi vocali inutili, riempiono il cloud con migliaia di foto e generano con l’IA foto per i loro social? Chiedo per un amico.
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Rispondo a te e all’amico: usare certi strumenti mica significa dover accettare qualsiasi data center, dimensione e sede.
Sarebbe come dire che chi usa l’auto non possa discutere dove e come si vuol costruire una strada.
Il punto è un altro: dove viene realizzata un’infrastruttura, con quali dimensioni e con quali impatti/benefici sul territorio e la comunità. Ed è esattamente di questo che stiamo discutendo a Cesate.
ma questi che si preoccupano dei generatori, che saranno sicuramente di ultima generazione, hanno mai pensato a quanto co2 nox e pm10 produce la loro auto di 20 anni che viene usata per molto più di 20-50 ore l’anno?!?!?!
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Se si distrugge un’area ora verde per creare un data center c’è qualcosa che non va. Bisogna usare aree già edificate. Il consumo di suolo verde non è più possibile nelle nostre zone già affette da un inquinamento elevato.
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Io non so dove lei vive, però, se lo desidera, può prendere carta e penna e scrivere al comune di Cesate indicando il suo indirizzo e chiedendo esplicitamente che il data center venga costruito davanti alle sue finestre di casa.Scherzi a parte, provi ad informarsi meglio, scoprirà che solo in Lombardia sono in progetto 27 data center. Alcune comuni, come Cesate appunto rientreranno nel raggio di 10 Km di ben 3 data center. Il problema non ha colore politico,sono scelte prese sia a destra e che a sinistra, per cui se ne ha una si tolga la casacca di tifoso, qui siamo tutti sulla stessa barca.
una vera follia, chiunque autorizzi un simile mostro é da sottoporre ad un TSO. E immagino che chi é favorevole abiti lontano…….



