Caso Zappa, Ricciardelli: “Prima di mettere le mani sulla scuola bisognerebbe sapere chi era Gino Zappa”
3 Settembre 2026

SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota di Valerio Ricciardelli in merito alla vicenda dell’Itc Zappa. dal titolo “Prima di mettere le mani sullo “Zappa” di Saronno, bisognerebbe almeno sapere chi fosse Zappa”
Gino Zappa è stato il padre dell’economia aziendale italiana. Ha insegnato che un’istituzione non è un mucchio di conti, muri e procedure, ma un organismo nel quale organizzazione, responsabilità e persone devono stare insieme. Quanto sta accadendo nella scuola che porta il suo nome è quasi una caricatura rovesciata del suo pensiero.
Un cantiere da quasi sei milioni di euro non cade dal cielo. Si progetta, si finanzia, si programma, si autorizza e si calendarizza. Il venir meno delle aule non è stato provocato da un terremoto avvenuto durante la notte: era una conseguenza certa e misurabile dei lavori. Eppure si arriva all’inizio dell’anno scolastico con il doppio turno presentato come inevitabile e con un tavolo convocato il 3 settembre per cercare quelle alternative che avrebbero dovuto essere individuate mesi prima.
Questa non è solo un’emergenza. È un’emergenza fabbricata dalla mancata programmazione.
Ripetere che “non si può rinunciare a sei milioni” significa rispondere a una domanda che nessuno ha posto. Le famiglie non chiedono di buttare via il finanziamento. Chiedono perché un’amministrazione capace di gestire un’opera da sei milioni non sia stata capace di predisporre per tempo un piano per gli studenti coinvolti.
Il finanziamento non è un alibi. Il cantiere non è un alibi. E nemmeno il richiamo alle difficoltà oggettive può diventare il paravento dietro il quale nascondere responsabilità, ritardi e insufficienze organizzative.
Quando le istituzioni non programmano, qualcuno paga comunque. In questo caso non pagherà chi ha deciso tempi e modalità dei lavori. Pagheranno gli studenti, costretti a trascorrere la giornata tra attese, lezioni pomeridiane e trasporti complicati. Pagheranno le famiglie, chiamate a rifare da un giorno all’altro la propria organizzazione. Pagheranno i docenti e il personale. Chi aveva il dovere di prevenire il problema, invece, potrà descriverlo come un inevitabile “disagio”.
No: non è un disagio. È lo scarico verso il basso del costo dell’imprevidenza.
Gli studenti non sono materiale da stoccare dove resta spazio. Non sono numeri da distribuire su due turni finché il foglio di calcolo torna. Non sono la variabile sacrificabile di un’operazione immobiliare. La scuola esiste per loro: non sono loro a esistere per rendere più comodo il cantiere.
E’ scritto anche nel Vangelo: «il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Marco2,27), a indicare che le regole e le strutture devono servire la vita delle persone, non opprimerla. Allo Zappa questa gerarchia di valori sembrerebbe sia stata clamorosamente ribaltata: il “fabbricato” (il sabato) è diventato più importante degli studenti (l’uomo) che lo abitano.
E la disponibilità a finanziare qualche corsa aggiuntiva non risolve il problema. Rischia anzi di assomigliare a una compensazione tardiva: prima si sconvolge la vita delle persone, poi si offre qualche risorsa per rendere lo sconvolgimento un po’ meno insopportabile.
Al tavolo del 3 settembre non servono rassicurazioni, formule diplomatiche o un nuovo giro di dichiarazioni sulla complessità della situazione. Servono risposte precise:
- Chi conosceva il numero delle aule che sarebbero diventate inutilizzabili?
- Da quale data?
- Quali soluzioni alternative sono state cercate concretamente?
- Quali soggetti sono stati contattati?
- Con quali tempi e con quali risposte?
- Perché il confronto decisivo avviene soltanto ora?
- E soprattutto: chi si assume la responsabilità di essere arrivato a questo punto?
L’apprendimento e il rendimento scolastico e quindi il diritto allo studio sono gli obiettivi fondamentali che devono essere pienamente garantiti, con piena evidenza.
La responsabilità istituzionale non consiste nel dichiarare di aver fatto tutto il possibile. Consiste nel documentarlo. Perché “abbiamo fatto tutto” non è una spiegazione: è la formula con cui troppo spesso il potere assolve sé stesso.
Gino Zappa studiava le condizioni di esistenza delle organizzazioni. Se applicassimo il suo metodo alla scuola che porta il suo nome, il giudizio sarebbe impietoso: ci sono i milioni, c’è il progetto, c’è il cantiere. Quello che manca è una programmazione capace di rispettare le persone.
Un’amministrazione che trova sei milioni per i muri ma trova gli studenti soltanto all’ultimo momento non sta mettendo la scuola al centro. Sta mettendo al centro il cantiere. E sta chiedendo ai ragazzi di pagare il conto.
Non siamo gli eredi di Zappa, per ricordarlo secondo il desiderio di chi volle intitolarli l’istituto. Siamo i traditori della sua visione, e comunque un cattivo esempio per lo studente.
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Commenti
Personalmente ritengo che i politici che hanno pensato di poter gestire il tutto senza fare i con l’oste, dovrebbero rassegnare le dimissioni per incapacità politica ed essere radiati a vita dal mondo politico. Insieme a loro la Dirigenza scolastica che ha accettato una situazione simile senza allertare prima chi di dovere, ossia le Famiglie e gli Studenti.
È una vergogna inammissibile!
I 6 milioni dovranno essere congelati e dati in mano a Commissari tecnici reperiti d’urgenza dal Governo e controllati da una commissione tecnica formata da cittadini.
Gentile Sara, ha espresso tutte le domande a cui studentesse, studenti e le loro famiglie hanno il diritto di ricevere una risposta.
Ora che il danno è fatto e il diritto all’educazione e all’istruzione sono stati derubricati, le risposte implicano una soluzione esemplare.
Firmato
Un genitore di ex studente itc Zappa e docente
Questo articolo è veramente bello e ha centrato in pieno la situazione. Grazie
Sottoscrivo completamente l’articolo. Dovrebbero essere allontanati per inadequatezza i dirigenti dell’Istituto e chi in Provincia/Comune si occupano di Istruzione, hanno chiaramente dato prova di non essere all’altezza di gestire un progetto di questa portata .
In questa situazione, l’unica soluzione attuabile nell’immediato è predisporre delle aule container di ultima generazione per rendere meno disagevole questo cantiere, che, ricordiamo, avrà la durata di 366 giorni: non un mese o sei mesi, ma un anno solare con tutte le complicanze del caso.Spero vivamente che la Provincia e la Regione si mettano a tavolino vagliando questa soluzione come la migliore per salvare capra e cavoli. Non sto ad additare chi ha sbagliato perché in questo momento non è la priorità: dobbiamo tenere alto il focus sulla qualità di vita scolastica degli studenti e degli insegnanti.Quanto scritto è vero, sembra una beffa per Gino Zappa questo modo di lavorare. Magari alla fine qualcuno pagherà per queste inadempienze, ma non le devono pagare gli studenti; loro hanno il diritto allo studio come qualsiasi altro.Mi dispiace che la dirigente scolastica non abbia tenuto conto in primis di tutti coloro che frequentano l’istituto, dagli studenti ai professori agli addetti ATA ecc. Sicuramente dovrebbe chinare la testa ed ammettere di aver sbagliato e, anche se è tardi, adesso é un suo dovere rimboccarsi le maniche per trovare la soluzione migliore per tutti coloro che ne saranno coinvolti.




