SARONNO – Dalla teoria ai fornelli, fino al pranzo condiviso: la cucina diventa davvero uno strumento di cura. È il cuore del progetto promosso da Ial Lombardia di Saronno in collaborazione con Asst Valle Olona, che anche quest’anno ha messo insieme formazione, salute e gusto, trasformando le esigenze cliniche in ricette concrete e accessibili.
Dopo il primo anno dedicato ai pazienti nefropatici, il percorso si è concentrato sull’insufficienza renale, con un lavoro ancora più mirato sulle necessità nutrizionali. Un progetto che cresce e si affina, puntando sulla “cucina come cura” e sull’uso di prodotti specifici della linea Flavis, studiati per chi deve seguire regimi alimentari controllati senza rinunciare al piacere della tavola.
Il percorso è iniziato con una lezione in aula guidata dalla dottoressa Monica Avino, che ha accompagnato i partecipanti nella conoscenza della patologia e delle sue ricadute quotidiane, spiegando in modo chiaro le attenzioni alimentari necessarie. Da questo confronto è nato un ricettario personalizzato, pensato su misura per i pazienti e costruito come strumento pratico da usare ogni giorno.
Questa mattina il progetto è entrato nel vivo nei laboratori di cucina di Ial Lombardia. Studenti e partecipanti hanno lavorato fianco a fianco, mettendo in pratica le indicazioni ricevute e sperimentando tecniche e soluzioni concrete sotto la guida dell’esperto Giovanni Raffaldini. Un’occasione preziosa per cogliere trucchi utili, imparare nuovi equilibri di sapori e dimostrare che la cucina “terapeutica” può essere anche buona e gratificante.
Il lavoro si è concluso con il pranzo, momento di condivisione e verifica finale del percorso, dove i piatti preparati sono diventati esperienza reale e conviviale.
E a tavola il progetto ha preso forma con un menù studiato nei dettagli per rispondere alle esigenze nutrizionali dei pazienti con insufficienza renale, senza rinunciare al gusto. L’antipasto ha proposto un crostone con carciofi e ricotta informata e un crostone con concassé di pomodoro e basilico. A seguire la pizza margherita come piatto unico, preparata con ingredienti selezionati e dosaggi calibrati. Il primo piatto ha visto in tavola conchigliette al tonno, mentre il secondo ha puntato su cavolfiori gratinati con besciamella aproteica. Il pasto si è concluso con acqua naturale e frizzante e caffè, chiudendo un’esperienza che ha dimostrato come anche un menù “di cura” possa essere completo, equilibrato e appagante.
Fondamentale il contributo dei docenti Francesca Callegari, Marco Di Salvia ed Erika Perna, che hanno seguito passo dopo passo il progetto, confermando il valore di una formazione capace di unire competenze professionali, attenzione alla persona e ricadute concrete sulla qualità della vita. Un’esperienza che dimostra come, partendo dalla cucina, si possa parlare di salute in modo positivo, pratico e inclusivo.
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