SARONNO - E' proseguito quasi alle 4 del mattino il concerto di Acque scure organizzato dagli anarchici saronnesi. Arrivato alla decima edizione l'evento è partito intorno alle 14 con l'occupazione dell'ex macello di via Gorizia. Sono stati esposti alcuni striscioni creata un'area di accoglienza e quindi alla spicciolata sono arrivati i partecipanti.
La serata è proseguita con la realizzazione di graffiti e aperitivo e cena vegan quindi in serata l'esibizione di diversi gruppi che si è protratta fino alle prime ore del mattino. Diverse le proteste per musica e rumore arrivate alle forze dell'ordine nel corso della nottata da parte dei saronnesi. Terminato il concerto i ragazzi sono usciti alla spicciolata. Stamattina all'ex macello sono rimasti solo alcuni sacchi di spazzatura.
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SARONNO - Sono stati alcuni automobilisti di passaggio a contattare le forze dell'ordine per segnalare la presenza degli anarchici all'ex macello di via Gorizia. La struttura situata alle porte di Saronno a ridosso dell'ultimo tratto della Saronno-Monza che con via Parma collega via Varese e viale Lombardia con l'autostrada era stata oggetto di diverse occupazioni temporanee per feste ed eventi anarchici.
Del resto l'edificio, coperto di graffiti, racconta ancora quegli eventi. Con l'ampio cortile e i capannoni si presta molto ad ospitare la decima edizione di Acque scure l'iniziativa dedicata alla musica hard core. Il programma è analogo a quello dell’anno scorso dj set e graffiti nel pomeriggio e quindi dopo aperitivo e cena con raccolta fondi solidale la musica con diverse band per l’intera serata e nottata.
I ragazzi hanno già allestito un punto d'accoglienza all'ingresso dietro al cancello dove sono stati posizionati diversi striscioni.
QUI LA PRESENTAZIONE DELL'EVENTO
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SARONNO - Un lungo testo condiviso su Facebook per raccontare come è nata e come è rimasto vivo per un decennio l'evento punk e hard core ideato dai ragazzi del centro sociale Telos e diventato un appuntamento fisso del settembre di Saronno.
Volantini e locandine sono visibili da diverse settimana ma ora che si avvicina la data è arrivata anche una lunga presentazione. Il riferimento va ad Acque scure il concerto in programma sabato 9 settembre. Il programma è analogo a quello dell'anno scorso: location resa nota nel pomeriggio per dar vita a dj set e graffiti nel pomeriggio. Quindi dopo aperitivo e cena con raccolta fondi solidale la musica con diverse band per l'intera serata.
Ecco il testo condiviso nelle ultime ore
Il decennale di questa kermesse ci offre l’occasione per scrivere qualche riga a riguardo.
Come si usa partiamo dall’inizio: Acque Scure nasce all’interno delle quattro mura del TeLOS di via Milano, anzi, precisamente sul suo terrazzo. Nasce nell’estate del 2014, dopo cinque anni di occupazione, di collettività, di concerti e di lotte, con l’intento di avere un momento di festa collettiva esterna al Telos, che potesse essere percepito come aperto a chiunque apprezzasse la musica punk hardcore e soprattutto lo spirito con cui ci sentivamo di organizzarlo. Lo scopo era quindi quello di uscire dal Telos, perché all’epoca – ma crediamo potrebbe capitare anche oggi – non ci accontentavamo di due spazi occupati in città, sentivamo che quello era nulla rispetto ciò che avremmo voluto, e che sì, un festival autorganizzato era un altro tassello in quel mosaico che andavamo componendo.
Il caso – o meglio: la Questura – volle che proprio a tre giorni dalla prima edizione fissata per il 13 settembre 2014 venne sgomberato il Telos. Con tutto ciò che ne conseguì. Quello che doveva essere il primo momento per uscire dalle mura del Telos fu nei fatti il primo momento realmente fuori dal Telos. Quell’edizione poi si svolse in piazza Rossa, anche in accordo con alcuni dei vecchi organizzatori di Festoria, ma questa è un’altra storia.
In dieci anni sono cambiate molte cose, ce ne accorgiamo ogni giorno. La realtà che ci è toccata in sorte non è né semplice né confortevole. Se alziamo lo sguardo il futuro non è rassicurante: 41bis utilizzato in funzione di repressione interna, decenni di carcere appioppati come fossero noccioline, teoremi e castelli accusatori dai nomi fantasiosi, sgomberi, costo della vita alle stelle. La società del capitale appare in continuo rafforzamento, ogni anelito di libertà viene represso o masticato e digerito per la massa nella sua parodia.
In piccolo lo vediamo anche a Saronno: un lungo ciclo di occupazioni è stato represso a suon di sgomberi, denunce, condanne, fogli di via, tentativi di sorveglianze speciali. I più hanno applaudito il ripristino della Sacra Legge, gli stessi che oggi si lamentano dello spuntare infestante di supermercati e speculazioni edilizie su ogni spazio abbandonato di Saronno.
Ma ai titoli dei giornali e alla geografia del capitale abbiamo sempre opposto una nostra visione della città e dell’aggregazione: unirsi tra randagi provenienti da diversi vissuti e diverse esperienze e insieme fare tutto ciò che avremmo voluto. Questo forse il filo rosso più importante di questi dieci anni, forse la cosa più semplice e divertente che ci sia, mettere testa e cuore con al fianco compagni e compagne e crearsi lo spazio di cui si ha bisogno. Certo, a volte gira bene, altre gira male, ma una vita con questo spirito è una vita ben spesa anche nei mesi di bonaccia. Provare per credere. E a chi dice che non sono più i tempi per certe cose rispondiamo che a queste condizioni proviamo ancora più gusto, e se il punk hardcore non va per la maggiore a noi piace ancor di più.
Il cicaleccio democratico pretende di poter determinare le nostre vite dalla culla alla cassa da morto.
Noi abbiamo sempre trovato gustoso fare di testa nostra, ostinati e contrari.
A fianco di Alfredo, Anna, Juan, Paska e i tanti, troppi, compagni rinchiusi in quattro mura.
Certo, non è molto, ma questo siamo e questo restiamo.
DIECI ANNI DI OCCUPAZIONI
DIECI ANNI DI “NOI FACCIAMO QUEL CAZZO CHE VOGLIAMO”
DIECI ANNI DI ACQUE SCURE: IL FUOCO NON SI È SPENTO!
(foto archivio)
06092023
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Il documento parte dai primi anni Duemila, ricordando le occupazioni di spazi cittadini, le mobilitazioni e le iniziative alternative alle “vetrine del consumo”. In quegli anni, si legge nel testo, la città “era attraversata da presidi, cortei e legami che si intrecciavano in modo dinamico”. Il collettivo sottolinea il contrasto tra quella stagione e l’attuale Saronno, descritta come “città del consumo, di suolo e di vite”.
Adespota non traccia un bilancio, ma dichiara di volere mettere in evidenza “una dinamica profonda” che riguarda la trasformazione del territorio e il ruolo delle istituzioni. “Così come dodici anni fa – scrivono – non abbiamo esitazioni a sentirci ostinatamente ostili alla Saronno di oggi e ai vettori del suo rapido cambiamento”. Nel mirino anche “palazzinari, politicanti e giornalisti”, figure indicate come costanti nel tempo, al pari delle forze dell’ordine.
Ampio spazio è dedicato al tema della repressione, con riferimento alle nuove norme che prevedono anni di carcere per blocchi stradali e occupazioni. Per il collettivo questa deriva “è frutto di una normalizzazione che ha tolto aria alla conflittualità”. Secondo gli attivisti, il conflitto non deve essere inteso come “frenesia dell’agire”, ma come linea storica che accompagna lo scontro sociale.
Nella parte finale del testo, il gruppo richiama la necessità di non arrendersi all’“opinionismo fagocitante” e all’“ideologia legalitaria”: "Diciamo questo perché quello che vivevamo dodici anni fa è andato, ma quello che ci opprime oggi è ancora presente, e lo scenario di guerra totale verso cui andiamo incontro ci porterà ad agire, a supportare chi agisce, ad affinare il pensiero critico e la solidarietà umana. Consapevoli – e in questo oggi come ieri – che la dicotomia legale/illegale è buona solo per le aule di tribunale, ma che il lato giusto della storia necessita di chi riesce ad agire al di fuori della legge. E allora un pensiero ribelle a tutti e tutte le compagne che ancora oggi lottano, si organizzano e confliggono. Da dodici anni nell’illegalità, senza compromessi di sorta. Pochi o tanti. “Fratelli miei, non ci hanno vinti. Siamo ancora liberi di solcare il mare”.
In sostanza il messaggio si chiude con un pensiero rivolto a chi continua a “lottare, organizzarsi e confliggere”, ribadendo che, dodici anni dopo, la scelta rimane quella di restare “senza compromessi di sorta”.