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alessandro merlotti

“2000 battute” La “palla al canestro” a Saronno
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25 Giugno 2023
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5 Dicembre 2022

SOLARO / SARONNO - "Fa bene anche uscire dai confini comunali, e vedere quello che succede intorno.Già, che succede intorno? Per esempio, a Solaro Succede quanto aveva preannunciato “IlSaronno, un anno e mezzo fa: https://ilsaronno.it/.../solaro-corridoio-ecologico-e.../" Inizia così la riflessione di Alessandro Merlotti, ex assessore di Saronno, in merito alla nuova area commerciale in fase di realizzazione a Solaro subito dopo Cascina Emanuela lungo la Saronno-Monza.

"Una nuova area commerciale sulla Saronno-Monza, al confine di Saronno (piano attuativo area di trasformazione A1, di cui alla D.G.C. n. 37 del 24 marzo 2022), con la previsione di edificare una media struttura di vendita di 2374 mq (altezza metri 9) e un nuovo “Mc Donald’s” di poco più di 480 mq, con relativo drive-in, il tutto con parcheggio a raso, opportunamente asfaltato e non drenante, senza l’ombra (è proprio il caso di dirlo) di un albero. Già, dove sono gli alberi? Nell’area a fianco, opportunamente ceduta dall’operatore all’amministrazione di Solaro, su di essa è in corso l’intervento di forestazione del corridoio ecologico Groane-Lura (progetto approvato con D.G.C. n. 178 del 17 dicembre 2022, importo complessivo € 240.000,00 circa, di cui €170.000,00 da Bando Regionale). La realizzazione di una cortina arborea di almeno 30 metri di larghezza è prevista dal Pgt di Solaro (progettista Paolo Ferrante scomparso nel maggio 2022).

Un’altra area commerciale? A ridosso del territorio saronnese? Ce n’era proprio bisogno? Mah…

Sono dell’idea che la forestazione sia una bella cosa, ma non deve essere la “foglia di fico” per nuovo consumo di suolo, anche se la normativa regionale non lo cataloga così… Meglio, ad esempio, 200 metri quadrati di terreno verde al naturale, piuttosto che 100 mq di verde “pettinato” che si porta a rimorchio 100 mq di area commerciale. Grazie a episodi come questo (ma negli anni scorsi e ancora oggi potremmo parlare di quanto realizzato ai confini saronnesi dai comuni di Gerenzano, Uboldo e Origgio, tanto per non fare nomi), a mio parere, si capisce che la pianificazione sovracomunale non esiste o se esiste non funziona, il Ptr (piano regionale) è a scala troppo grande, a scala minore ma inutili i diversi PTCP (piani provinciali): già, quelli provinciali, perché noi siamo al confine di quattro province, e qui si può fare un po’ quello che si vuole, anche un intervento commerciale con annessa forestazione, “in linea con il Ptm” (Piano Territoriale Metropolitano), come riporta la delibera di Solaro. Ma noi non siamo nella Città Metropolitana di Milano? Ah no, è vero, siamo in provincia di Varese…

Quando c’è da difendere un bene comune, come l’Ospedale di Saronno, tutti dietro al nostro sindaco, ma quando c’è da fare affari, e scaricare i problemi al “vicino di casa”, vale l’antico detto “Ognun per sé, e Dio per tutti”.

Dall'illuminata e progressista comunità di Solaro, “ai miei tempi”, stava arrivando l’assessore alla Rigenerazione Urbana, ma questa è un’altra storia, e poi basta veleno…Un’altra occasione sprecata, anzi un altro brano di terreno agricolo, vergine e drenante sprecato: è la città che deve trasformarsi, se necessario, non la campagna… Hai voglia poi a inventarti il parco sud di collegamento tra Parco delle Groane e Parco dei Mughetti. C’è ancora qualcuno che dice che non abbiamo superato il punto di non ritorno?".


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13112023

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SARONNO - "Parco dell'ex Seminario di Saronno, documentarsi per dare un giudizio". Inizia così la nota dell'ex assessore Alessandro Merlotti in merito all'intervento che mira a trasformare l'area verde accanto al Santuario in uno spazio attrezzato con palco per eventi da 2 mila persone. Una novità che, unita all'abbattimento di una oltre una trentina di piante, ha provocato molte forti prese di posizione ed anche una petizione online.

"Gli allegati al progetto esecutivo sono liberamente consultabili sul sito del Comune (Albo Pretorio, Determina n. 529 del 29 maggio 2023) nella tavola degli estratti cartografici c'è anche quello relativo al vincolo d'ambito del Santuario (dovrebbe trattarsi del decreto di vincolo n. 79 del 1951). Così, a occhio e croce, sembra che le edificazioni (muretti in cls armato di contenimento delle gradonate verdi) siano al di fuori della fascia vincolata (sicuramente i progettisti avranno valutato il vincolo esistente). Vedo che c'è attenzione (per fortuna) alla massimizzazione delle superfici drenanti (conosco la fama del progettista paesaggistico e agronomo, e mi fido) per quanto riguarda la compensazione degli abbattimenti delle alberature forse si poteva fare di più circa il posizionamento di una infrastruttura del genere in quella posizione, ritengo di non essere all'altezza per esprimere un giudizio "intelligente"


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04112023

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SARONNO - Con una serie di foto l'ex assessore Alessandro Merlotti racconta sulla propria pagina Facebook "il risultato (prima, durante e dopo) di quaranta minuti (solo quaranta minuti) di pulizia "civica" in vicolo Santa Marta".

Merlotti non è nuovo a questo genere di interventi: aveva organizzato un'operazione di pulizia al Matteotti quando era esponente della Giunta e più recentemente era intervenuto per ripulire il sangue rimasto in centro dopo un'accoltellamento notturno.

Ieri l'assessore si è dedicato alla pulizia civica ma senza trascurare, nel suo resoconto post pulizia spunti e interessanti proposte. "Come detto ieri, solitamente al venerdì passa il personale di Amsa-Econord (https://www.amsa.it/cittadini/saronno/pulizia-strade) con soffiatore (che spesso staziona in corso Italia, senza addentrarsi nei meandri dedicati alla sorella di Lazzaro) e macchina spazzatrice, la quale, stante la presenza delle auto sul lato sud, fa quello che può (manca infatti un divieto di sosta per pulizia strade, nessuno ci ha ancora pensato). Alla pulizia potrebbero pensarci i frontisti (qualcuno espone i rifiuti correttamente, ma nei giorni sbagliati) a dare una pulita ogni tanto (non ho mai visto qualcuno di loro con scopa e paletta) e, ammetto la mia ignoranza, non sono a conoscenza di una ordinanza comunale che imponga agli stessi tale obbligo, però di contro si potrebbe chiedere una riduzione della Tari"

Se le auto in sosta lo dovessero consentire Merlotti ha preventivato un altro intervento per stamattina ma cosa ha recuperato nel primo intervento: "Le foto parlano da sole, mi rendo conto che la situazione non è così disperata come in altre zone di Saronno comunque mi sono dilettato nella vendemmia di cicche di sigarette (anche davanti all'Acli, gratta e vinci, lattine di birra, bottiglie di plastica, fazzoletti di carta e materiale vario" E non manca una punta d'ironia in merito ad una gruccia abbandonata diventata "storica" a cui è dedicato un simpatico postscriptum: "La gruccia appendiabito, dopo l'esame del Carbonio-14, è stata datata nel periodo compreso tra 1700 e 1750, molto prima dell'invenzione della plastica, le fonti storiche riportano che da secoli si trovasse lì, all'inizio del vicolo...oddio, che fosse vincolata?".


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SARONNO - Non si è limitato a segnalare il problema su Facebook ieri sera l'ex assessore all'Urbanistica Alessandro Merlotti ha ripulito asfalto e muro dove, dall'accoltellamento di venerdì mattina, era rimasta una pozza di sangue.

La vicenda è nota: alle 4 di venerdì mattina una lite tra l'attuale fidanzato e l'ex di una saronnese. Ad avere la peggio quest'ultimo che è stato raggiunto da un fendente alla gamba. Sul posto ambulanza, automedica e carabinieri. Le sirene hanno svegliato i saronnesi che la mattina dopo andando al lavoro hanno trovato pozze di sangue in vicolo Santa Marta angolo corso Italia nel cuore della città.

Ieri dopo 36 ore la segnalazione dell'ex assessore all'Urbanistica Alessandro Merlotti per il fatto che il sangue non era stato pulito con l'intenzione di pulire se non fosse stato realizzato a breve un intervento a breve.

Sabato sera Merlotti ha tenuto fede a quello che aveva anticipato. "Fatto, in tre minuti, con acqua calda, detersivo e "oli da gumbat" racconta su Facebook con una foto dell'intervento.

QUI L'ACCOLTELLAMENTO

QUI L'INTERVENTO DI MERLOTTI


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Chi scrive, al momento, non è in grado di dire se questa rubrica riprenderà dopo la pausa estiva dei mesi di luglio e agosto. No, io e Sara non abbiamo litigato, si tratta di questioni relative alla sfera personale e alla professione.
In questi mesi, tante storie sono rimaste fuori dalla narrazione, in attesa di trovare spazio oppure l’ispirazione per essere raccontate.
C’è, ad esempio, la storia di “Rubeo de Uboldo”, brigante e ladrone del X secolo, responsabile dell’uccisione e del martirio di San Gemolo in Valganna. C’è la storia dell’architetto Lambros Dose, che frequentò Saronno tra gli anni Trenta e gli anni Quaranta del secolo scorso, scrivendo numerosi articoli sulla “Cronaca Prealpina”, nel dopoguerra animatore della vita culturale e artistica milanese e creatore nel 1963 del “Museo delle Cere” presso la Stazione Centrale di Milano.
C’è anche Cesare Lombroso, padre “scriteriato” dell’antropologia criminale, che alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento frequentò il Saronnese in occasione dei suoi studi sulla pellagra.
Ci si può imbattere nella storia della televisione italiana, con Mike Bongiorno ed Enzo Tortora in “Campanile Sera”, e Saronno protagonista della puntata numero zero del 1959 e di altre due puntate, in gara contro Giussano, Sarno e Montefiascone.
Si può riscoprire la storia di Don Luigi Banfi, sacerdote saronnese nominato parroco di Turate nel 1910 e fatto “morire di crepacuore” dalle sue “pecorelle”.
Ci sono le storie che raccontano le modificazioni del paesaggio nel corso dei secoli, come quella delle vigne che fino al Settecento trovavano posto all’interno dell’attuale centro storico saronnese, oppure quelle relative alle “infrastrutture” di una volta, come la Strada Luganese (o Cavallina) che da Saronno, passando per Rovello e quindi per la Bassa Comasca portava fino in Svizzera.
Guai a dimenticare lo sport, c’è la “stagione breve” dell’hockey su prato a Saronno, con la partecipazione ai campionati di serie A e l’organizzazione del torneo internazionale nel settembre del 1950, oppure le squadre di calcio della zona (Giovani Calciatori Saronnesi, Audentes, Velox Gerenzano) che nella seconda metà degli anni Trenta sopperirono all’assenza dell’FBC Saronno, allora inattivo. Purtroppo la leggenda familiare del nonno Peppino, che avrebbe parato un rigore a Valentino Mazzola, non ha ancora trovato conferma.
Ci sarebbero poi tanti altri personaggi meritevoli di attenzione, come il pittore Giacomo Mantegazza, oppure l’inquisitore Pietro Fusio (o Fusi), attivo a Siena nel Cinquecento.
E poi c’è la storia del piemontese Giovanni Maritano, appuntato a cavallo dei Carabinieri Reali, di stanza a Saronno, presso la caserma allora collocata nell’attuale Via Genova, ucciso in servizio a Caronno nel febbraio del 1893: da centotrent’anni, dal suo monumento funebre collocato all’ingresso del cimitero di Via Milano, prosegue nel suo servizio permanente effettivo per piantonare e vigilare sulla residenza della maggior parte dei saronnesi.
Care storie del Saronnese, abbiate pazienza, ci sarà sempre qualcuno che avrà tempo e modo di raccontarvi…

Alessandro Merlotti


Per le immagini:

  • https://minervanewscrispiano.blogspot.com/2018/12/gentiluomo-ricco-diniziative.html
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Cesare_Lombroso
  • “Corriere d’Informazione”, venerdì/sabato 6/7 novembre 1959, pag. 9


2000 battute (più o meno) fuori sacco
Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più.

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È la sera di venerdì 15 luglio dell’anno del Signore 1983, fa caldo, ma non troppo (per essere nel pieno dell’estate…).
Mario Luzzatto Fegiz, uno tra i più bravi giornalisti musicali italiani, inviato del “Corriere della Sera”, si trova a Saronno, per la precisione allo Stadio “Colombo-Gianetti”: non gioca l’FBC, c’è il concerto di Vasco Rossi. Dopo una pausa di un mese e mezzo, dovuta in parte a problemi di salute, in parte a pesanti contrasti con l’impresario Dino Vitola, riprende il tour “Bollicine”: la data saronnese (organizzata dall’ottimo Miki Furlan), infatti, era stata programmata per venerdì 17 giugno (come riportato sul biglietto di ingresso).
“«Senta, adesso mi faccio una pera. Vuol favorire?». E tira fuori dal frigo un gran bottiglione di succo di polpa di pera che beve avidamente. «Lo scriva, prenda nota che ho smesso con tutte le varie porcherie»” (Cds, pag. 18).
Vasco inizia in ritardo (alle 22.15, anziché alle 21.30 come da programma), sul palco con lui, tra gli altri, Massimo Riva buonanima e Maurizio Solieri. All’interno dello stadio si trovano circa 3500 spettatori (prezzo del biglietto £. 15.000), altrettante persone fuori, circa duemila entreranno a concerto iniziato, quando verranno aperti (o “sfondati”?) i cancelli.
“Il tour 1983 venne ricordato da Vasco e da alcuni componenti della Steve Rogers Band come il più bello e intensamente vissuto dal punto di vista emotivo. In effetti risultò essere il tour della definitiva consacrazione, quello durante il quale, concerto dopo concerto, Vasco e la sua band videro crescere sempre di più l'entusiasmo e il numero dei loro fans. Fu anche un tour vissuto davvero in modo spericolato ed esagerato, con tantissimi episodi rimasti indimenticabili. Dopo Sanremo, con "Vita spericolata", appariva chiaro che stavolta Vasco era riuscito a fare davvero centro. Ormai si parlava solo di lui, nel bene o nel male, e i ragazzi avevano iniziato ad innamorarsi di questo personaggio sincero e schietto, un poco ribelle ma anche dolce a suo modo, autore o co-autore di canzoni bellissime dal punto di vista musicale, ma soprattutto, di testi che per la prima volta in Italia, parlavano con un linguaggio schietto e sincero”. (http://www.blascorossi.it/bollicine-tour-1983.html).
Qualcuno lamenta la scarsa qualità dell’impianto di amplificazione (anche se il volume particolarmente alto consentirà di ascoltare le canzoni in tutto il quartiere “Campo Sportivo” o “Regina Pacis”, lo stesso quartiere invaso dalle auto parcheggiate fin dal pomeriggio). In scaletta diversi brani, “Una canzone per te”, “Portatemi Dio”, “Deviazioni”, ovviamente “Bollicine”, e poi “Vita spericolata”. Durante l’ora e un quarto di durata del concerto non viene suonata “Vado al massimo”, la canzone dove si cita “…quel tale, che scrive sul giornale”. Quel tale è il giornalista Nantas Salvalaggio, che alla fine del 1980, sul settimanale “Oggi”, così descriveva Vasco Rossi nell’articolo “Anche alla TV c’è l’ERO libera”: “Un bell’ebete, anzi un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumé dello zombie, dell’alcolizzato, del drogato «fatto»” (https://www.spettakolo.it/2018/12/14/nantas-salvalaggio-contro-vasco-rossi-il-famoso-articolo-del-1980/). Ci pensa il buon Mario Luzzatto Fegiz a ristabilire le giuste proporzioni: “Ripensiamo alla profezia di Salvalaggio: «Ma anche su un piano umilmente tecnico, diciamo pure artigianale, il signor Vasco Rossi non ha i numeri (…) un impresario non lo inviterebbe neppure alla recita di beneficenza dell’ospizio». Alla base di molte grandi carriere (Battisti compreso) c’è quasi sempre un’autorevole scomunica” (Cds, pag. 18).
Il concerto di Vasco Rossi a Saronno del luglio 1983: insieme alla vittoria nel Mundial di Spagna di un anno prima e ai festeggiamenti saronnesi, un evento che ha rappresentato, per chi scrive e forse per molti che leggeranno, l’ingresso nei rutilanti e scintillanti “Anni Ottanta”.

Alessandro Merlotti

Fonti:

  • Mario Luzzatto Fegiz, “Rinasce a nuova vita (spericolata) il mito «maledetto» di Vasco Rossi”, in “Corriere della Sera”, a. 108, n. 167, domenica 17 luglio 1983, pag. 18 (CdS, pag. 18);
  • http://www.blascorossi.it/bollicine-tour-1983.html;
  • https://www.spettakolo.it/2018/12/14/nantas-salvalaggio-contro-vasco-rossi-il-famoso-articolo-del-1980/;
  • https://antkoot.home.xs4all.nl/saronno1983.htm
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Tour_di_Vasco_Rossi.

Per le immagini:

  • Mario Luzzatto Fegiz, “Rinasce a nuova vita (spericolata) il mito «maledetto» di Vasco Rossi”, in “Corriere della Sera”, a. 108, n. 167, domenica 17 luglio 1983, pag. 18 (CdS, pag. 18);
  • https://antkoot.home.xs4all.nl/saronno1983.htm;
  • https://www.testimonianzemusicali.com/la-storia-di-mario-luzzato-fegiz/
  • https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/04/14/bollicine-di-vasco-rossi-compie-40-anni-per-la-prima-volta-il-rock-italiano-ando-in-classifica-con-oltre-un-milione-di-copie-vendute/7130036/

2000 battute (più o meno) fuori sacco
Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più.

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“L’arte non facile di modellare a colpi di martello il ferro fucinato toccò le vette eccelse di una perfezione meravigliosa durante il periodo del Rinascimento. Il merito di tanta perfettibilità spetta alla razza latina e in modo particolare agli artefici milanesi, che in quell’arte riescirono eccellenti. Questi modesti quanto intelligenti lavoratori del ferro seppero dare alle opere da loro fabbricate nobiltà di forme, […]. In quei capolavori di ferro battuto le linee del disegno, sempre geniale, sono purissime; l’esecuzione del cesellato o dell’agemina è perfetta; poderosa la resistenza di quelle delicate armature” (Gelli-Moretti, pag. 1).
A Milano, nel 1524, è attestata la presenza di “Messer Evangelista de Sarono, alias Armorero”: “Messer Evangelista non si arricchì solamente con la fabbricazione delle armi; ammassò pure e più specialmente danari nel commercio di quelle, ch’era più rimunerativo; e ne ammassò tanto di danaro, da essere tassato per duemila ducati annuali! Messer Evangelista abitava in Porta Orientale, nella Parrocchia di S. Paolo «in Compito». Ma da un documento successivo si deduce che i Saronno, malgrado la ricchezza, non abbandonarono l’arte di fabbricare le armi; poiché, in data 7 agosto 1539 troviamo una Lettera ducale […] per l’esenzione su i dodici figli di Bernardino Saronno, fabbricatore di armi” (Gelli-Moretti, pagg. 13-14).
I “Da Saronno” quindi affiancarono all’attività di produzione delle armi anche la commercializzazione delle stesse, sia sul territorio italiano, sia sui mercati tedeschi: “[…] alcune materie prime d’importazione rivestirono grande importanza per l’economia di Saronno. Fra questi, in primo luogo vi era il ferro ed il rame che qui veniva lavorato. Fonderie e botteghe per la produzione di manufatti di metallo erano anch’esse disseminate sul territorio dell’Alto Milanese. […] alcuni cognomi inequivocabilmente saronnesi o degli immediati dintorni presenti tra imprenditori e artigiani del settore non lasciano dubbi sul fiorire dell’arte del metallo anche nella nostra plaga. Nel Quattrocento incontriamo, a fianco dei mercanti, imprenditori ed artigiani dediti alla produzione di manufatti. Tra i mercanti si possono annoverare ad esempio, un Antonio Visconti, un Giannantonio Porri saronnese e quel Giannantonio Brasca, […] o anche un Francescolo de Homate della ricca famiglia degli Omati di Caronno. Ancora più note alcune figure, la cui origine familiare è stata individuata nel borgo, i da Saronno, e presenti sul posto erano segnalati anche i Missaglia, i più celebri fra i pur famosissimi armaioli milanesi, fornitori della casa ducale e di molte altre dinastie europee. Certo è che costoro si servirono di abili artigiani locali per la loro attività” (Cavallera, pag. 10).
“Sul finire del Cinquecento i fabbricatori d’armature cominciarono a diradarsi anche in Milano. Alla decadenza commerciale i pochi rimasti, tutti maestri di buon nome, tentarono invano di supplire con la valentia nell’arteficio squisito di un eccellente esecuzione. L’aumentata potenzialità delle armi da fuoco e la migliorata precisione del tiro resero quasi inutili, se non dannosi, quei pesanti ripari guerreschi”. (Gelli-Moretti, pagg. 26-27).

Alessandro Merlotti

Fonti:
Jacopo Gelli, Guida del raccoglitore e dell’amatore di armi antiche, Hoepli, Milano, 1900;
Jacopo Gelli – Gaetano Moretti, Gli armaroli milanesi. I Missaglia e la loro casa. Notizie, documenti, ricordi, Hoepli, Milano, 1903;
Jacopo Gelli, L’arte dell’armi in Italia, Istituto Italiano di Arti Grafiche, Bergamo, 1906;
Marina Cavallera, “Istituzioni e società civile a Saronno nei secoli dell’età moderna”, in Il Santuario della Beata Vergine dei Miracoli di Saronno, a cura di Maria Luisa Gatti Perer, ISAL, Milano, 1996.

Per le immagini:

  • San Defendente, Chiesa di San Francesco, Saronno (inizio XVII secolo);
  • Mappa di Milano, di Daniel Stoopendaal (1704), https://www.storiadimilano.it/citta/mappe/mappe.htm;
  • Jacopo Gelli – Gaetano Moretti, Gli armaroli milanesi. I Missaglia e la loro casa. Notizie, documenti, ricordi, Hoepli, Milano, 1903: pagg. 10, 31, 37 e 40;
  • Jacopo Gelli, Guida del raccoglitore e dell’amatore di armi antiche, Hoepli, Milano, 1900; pagg. 148, 149, 166 e 226.

2000 battute (più o meno) fuori sacco
Storia locale e storie locali dal passato remoto agli anni più recenti, per provare a interpretare l’attualità rileggendo ciò che è accaduto. Storie e curiosità lette, trovate negli archivi o ascoltate negli ultimi trent’anni. Senza presunzione, cercando di imparare ogni giorno qualcosa in più.

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“Affermare i diritti, gl’interessi, la dignità di questo centro popoloso, interpretarne i bisogni, promuoverne le riforme economiche, amministrative, sociali, richieste insieme dalla equità e dal sentimento patrio; aiutare lo svolgimento intellettuale, morale e civile di questa fortunosa borgata con consigli saggi e imparziali; coltivare i migliori sentimenti dei suoi abitanti, i loro pensieri, il cuore, con una calda e amorosa parola d’arte che dal vero attinga la forza e che nel senso del bello rispecchi lo splendore del vero, - ecco il nostro fine, il nostro ideale”.

L’articolo di apertura del numero 1 (“Numero di saggio”) del periodico “Saronno”, di domenica 2 settembre 1888, dal significativo titolo “Preludio”, elencava i buoni propositi da coltivare: “Il programma di questo giornale è dunque sintetizzato nel suo titolo: Saronno. Cioè, non rappresenterà questo o quel partito, l’uno o l’altro interesse. No. Esso sarà l’espressione schietta e serena del paese nuovo, di tutta Saronno che si ridesta, che sorge a nuova parte sulla gran scena dell’attività umana; Saronno buona, allegra, operosa, forte; Saronno l’industriosa, coi suoi squisiti amaretti, colle sue erigende fabbriche, col suo celebre mercato, col suo Santuario […]. Saronno, colle sue molte ferrovie, colla sua Maschinen Fabrik; coi suoi opifici, le sue scuole, insomma la nostra cara Saronno, adorna di quanto offre il progresso civile, amministrativo, politico e morale”.

L’informazione locale, scarsamente “coperta” dai quotidiani milanesi (in primis dal “Corriere della Sera”, fondato nel 1876) o da altre pubblicazioni del circondario (quale ad esempio il “Piccolo Corriere” di Gallarate del 1888), necessitava di una voce più presente e soprattutto saronnese: di orientamento liberale (tiepido), rispettoso del clero e della fazione cattolica, il nuovo giornale (“Giornale Settimanale Politico-Letterario-Commerciale”) aveva sede in piazza Libertà (allora piazza Venezia), presso la “Tipografia Giacomo Volontè”: il primo numero venne “firmato” dal gerente responsabile Gaspare Mazzola, le altre sette uscite (fino all’ultimo numero di domenica 28 ottobre 1888) da un altro Mazzola, Zaccaria.

In quarta pagina (l’ultima) trovavano collocazione alcune inserzioni pubblicitarie: il “Collegio Mauri”, la ditta “E. Forni & C.”, la ditta “Davide Lazzaroni e Comp.” (“Soli proprietarii dell’antica specialità in Amaretti”), il “Ristorante del Commercio”, la ditta “Bernareggi Enrico”, l’Albergo “della Madonna”, l’Istituto Zambetti, la ditta “Torriani & Molteni”.

Gli articoli pubblicati alternavano argomenti di politica nazionale a temi locali. Tra i primi, ad esempio, si affrontavano la questione coloniale (“conquista dell’Abissinia”), la riforma giudiziaria, la “germanizzazione” dell’Italia, i difficili rapporti tra Italia e Francia (“La politica di Crispi e le smanie francesi”): in buona parte sembra di leggere un quotidiano dei nostri giorni. Anche a livello locale si trattavano temi che riecheggiano nella Saronno di oggi: la costruzione di un nuovo ed efficiente palazzo comunale, la sistemazione degli accessi viari alla stazione ferroviaria, l’edificazione di nuove scuole, la scarsa e poco efficiente illuminazione pubblica (a gas, anzi “a gaz”), le questioni relative alla insufficiente pulizia e al decoro delle strade e degli spazi pubblici.
Nulla di nuovo sotto il sole di Saronno…

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Somalia, 1950.
A cinque anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, le Nazioni Unite assegnano i territori somali in amministrazione fiduciaria all’Italia, al fine di condurre il paese africano all’indipendenza (realizzatasi nel 1960).
Tra le navi impegnate nei trasporti di materiale ed equipaggiamenti militari per il corpo italiano di sicurezza c’è anche il piroscafo “Saronno”, che martedì 28 febbraio getta l’ancora nel porto di Mogadiscio.
La nave da trasporto è di recente costruzione, ma nei primi anni di utilizzo ha vissuto diverse avventure e ha viaggiato per mari e oceani: si tratta di un’imbarcazione di produzione statunitense, una delle 2710 unità facenti parte della classe “Liberty”, tra le principali unità navali da carico utilizzate dai paesi Alleati nel corso della Seconda Guerra Mondiale. Le navi della classe “Liberty” rappresentano un modello di nave cargo standard (stazza di 14245 tonnellate, lunghezza di 134 metri, larghezza di 17 metri, altezza di 11 metri, con motori di potenza complessiva pari a 2500 hp, velocità massima di 11 nodi), solitamente armate alla costruzione per motivi di difesa con uno o due cannoni da 76 o 127mm e varie mitragliere. Si può avere un’idea della capacità di carico e trasporto di questo tipo di imbarcazioni nel periodo bellico: 300 carri ferroviari, oppure 2840 jeep, oppure 230 milioni di munizioni, oppure 440 carri armati leggeri, oppure 3.330.000 razioni C.
Il piroscafo “Saronno” viene costruito per il governo americano nei cantieri navali di San Francisco, qui viene varato il 28 giugno 1943 con il nome di “Charles Robinson” (politico californiano della seconda metà dell’Ottocento).
Dopo la fine del conflitto mondiale la nave fa parte del contingente di 100 unità che il governo americano fornisce all’Italia, nel 1947 viene acquisita e registrata dalla “Compagnia Italiana Marittima” e ribattezzata con il nome di “Saronno”. Le “Liberty” italiane per diversi anni operano nei trasporti transoceanici di materiale e merci (capaci di trasportare negli USA anche 1100 auto Fiat a viaggio).
La nave viene disarmata e demolita nel 1963 nei cantieri navali di La Spezia.

Alessandro Merlotti

Fonti:
https://www.spesturno.it/libretto/pics/giovanni/schede%20tecniche/sc-saronno-s.htm
https://vesselhistory.marad.dot.gov/ShipHistory/Detail/910
https://it.wikipedia.org/wiki/Liberty_(navi_trasporto)
https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Liberty_ships_(A%E2%80%93F)
https://en.wikipedia.org/wiki/Charles_L._Robinson
“Il «Saronno» a Mogadiscio con equipaggiamenti militari”, in Corriere d’Informazione, a. VI, n. 50, martedì/mercoledì 28 febbraio/1 marzo 1950, pag. 1

Per le immagini:
https://vesselhistory.marad.dot.gov/ShipHistory/Detail/910
https://en.wikipedia.org/wiki/Charles_L._Robinson
Corriere d’Informazione, a. VI, n. 50, martedì/mercoledì 28 febbraio/1 marzo 1950, pag. 1

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Nel 1936 la nazionale maschile disputa il torneo ai Giochi Olimpici di Berlino (prima volta del basket alle Olimpiadi, classificandosi settima su ventuno partecipanti), nel 1937 ha inizio il primo campionato di serie A a girone unico (dieci squadre iscritte). Sfogliando i quotidiani dell’epoca, si trovano i segni, con ogni probabilità, dell’arrivo della “palla al canestro” nella nostra città, prima della fondazione della benemerita “Robur Basket Saronno” nel 1955. “Auspice” (come si sarebbe detto all’epoca, quando c’era lui) la “Gioventù Italiana del Littorio” (G.I.L.), fondata nel 1937, si tentano i primi esperimenti del gioco inventato da James Naismith qualche decennio prima. Siamo alla metà di novembre del 1938: “In vista del campionato provinciale di pallacanestro per avanguardisti moschettieri [età 14-16 anni] che indetto dal Comando Federale avrà inizio col giorno 20 corr., l’ufficio sportivo della GIL ha provveduto alla costituzione di una squadra che malgrado il periodo troppo breve di tempo per poter raggiungere un soddisfacente grado di preparazione, difenderà con la consueta agonistica volontà i colori saronnesi” E ancora: “Sotto la guida dell’istruttore Roveri continuano alacremente nella grande palestra della società Unione e Forza [il “Polverone” di Via Solferino, oggi demolito] della nostra città gli allenamenti della squadra di pallacanestro […]. Malgrado il tempo relativamente breve di preparazione, gli atleti hanno compiuto dei progressi abbastanza soddisfacenti e tali da lasciar prevedere in un buon piazzamento della squadra […]”. [foto id="624505"] L’esordio in campionato è programmato per domenica 11 dicembre 1938, alle ore 14.30 tra le “mura amiche” si sfida la squadra del Comando Comunale GIL di Cassano Magnago: “Il pubblico avrà libero ingresso per assistere al combattutissimo incontro. La squadra saronnese giocherà nella seguente formazione: Piacentini Lino, Colombo Lino, Rovelli Felice, Castelli Walter, Rovelli Giuseppe. Riserve: Nepgen Carlo e Seregni Renato”. Il pubblico, “accorso numeroso”, assiste alla sconfitta dei “bianchi” locali, che si riscattano nel turno successivo battendo, sempre in casa, la formazione della GIL di Busto Arsizio con il punteggio di 24 a 5. Mercoledì 8 marzo 1939, amichevole contro la squadra del Dopolavoro Agusta di Samarate, vittoria degli avanguardisti saronnesi per 26 a 16, in campo Felice Rovelli, Castelli, Piacentini, Proverbio e Beretta (poi sostituito da Zaffaroni). Nel mese di giugno ha inizio il nuovo campionato provinciale: “Sconfitti nella partita disputatasi domenica a Varese, i saronnesi cercheranno domani di superare i fortissimi avversari [GIL Varese] con una partita che si annuncia sin d’ora brillante e ricca di spunti interessanti”. Troppo forti però i varesini (tra i quali spicca per bravura -17 punti segnati- il giovane Sergio Brusa Pasquè, tra i fondatori della “Pallacanestro Varese” nel 1945), che si impongono per 46 a 14, i “prodi” saronnesi scendono in campo con questi effettivi: Beretta, Colombo, Mantegazza, Rovelli G., Rovelli F., Zaffaroni e Nepgen. [foto id="624506"] Altre tracce di basket saronnese nel 1940: alla fine di febbraio sconfitta in trasferta contro la GIL Busto, “E’ necessario che la squadra della GIL di Saronno curi maggiormente l’allenamento settimanale e soprattutto scenda in campo animata da maggior spirito combattivo”. E le ragazze? Non stanno a guardare (letteralmente), ma si cimentano anche loro con una palla che forse non è ancora “a spicchi”: “Presso la palestra del Dopolavoro Isotta Fraschini si è svolta la partita di pallacanestro tra le squadre Dop. Isotta Fraschini di Saronno e Dop. Avio Macchi di Varese, per il trofeo “Bruno Mussolini”. [foto id="624507"] Benché l’Isotta Fraschini sia scesa in lizza con una squadra in cui erano stati innestati all’ultimo momento elementi nuovi, ha dominato quasi l’intera partita ed ha dovuto cedere per un piccolo scarto di canestri all’ospite (16 a 13) più per sfortuna che per cattivo gioco. L’arbitraggio è stato poco soddisfacente. Questo risultato non ha scoraggiato le atlete dell’Isotta, che anzi si preparano con maggior lena per domenica prossima a Varese”. Ecco i cognomi delle “nostre pioniere”: Scandolara, Gavino, Trezzi, Vizioli, Covino, Zappa, Frigerio, Lucini. È il mese di ottobre del 1942, le sorti del conflitto mondiale stanno volgendo al peggio per l’Italia fascista e la Germania nazista. Poi arrivano la Resistenza, la Liberazione, la Ricostruzione. Grazie ai soldati americani e alle esperienze nei campi di prigionia alleati, gli italiani imparano un nuovo modo di giocare a basket. Alessandro Merlotti Bibliografia/sitografia: - “Cronaca Prealpina”: anno 1938: 20 novembre pag. 2; 24 novembre pag. 2; 10 dicembre pag. 2; 11 dicembre pag. 2; 14 dicembre pag. 2; 18 dicembre pag. 2; 24 dicembre pag. 2. Anno 1939: 8 gennaio pag. 2; 15 gennaio pag. 2; 4 marzo pag. 2; 9 marzo pag. 2; 4 giugno pag. 2; 8 giugno pag. 2; 9 giugno pag. 2. Anno 1940: 28 febbraio pag. 2; 8 marzo pag. 2. Anno 1942: 21 ottobre pag. 2; - https://it.wikipedia.org/wiki/Federazione_Italiana_Pallacanestro; - https://it.wikipedia.org/wiki/Giovent%C3%B9_Italiana_del_Littorio; - https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Brusa_Pasqu%C3%A8 Immagini: - Palestra Società Operaia di Mutuo Soccorso, 1912 (archivio Comune di Saronno); - https://sport660.wordpress.com/2020/07/23/alle-olimpiadi-di-berlino-1936-gli-stati-uniti-brindano-allesordio-della-pallacanestro/; - https://www.museodelbasket-milano.it/leggi.php?s=&idcontenuti=14

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