di EZIO MOTTERLE
C'è chi sostiene da tempo che Varese col suo territorio prealpino disteso tra laghi e colline, ben collegato al resto del mondo, storica sede di benessere economico diffuso, sia il luogo ideale per vivere, il posto più bello in assoluto. Di certo la concorrenza, anche da queste parti, non manca. Fatto sta che quello dell'attrattività residenziale diventa oggi uno degli obiettivi di fondo per rilanciare lo sviluppo della provincia. E così l'invito a venire a vivere e fare impresa nel Varesotto è diventato punto qualificante del nuovo piano quinquennale elaborato dalla Camera di commercio, che rileva come la crescita non possa prescindere dalla capacità di trattenere e attrarre risorse fatte anzitutto di imprese, turisti, residenti, lavoratori, investitori. Tre le linee strategiche con cui viene declinata questa "missione attrattività", con particolare attenzione alle attività sostenibili e al mondo giovanile. Si parte da "Investimenti e business" per l’insediamento e la permanenza sul territorio di iniziative imprenditoriali in una logica di integrazione con le politiche locali in tema di riqualificazione, infrastrutture, valorizzazione dell’ambiente, sistema degli incentivi, accesso al credito e supporto all’export. Seconda linea strategica il "Marketing turistico" in grado di favorire interventi di ampio respiro per cogliere le potenzialità incidendo sui problemi specifici e attivando nuove sinergie con soggetti pubblici e privati. La terza linea è appunto quella dell'"Attrattività residenziale", partendo da uno dei punti di forza della provincia, di Varese non a caso definita "crocevia d'Europa", la sua posizione geografica, vicina a Milano, alla Svizzera e a Malpensa, unita a un costo della vita inferiore a quello di aree circostanti. Il contesto ambientale di prim’ordine rende infine il territorio competitivo nell’attrarre nuova residenzialità, puntando in particolare a quella giovanile sotto il brand "Vieni a vivere a Varese", appoggiato a una solida base di offerte in grado di aprire l'accesso a soluzioni che ottimizzino le risorse già presenti e ampiamente riconosciute. In questo modo il "sistema Varese" intende garantire, con l'apporto diretto di tutti gli operatori interessati, nuove opportunità di accesso inserite in un sistema socio-economico concorrenziale. Tale da accrescere il richiamo per stabilirsi ai piedi delle Prealpi.
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di EZIO MOTTERLE
Oltre un terzo delle offerte di lavoro in arrivo da aziende del Varesotto che prevedono di assumere personale si scontra con l'assenza di domanda. Mancano insomma lavoratori necessari a un mercato che - non da oggi - incontra grosse difficoltà a far coincidere le due esigenze fondamentali per fronteggiare l'emergenza occupazione, con tre imprese su quattro
che hanno problemi di reperimento delle figure professionali in entrata, tra le più ricercate attrezzisti di macchine utensili, elettricisti e installatori di impianti elettrici, idraulici nelle costruzioni civili. Quali sono dunque le competenze richieste dalle imprese varesine alla ricerca di una particolare figura professionale? E quali percorsi formativi potrebbero migliorarne l’acquisizione, facilitando l’incontro tra domanda e offerta di lavoro? La risposta giunge da un'ampia ricerca ("For matching") condotta da Provincia e Camera di Commercio di Varese, che ha esaminato tutti i dati disponibili sul problema. Dunque la mancanza di candidati è al primo posto tra le difficoltà riscontrate dalle imprese che cercano forza lavoro, vengono poi questioni legate alla preparazione e all'esperienza del candidato, ma il primo problema resta l'assenza di aspiranti, che si collega principalmente al calo demografico e a motivi culturali (aspettative personali, retributive, di qualità e ambiente di lavoro). Il periodo storico si caratterizza per un disallineamento tra le competenze disponibili sul mercato del lavoro e quelle effettivamente richieste dalle imprese. Le aziende rilevano sempre più la difficoltà a reperire personale non solo nei settori manifatturieri, sempre più interessati da trasformazioni inerenti le nuove tecnologie, ma anche nell’ambito dei servizi, dove la mancanza di personale, unita al rapido turnover, è diventata strutturale, si pensi all’ambito turistico-alberghiero. Fondamentale a questo punto è che la formazione sia sempre più indirizzata alle reali esigenze del mondo imprenditoriale, obiettivo indicato con chiarezza da tutti gli enti interessati, anche per cogliere le opportunità di una tendenza positiva che vede comunque un incremento crescente del numero complessivo di avviati al lavoro. Nel segno di una vitalità che caratterizza l'economia varesina, in questo autunno certamente non privo di nubi.
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di EZIO MOTTERLE
Cadono le foglie, il gran caldo della lunga estate è finito, a metà ottobre avanza l'autunno. Finalmente, verrebbe da dire, archiviando l'aria di spensieratezza legata ai mesi della luce e accogliendo con sollievo anche un notevole abbassamento delle temperature, Il clima pare tornato sul binario giusto, si spera ora, per recuperarne una qualche normalità, di doversi attendere dense nebbie a novembre, freddo gelido a dicembre, neve copiosa a gennaio, forte secco a febbraio, piogge abbondanti a marzo, gradevoli tepori ad aprile. Resta dietro l'angolo pur sempre l'imprevisto, frutto di una allarmante mutazione climatica che ci insegue ormai senza tregua. Ma chissà che un "foliage" spettacolare acceso di gialli e rossi tale da attrarre nei boschi autunnali delle Prealpi visitatori estasiati, seguito a tempo debito da colline invernali ben imbiancate da un ovattante antidoto ad ogni grido emergenziale, con approdo successivo a tempi primaverili carichi di attesa per un soffice risveglio della natura, chissà che insomma un ritorno alla tradizionale sequenza delle stagioni apra puntualmente il tempo a una nuova estate riscaldata come si deve al momento giusto, arroventata dal solleone ma non troppo. Si spera che il clima pur facendosi largo tra le anomalie torni a fornire un'immagine rassicurante, richiamando magari quel tempo che fu, quando le stagioni duravano giusto tre mesi, ciascuna legata a immagini immutabili, quelle che la maestra di prima elementare invitava a disegnare sul quaderno a quadretti colorandole a tinte forti pastello, nell'ordine prati in fiore, ombrelloni al mare, foglie morte e comignoli fumanti sotto la neve. Ricordi di oltre mezzo secolo fa, per i pochi ormai che se li possono permettere, ripescando magari fogli antichi confinati nello scatolone dell'amarcord. Nostalgia di un mondo comunque rassicurante, senza pretese che il tempo scorresse come un orologio, col meteo prevedibile ora per ora scrutando radar e satelliti elaborati dall' onnipresente cellulare, nell'illusione di poter governare anche la durata del sole o il flusso delle nuvole, o di stabilire quando deve cadere una foglia o sbocciare un fiore. Non che il dramma assai serio del mutamento climatico possa essere ridotto a pittoresche romanticherie d'antan. Certo che a volte...
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Storica culla dell'imprenditoria nazionale, Varese oggi non va oltre il 33esimo posto fra le province italiane per numero di startup innovative. Ne conta poco più di un centinaio, concentrate nelle maggiori città, poche rispetto al numero complessivo delle imprese esistenti, tanto che considerando questo rapporto il posto in graduatoria diventa 78esimo. La difficoltà di innovazione è stata al centro dell'assemblea annuale del gruppo giovani imprenditori di Confindustria che per essere protagonisti di un nuovo ecosistema dell'innovazione hanno lanciato il progetto "Start up your ideas". Tra gli obiettivi, sviluppare un ambiente imprenditoriale favorevole alle startup innovative (imprese ad alto contenuto tecnologico e con forti potenzialità di crescita che rappresentano per questo uno dei punti chiave della politica economica italiana) facendo particolare attenzione a quelle che possono sostenere le specializzazioni industriali del territorio varesino, creare occasioni per indirizzare giovani talenti a supporto delle aziende creando maggiori e migliori opportunità di lavoro, costruire una politica di attrazione dei capitali di finanza innovativa a supporto delle nuove leve dell’imprenditoria locale. Iniziative insomma per facilitare la nascita di nuove aziende e nuovi imprenditori, alla luce del piano strategico "Varese 2050" che ha fra gli obiettivi proprio quello di aumentare il "fermento imprenditoriale" del Varesotto promuovendo un ecosistema innovativo a favore di una imprenditoria capace di rivolgersi anche e soprattutto al mondo dei giovani protagonisti della Varese del futuro. Un intervento per sostenere la capacità di rinnovamento del sistema produttivo, che sta rallentando in una fase storica bisognosa invece di forti accelerazioni, sia nella transizione digitale che in quella ambientale e sociale. Si chiede però che vengano eliminati anche quegli aspetti burocratici che spesso rischiano di rallentare la corsa all’imprenditorialità, favorendo uno snellimento delle procedure per l'avviamento di nuove imprese, spesso troppo complesse, tali da costituire un freno alle nuove idee, Che invece si fanno largo, visto che il numero di startup risulta in costante crescita. Segno che Varese può agevolmente risalire la china nella corsa irrinunciabile all'innovazione.
[post_title] => Visto da Varese: Obiettivo startup, l'impresa punta all'innovazione [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => visto-da-varese-obiettivo-startup-limpresa-punta-allinnovazione [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2023-10-06 07:25:22 [post_modified_gmt] => 2023-10-06 05:25:22 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=359311 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 358215 [post_author] => 44 [post_date] => 2023-10-01 05:50:00 [post_date_gmt] => 2023-10-01 03:50:00 [post_content] =>di EZIO MOTTERLE
Oggi la settima gran fondo, martedì la classicissima edizione numero 102. Sono i giorni della Tre Valli Varesine, storica festa del ciclismo che ieri ha aperto gli eventi colorando lo scenario suggestivo dei Giardini Estensi, cuore di un Varesotto che punta sulla voglia di pedalare anche per rilanciare il turismo sostenibile fra laghi e valli, con un importante indotto economico. Obiettivo perseguito con impegno negli ultimi anni, sviluppando percorsi ciclabili dotati di servizi adeguati, con risultati positivi che già si misurano. Un interesse crescente per il mondo della bicicletta cui il grande prestigio raggiunto dalla corsa clou ultracentenaria, vissuta per oltre un secolo all'insegna di uno sport coronato di campioni, assegna anche una visibilità mondiale in grado di moltiplicare il fascino di una vacanza in questa terra di frontiera ricca di attrattive. "Varese do you bike" e "Varese do you lake" sono i due fortunati slogan che hanno diffuso anche e soprattutto oltre confine un messaggio di grande richiamo, crescente il consenso di pubblico, gradita l'offerta di soggiorni full immersion nella natura ma anche nella cultura all'insegna di un autentico e moderno relax. Il bel tempo stavolta darà una mano agli organizzatori della società Binda, garantendo attraverso le riprese televisive la diffusione internazionale degli angoli più spettacolari della provincia (tante volte la pioggia ha impedito la piena fruizione di questa fondamentale occasione, preziosa anzitutto per le immagini dall'alto). Giorni di viabilità ovviamente condizionata dal passaggio delle corse che toccheranno buona parte del territorio, da nord a sud, dopodomani partenza fissata a Busto Arsizio e gran circuito finale attorno alla città di Varese, ampiamente pedonalizzata anche per far spazio al tradizionale arrivo davanti a Palazzo Estense, icona di una kermesse che richiamerà alle pendici delle Prealpi (nel quadro del "trittico lombardo") i nomi attualmente più blasonati del ciclismo mondiale. Gran folla attesa lungo tutti i percorsi, migliaia di tifosi in arrivo anche da zone limitrofe e dall'estero, segno della popolarità inossidabile di uno sport che per due volte ha assegnato proprio qui nel Varesotto il titolo iridato e che continua a emozionare nel ricordo di grandi, grandissimi protagonisti.
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Produrre nel Varesotto, storica terra di frontiera,significa per la maggior parte delle aziende operare anche sui mercati esteri, mediamente con quasi metà del fatturato derivante proprio dall'export. La recente indagine sulla internazionalizzazione realizzata da Confindustria Lombardia basata su un sondaggio cui hanno partecipato anche 146 imprese della provincia di Varese, offre a questo proposito uno spaccato eloquente. Ben il 79% delle aziende hanno rapporti con l’estero, la modalità di presenza più diffusa oltre confine è quella delle esportazioni (per il 93%), seguita dalle importazioni (il 51% acquista all’estero materiali e componenti, l'8% impianti e tecnologie). La presenza commerciale diretta interessa un numero contenuto di aziende (il 10% ha uffici di rappresentanza, il 4% è presente all’estero con proprie filiali commerciali o negozi direttamente gestiti), ancora meno diffusa la presenza produttiva (circa il 4% delle imprese internazionalizzate produce oltre confine con proprie sedi e stabilimenti). La rilevanza del commercio estero emerge anche dalla quota di fatturato, che tra le imprese che hanno risposto all’indagine nel 2022 è stata in media pari al 44,4%, in aumento rispetto al 43,1% del 2021. Si stima, inoltre, che questo valore possa crescere ulteriormente nel 2023, raggiungendo il 45,4%, in linea con il trend regionale. I mercati europei rimangono i principali per destinazione delle vendite all'estero (in testa Germania, Francia e Spagna) e si conferma inoltre l’importanza del mercato, con la propensione a esplorare di qui al 2025 mercati distanti, come Brasile, Emirati arabi uniti, Cina e Canada. Migliora insomma la competitività delle imprese internazionalizzate varesine sui mercati esteri (il valore complessivo dell'export ha superato lo scorso anno i 12 miliardi) anche se molto resta da fare ad esempio sul fronte dei collegamenti chiamati a garantire maggiore velocità negli interscambi. Produzione sempre più senza frontiere, insomma. importanti risultati in tema di internazionalizzazione, ma esigenza di rafforzare le varie connessioni col mondo: progetti come l’ampliamento dell’area cargo di Malpensa, ricorda Confindustria Varese, sono fondamentali per le intense attività di export delle imprese. Del Varesotto e non solo.
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Folla di turisti in buona parte stranieri, festosa ripartenza della funicolare, eventi culturali di richiamo, occasioni di ristoro per il corpo e per lo spirito. È stata un'estate di grande rilancio per il Sacro Monte di Varese, fiore all'occhiello della città-giardino che intende rafforzarne ora le prospettive attraverso appositi "stati generali" con cui a ottobre si valuterà in quattro giornate il ruolo culturale del prezioso patrimonio Unesco, la sua valorizzazione come luogo di fede anche in vista dell'anno giubilare 2025, l'esigenza di ripopolamento del borgo e le potenzialità come polo turistico e sportivo. Sullo sfondo, ovviamente, la questione irrisolta dell'accessibilità, oggi garantita sia dalla storica funicolare, sia dal bus urbano, sia dal mezzo privato (ferma restando la carenza di posteggi su in vetta), sia ovviamente dalla mobilità più dolce, cominciando dalla salita a piedi lungo il viale delle Cappelle, tradizionale consuetudine per migliaia di varesini e non solo, diretti spesso in preghiera al santuario mariano. Dibattito aperto, insomma, sulla rinascita dell'antica frazione montana di Varese, con la prospettiva di consolidarne il ruolo di primo polo d'attrazione del capoluogo, in sintonia con la sottostante area lacustre anch'essa al centro di iniziative per il rilancio specie dopo il ritorno alla balneabilità delle acque. A dare suggerimenti al progetto, con la regia della commissione comunale alla Cultura, saranno tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Sacro Monte, scrigno di tesori d'arte oltre che meta religiosa di prim'ordine (nel 2024 saranno 40 anni dalla storica visita di papa Giovanni Paolo II che salì a piedi lungo la via sacra nel pomeriggio del 2 novembre 1984). Superati i tempi in cui da Santa Maria del Monte rimbalzarono finanche richieste di autonomia dalla città (si parlò di "principato" sacromontino con diverse iniziative identitarie) pare dunque giunto il momento di dare al complesso seicentesco una prospettiva in grado di sostenerne il carattere di meta fruibile e produttiva, adeguandola alle esigenze dei tempi e rispettando il più possibile, nel quadro di un piano condiviso con la città, l'idea originaria che mezzo millennio fa diede vita nel cuore delle Prealpi a un microcosmo che ha mantenuto inalterato il suo fascino. Nonostante tutto.
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di EZIO MOTTERLE
D'accordo, alla fine i più sono partiti, accreditando nel conto statistico l'attesa ripresa del turismo. Molti però sono tornati prima del previsto, riducendo il numero dei pernottamenti: più che l'aria salubre di mari e monti potè il rapido svuotamento del portafogli. Senza contare i tanti che all'ultimo minuto di partire non se la son proprio sentita e i tantissimi che dinanzi a prezzi in salita e meteo poco affidabile alle vacanze 2023 ci avevano già messo da tempo una pietra sopra. Numeri precisi su quanti siano questi o quelli? Chi può dirlo. Largo dunque a stime, sondaggi, sensazioni soprattutto, valutazioni incerte anche per un Varesotto che non brilla più come un tempo quanto a patria del benessere (pur registrando un boom di presenze turistiche, soprattutto straniere, grazie all'insostituibile motore dei suoi laghi). Varesini in realtà alle prese con ben altra acqua alla gola. Un dato ufficiale diffuso nel cuore della vacanza lascia poco spazio alle interpretazioni. Il risparmio in provincia di Varese - dopo un periodo positivo - al 31 marzo di quest’anno registra un’inversione di tendenza: i depositi bancari complessivi sono scesi a 25 miliardi e 954 milioni, un calo del 2,9% rispetto allo stesso trimestre 2022 quando erano 26 miliardi e 733 milioni. Depositi per circa tre quarti accantonati dalle famiglie, che nell'anno considerato riducono i risparmi da 19 miliardi 426 milioni a 18 miliardi 867 milioni con un calo del 3,4%, come dire che in dodici mesi quasi 700 milioni sono svaniti, per pura curiosità si può calcolare che sono rimasti in banca circa 800 euro in meno per ogni residente, neonati compresi, frutto evidente del diffuso ricorso al gruzzolo più o meno faticosamente accumulato per fronteggiare la persistente impennata del carovita alimentato dall'inflazione. Flessione dei depositi molto evidente anche per le imprese, che fanno registrare un calo del 6% bruciando quasi 300 milioni con un calo della somma complessiva da 4 miliardi 821 milioni a 4 miliardi 534 milioni, mentre decrescono intanto anche i prestiti, 19 miliardi e 790 milioni (-2% rispetto al dato di un anno prima).
In vista di un autunno già carico di guai c'è davvero poco da stare allegri. Le ferie, fatte o saltate, a questo punto sono acqua passata. Ma il portafogli pieno diventa sempre più una chimera.
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