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malattie infettive

Hiv e Aids fanno ancora paura, e in zona colpiscono soprattutto i giovani: i dati di Ats
Città
Hiv e Aids fanno ancora paura, e in zona colpiscono soprattutto i giovani: i dati di Ats
SARONNO / VARESE - Ats Insubria, che ha competenza anche per il territorio di Saronno, ha raccolto i dati delle…
1 Dicembre 2021
Lotta al coronavirus, parla il primario in prima linea dell’Asst Valle Olona (ospedale Saronno)
Città
Lotta al coronavirus, parla il primario in prima linea dell’Asst Valle Olona (ospedale Saronno)
BUSTO ARSIZIO / SARONNO - Proviene dall’Ospedale Sacco di Milano, dove era Responsabile delle emergenze infettivologiche e bioterrorismo. In agosto…
15 Aprile 2020

SARONNO / VARESE - Ats Insubria, che ha competenza anche per il territorio di Saronno, ha raccolto i dati delle notifiche pervenute in seguito alle diagnosi di Hiv e Aids, effettuate presso gli ambulatori Mts, Malattie a trasmissione sessuale, e nei reparti ospedalieri di malattie infettive, presenti sul territorio di competenza. I dati relativi all’anno in corso sono parziali, in quanto l’anno non è ancora concluso, ma consentono di raffrontare l’andamento dell’infezione nell’ultimo biennio. “Le nuove diagnosi di Hiv in Ats Insubria appaiono in diminuzione verosimilmente anche per effetto di un minore accesso ai servizi sanitari e allo screening nel periodo pandemico. Si registra comunque un’incidenza più accentuata dell’infezione nelle fasce più giovani della popolazione, 20-44 anni, che conoscono meno le insidie dell’Hiv. Screening e diagnosi precoci sono sicuramente due preziosi alleati contro l’Hiv, ma sono indispensabili anche attività di prevenzione e sensibilizzazione, sul tema, della popolazione, con particolare riguardo ai giovani ” commenta il Dipartimento di igiene e prevenzione sanitaria di Ats Insubria che ricorda: “per evitare la trasmissione dell’infezione è necessario sensibilizzare ad avere rapporti sessuali sicuri e protetti; sottoporsi a iniezioni, tatuaggi, piercing e pratiche simili solo con la certezza che vengano utilizzati aghi monouso”.

Per quanto riguarda le nuove diagnosi di Aids conclamato e i decessi correlati in Ats Insubria, così come a livello nazionale, i numeri continuino a diminuire con progressivo aumento delle età interessate, prevalentemente >45 anni, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate molto efficaci nel rallentare l’evolvere dell’infezione.

L’Iss, Istituto superiore di sanità, indica le seguenti possibili strategie di prevenzione per evitare la trasmissione dell’infezione Hiv per via sessuale: "Avere rapporti sessuali mutuamente monogamici con un partner non infetto, astenersi da rapporti sessuali e nel caso di rapporti occasionali (vaginali, orogenitali o anali), utilizzare sempre il preservativo".

01122021

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“Non contiamo più le ore di lavoro che facciamo, i ritmi del nostro lavoro sono cambiati completamente - dice -. Come responsabile del reparto di Malattie Infettive posso dire che sono circondato da collaboratori, siano essi medici o infermieri, con un livello di disponibilità e senso di responsabilità e sacrificio impareggiabili. Ho trovato la stessa generosità anche in molti colleghi di altre specialità: pneumologi soprattutto, ma anche chirurghi vascolari, internisti, medici nucleari, ortopedici, otorinolaringoiatri, molti dei quali si sono offerti fin dall’inizio della pandemia per dare una mano”.

L’ospedale è stato ripensato in modo radicale.

“La strategia della direzione è stata quella di ampliare gradualmente la disponibilità di posti-letto per i malati Covid-19, anticipando l’incremento dei casi, che si è puntualmente verificato. Questo ha comportato il sacrificio di posti letto in tutte le discipline, ma ha consentito una gestione organica della situazione”.

Oltre un mese di lotta contro il Sars-Cov-2.

“Nell’esperienza che ci siamo fatti in questo mese non possiamo dire di aver osservato un’evoluzione nel comportamento dell’infezione. I pazienti che vengono ricoverati sono più gravi rispetto all’inizio della pandemia, perché oggi non tutti i pazienti infetti vengono ricoverati in Ospedale: chi ha sintomi meno impegnativi resta al proprio domicilio, per scelta o per necessità. In questo modo può sembrare che la mortalità sia molto più alta rispetto a quello che si era osservato all’inizio dell’epidemia”.

La lotta al coronavirus impone ai clinici le più ampie competenze.

“Non ci sono sintomi che distinguono il Covid-19 da una comune influenza e quindi, in questa fase dell’epidemia che non si sovrappone (come all’inizio) all’epidemia stagionale dell’influenza, è lecito sospettare che la maggior parte delle cosiddette sindromi influenzali siano causate dal Sars-CoV-2, soprattutto se la febbre non ha un’altra causa più plausibile. La differenza con l’influenza è sia l’evoluzione a breve termine (perché questo coronavirus dà più frequentemente polmonite grave), sia per la persistenza di stanchezza riferita da un buon numero di pazienti, anche dopo la guarigione dalla fase acuta”.

Non ultime le tante, tantissime manifestazioni di vicinanza.

“Fin dall’inizio abbiamo sentito il sostegno della collettività. Gli esempi sono numerosi. Dalle offerte di denaro, alla disponibilità di materiale sanitario o tecnologico (computer, tablet e altre apparecchiature), il continuo approvvigionamento di cibarie (pizze e dolci vanno per la maggiore) offerti da operatori del settore. Ma anche le manifestazioni di solidarietà che i cittadini hanno espresso in forme diverse: i ringraziamenti pubblici e privati, gli striscioni, le e-mail”.

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