SARONNO – Solo tre bancarelle. Una di vestiti, una di frutta e una di dolci. E' il triste spettacolo che si sono trovati davanti ieri mattina i clienti del mercato della Cassina Ferrara. Ennesimo triste capitolo di un'agonia che continua da tempo ma che negli ultimi mesi ha decisamente accelerato.
All'origine il mercato si teneva lungo via Einstein sempre il venerdì mattina ed aveva una decina di banchi. “Recentemente ci eravamo attestati su 7 presenze che sono rimaste più o meno stabili anche negli ultimi due anni di pandemia – spiega uno dei venditori – ma negli ultimi mesi la situazione è sempre più peggiorata”. Tra le cause gli ambulanti indicano la location: “Qui in questo spazio siamo praticamente invisibili – continua – una volta sulla strada chi passava ci vedeva si fermava a curiosare. C'era un po' di viavai. Adesso qui non viene praticamente nessuno ed anzi con gli alberi fioriti e le foglie siamo praticamente invisibili”.
Una situazione che preoccupa anche i clienti abituali: “Per noi certo è una risorsa – spiega una 67enne – e devo dire che oggi vedendo solo tre bancarelle mi sono molto preoccupata temo che si stanchino anche loro. Per loro è un business è chiaro che se la piazza della Cassina non è attrattiva andranno giustamente altrove”. Cosa fare dunque? “Un po' di pubblicità nel quartiere e in città magari in quelli limitrofi potrebbe essere un inizio" conclude uno dei presenti.
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SARONNO - "Il mercato rionale della cassina Ferrara era nato per sopperire alla carenza di negozi di vicinato, soprattutto alimentari. Negli anni, però, ha perso il suo senso". Massimo Uboldi del Movimento 5 Stelle interviene sul futuro del mercato di quartiere, ripercorrendone la nascita e sottolineando come, a suo giudizio, le trasformazioni successive abbiano progressivamente compromesso il progetto originario. Tutto parte dalla segnalazione de ilSaronno di come l'appuntamento si sia ridotto ad un solo stand nelle ultime settimane.
Una riflessione che arriva davanti alla situazione attuale del mercato e alla progressiva riduzione degli ambulanti presenti. Uboldi ricorda innanzitutto la genesi dell'iniziativa, nata diversi anni fa.
"Il progetto del mercato rionale è stato un'iniziativa promossa da me all'allora direttivo di Ascom e, insieme a Mario Nazeri e al presidente Farina, presentata nei minimi particolari all'assessore Lodovico Scolari durante la prima Giunta del sindaco Pierluigi Gilli. Poi, con il subentro di Strano, si è concretizzato e ha ottenuto il riconoscimento regionale come secondo mercato cittadino".
Secondo Uboldi, il problema è arrivato con le modifiche introdotte negli anni successivi. "Purtroppo negli anni ha subito cambiamenti che hanno compromesso lo spirito iniziale. Ha iniziato a perdere il suo senso con lo spostamento dalla strada alla piazzola durante la Giunta Fagioli".
Alla base del progetto, sottolinea l'esponente del Movimento 5 Stelle, c'era infatti un'esigenza precisa del quartiere: garantire ai residenti la possibilità di acquistare prodotti essenziali senza doversi spostare verso altre zone della città. "Dopo la prima fase doveva diventare un mercato con beni di prima necessità, in particolare alimentari, per sopperire alla carenza di negozi di vicinato, anche in considerazione dell'età avanzata dei residenti. Questo però non è successo e le conseguenze si vedono ora".
Per Uboldi, dunque, la difficoltà attuale del mercato non è soltanto legata al numero degli ambulanti rimasti, ma anche alla mancata realizzazione fino in fondo della funzione di servizio di prossimità sulla quale era stato costruito il progetto originario.