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monsignor angelo centemeri

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18 Ottobre 2019

SARONNO - Nella mattinata di ieri, il sindaco Augusto Airoldi e la vicesindaco Laura Succi hanno incontrato per una chiacchierata Angelo Centemeri, da 40 anni a Saronno,

Prevosto dal 1982 al 2007, docente apprezzato all’UniTre e da 16 anni cappellano alla casa di riposo Gianetti. Don Angelo ha compiuto 93 anni lo scorso 2 aprile, ma il suo contributo alla comunità saronnese rimane prezioso, come quello dei tanti concittadini di valore che, come lui, hanno ricevuto l’onorificenza cittadina.

La disamina del quotidiano da parte di don Angelo ha toccato vari argomenti: dai bisogni sempre più pressanti delle famiglie, alla difficoltà nell’avviare un dialogo con i ragazzi, dalla necessità di coinvolgere attivamente persone e associazioni nella vita di comunità, a quella di accogliere in maniera generosa e pro-attiva gli stranieri, così come è avvenuto con le prime immigrazioni quando lui era Prevosto della città.

“Fra l’altro – racconta Don Angelo – abbiamo tutti il dovere di apprezzare il grande lavoro che le donne straniere stanno svolgendo con i nostri anziani. Io lo vedo quotidianamente alla Casa di Riposo Gianetti, dove il personale si prende cura degli ospiti con amore e dedizione. Nonostante, infatti, l’emergenza sanitaria sia rientrata, all’interno delle residenze di risposo l’attenzione è rimasta alta ed l’apertura all’esterno avviene ancora con grande prudenza per queste strutture che accolgono anziani sempre più soli: è invece necessario che le case di riposo si aprano alla città e promuovano uno scambio con chi sta fuori”.

“Nel 2005 l’Amministrazione comunale ha conferito a monsignor Angelo Centemeri la civica benemerenza la Ciocchina – ricorda il sindaco Angelo Airoldi- quale riconoscenza per il suo prezioso lavoro a favore dell’intera città di Saronno. Oggi, alla veneranda età di 93 anni, ci è piaciuto ricordare con lui quei momenti quale augurio per anni ancora lunghi in mezzo a noi. Ad multos annos, don Angelo”.

04042023

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SARONNO - La lettera di don Angelo Centemeri, ex prevosto di Saronno, all'intera comunità di Saronno in occasione del Natale.

Carissime e carissimi,

    che cosa vi dirò per il S.Natale di Gesù? Condividiamo le preoccupazioni di tutti per quello che succede. Non siamo capaci di convivere con il Covid usando le precauzioni necessarie, non vediamo la fine della spaventosa guerra, temiamo per il futuro e non riusciamo a cambiare il nostro stile di vita per affrontare il cambiamento climatico, i mezzi di comunicazione ci portano ogni giorno notizie di violenza, di corruzione … E il bene? 

Quello che ha portato Gesù dov’è? Sembra che la bontà sia ignorata. Eppure ci sono donne e uomini che donano e si donano, nel nascondimento. Come potrebbe continuare il mondo senza di loro? Questo ci dice che Gesù è con noi. Questo dobbiamo dirci per fare la nostra parte, sempre, comunque e dovunque. Ve lo vorrei dire con il salmo 70:

“Dio mio vieni presto ad aiutarmi . Io non cesso di sperare. La mia bocca annunzierà la tua giustizia. Dirò le meraviglie del Signore. Ed ora, o Dio,nella vecchiaia e nella canizie non abbandonarmi finché io annunzi la tua potenza, le tue meraviglie a tutte le generazioni. Mi hai fatto provare molte angosce e sventure. Mi darai ancora vita, mi farai risalire dagli abissi della terra”.

Così i nostri pensieri angosciosi possono diventare preghiera fiduciosa e la preghiera può ispirare e sostenere la nostra operosità generosa nel bene. Anche noi, che viviamo in quest’epoca siamo amati dal Signore, per questo continua lo scambio di bene e di amore con Dio e tra noi. Con questo messaggio   vengo anche quest’anno nella vostra casa per stare un po’ con voi, per essere riconosciuto, rispondere con il mio al vostro sorriso, incontrare Gesù che abita da voi e pregare insieme:

     Padre nostro, che sei nei cieli,

hai voluto metterci al mondo per amarti come figli, per collaborare con Te, per amarci come fratelli.

Noi abbiamo profanato e sciupato i tuoi doni ed ora abbiamo anche perso la pace, ci sono tante guerre e discordie in ogni parte. Vedi la nostra afflizione, perdonaci, aiutaci a ricominciare.

     Gesù, figlio di Dio e figlio di Maria, Tu conosci il nostro patire. Sei venuto tra noi. Tu ci vuoi bene e ci hai promesso di restare con noi. Tanta sofferenza dei piccoli e degli innocenti ci apra gli occhi per riconoscerTi nei bisognosi,

 ci aiuti a rinnovare la nostra vita ascoltandoti, nella operosità, nella sobrietà, nella solidarietà.

     Spirito Santo, dolce ospite dei nostri cuori,rinnova in noi la fiducia, tu che distribuisci i diversi doni, perché le donne e gli uomini si stimino, si comprendano, si aiutino per crescere nell’amore, come vuole il Creatore.

     O Signore, nel giorno del Santo Natale donaci la tua pace. Ne abbiamo proprio bisogno. Grazie!

     Ed ora, con tutto il cuore, vi saluto, vi auguro ogni bene e vi benedico.

 Santo Natale 2022                 

                            don Angelo

(foto archivio)


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SARONNO - Con la celebrazione di una santa messa nella chiesa Prepositurale che l’ha vista tutti i giorni, per lunghi anni, nei primi banchi, prima di iniziare la giornata, Saronno ha ricordato ieri Maria Lattuada.

E’ la seconda tappa di un centenario che “non vuole essere mera celebrazione, ma momento vivo di riflessione e crescita per tutta la comunità” ricorda il referente del comitato promotore Miro Fresc. Continua “Maria Lattuada è stata un esempio di vita umile e fattiva, un modello prezioso da scoprire e seguire”.  A presiedere la celebrazione monsignor Erminio De Scalzi, vescovo della Chiesa Ambrosiana, anche lui concittadino saronnese.

De Scalzi, nella sua omelia, ha tracciato un profilo nitido di Maria, “donna dalla straordinaria passione che trasferiva nella realizzazione di attività e opere per i più bisognosi, coinvolgendo con il suo entusiasmo le persone intorno a sé”. Ha concluso auspicando che si possa scrivere una biografia su Maria per non disperdere un ricordo così importante.

Hanno concelebrato monsignor Claudio Galimberti, nuovo prevosto e monsignor Angelo Centemeri, un pezzo di storia della chiesa saronnese, profondo conoscitore di Maria, del suo pensiero, delle sue opere. Nonché membro del comitato promotore del Centenario.

Tra i fedeli, presente anche il sindaco Augusto Airoldi, a titolo privato, che per l’affetto nei confronti di Maria anche in questa circostanza non è voluto mancare (lo ricordiamo intitolare il parco di Via Martin Luther King, l’8 settembre, data di nascita di Maria ed inizio ufficiale del centenario con l’intitolazione).

In mezzo al popolo di Dio anche gli altri membri del comitato e tanta gente che ha conosciuto Maria.

Nel ringraziare concelebranti e fedeli,  Miro Fresc, in rappresentanza del Comitato ha “rassicurato monsignor De Scalzi”, segnalando che è già in cantiere una biografia di Maria e che “ci si permetterà di bussare alla sua porta per chiedergli di stendere e firmare la prefazione”. De Scalzi si è simpaticamente reso disponibile.

Si dà quindi appuntamento a tutti per il prossimo passo del centenario che potrebbe avere la luce in dicembre: una mostra fotografica su Maria,  su quello che ha fatto a Saronno e non solo.

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Carissime e carissimi amici, ho un grande desiderio di venire da voi per rivedervi, per ascoltarvi, per pregare con voi per condividere questo Santo Natale drammatico e nello stesso tempo più autentico. Per fermare la pandemia ci dicono di evitare il superfluo, di essere sobri, di provvedere alle tante situazioni di bisogno; a ben vedere questo non ci toglie la festa anzi ci dà la possibilità di viverla più interiormente, più gioiosamente, per accogliere e comunicare il dono che porta a tutta l’umanità. Il figlio amato dal Padre, Gesù, viene a condividere la nostra condizione umana per farci entrare nella sua vita. Con Lui possiamo raggiungere “le aspirazioni più alte: unità e universalità, pace e fratellanza, nobiltà e salvezza, amore e liberazione per ogni uomo infelice” (S.Paolo VI). Per raggiungere la sua meta Gesù non ha contato sul potere e sul denaro, ha vissuto la povertà, il servizio, il dono di sé. Per dirci che il senso della nostra vita è nell’Amore, perché siamo amati dal Signore, Lui ha donato la sua vita. Per comprenderlo abbiamo bisogno del dono della sapienza. In questi mesi di isolamento, di silenzio e di preghiera, ho sentito tante domande angosciose, quanta sofferenza, quanti amici sono scomparsi … ma ho visto anche quanto bene e quanta generosità ha suscitato qui, tra noi e nelle nostre famiglie il terribile contagio. Allora mi sono rivolto alla mamma di Gesù, a Lei, che ha dato umanità al Verbo di Dio, per chiederle di aiutarmi ad entrare nel grande mistero di amore che Lei ha vissuto. Maria, cara mamma di Gesù, il vecchio Simeone, che aveva riconosciuto il Salvatore, te l’aveva detto: quel bambino sarebbe stato scomodo e ti avrebbe procurato tanto dolore. Ma lo avevi capito subito, dopo aver pronunciato il tuo “si”. È stato necessario l’intervento dell’angelo per far superare al tuo Giuseppe la sua incomprensione. Per non dire del viaggio e dell’arrivo a Betlemme. Non c’era posto per voi. Che pena! Hai provato che cosa vuol dire il non essere accolti. Poi, solo tu puoi sapere quanto grande è stata la gioia quando hai avuto tra le braccia il tuo bambino. Lo contempliamo anche noi, commossi, guardandolo nel presepio di famiglia. Chi avrebbe pensato che cercavano a morte quel tuo bellissimo bambino? Così hai provato ad essere migrante, dopo l’incontro affettuoso coi semplici pastori e i sapienti dell’oriente. Ed hai conservato tutto nel tuo cuore. Hai creduto. Tanti anni li hai vissuti nel nascondimento a Nazaret. A Cana, quando hai pensato che poteva mostrare chi era, ti sei sentita dire che non era ancora “l’ora”. Hai continuato a stare con Lui, alla sua scuola e ti sei trovata, con Lui, sotto la croce. Era quello il trono di Davide, suo padre, come ti era stato promesso? Hai avuto tra le braccia, sfigurato, morto, quel tuo bellissimo e amato figlio. Tutto si è compiuto. Ti ha affidato il discepolo prediletto, così ti ha chiamato ad un’altra maternità gioiosa e dolente, sei la nostra mamma. Per questo ci rivolgiamo a Te, tienici in braccio. Tu ci capisci, vedi il nostro dolore, siamo smarriti, tanti sono morti in solitudine, senza una carezza. Tu non ci liberi dalla prova. Allora suscita ancora, tra noi, nelle famiglie e nelle comunità, tanti miracoli di amore. Aiutaci ad ascoltare la Parola di Gesù e a fidarci, perché possiamo credere, sperare ad amare come facevi Tu. Intercedi perché i nostri cuori guariscano e siano liberati da ogni contagio del male in attesa che possiamo anche noi vedere, coi nostri occhi stupiti, il Tuo figlio splendido, vivo. Guardaci, cara mamma di Gesù e mamma nostra non farci mancare il tuo sorriso, ne abbiamo bisogno. Vi ho raccontato la storia vera del S.Natale, ora lascio che siano Gesù e la sua Santa Madre a restare con voi perché possiate vivere il mistero dell’Amore, ricevere e comunicare il dono della speranza, in un sereno e gioioso Santo Natale, consapevoli che tutto succede per la gloria di Dio nell’alto dei cieli e per la pace a tutti gli uomini, amati dal Signore. Con tanto affetto per il Santo Natale 2020 [post_title] => Natale, gli auguri dell'ex prevosto don Angelo Centemeri [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => natale-gli-auguri-dellex-prevosto-don-angelo-centemeri [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2020-12-24 05:00:50 [post_modified_gmt] => 2020-12-24 04:00:50 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=228383 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [5] => WP_Post Object ( [ID] => 221090 [post_author] => 1 [post_date] => 2020-10-27 11:00:37 [post_date_gmt] => 2020-10-27 10:00:37 [post_content] => SARONNO - Chiesa piena, ovviamente nel pieno rispetto delle norme Covid, ieri mattina in Prepositurale per l'ultimo momento di celebrazione legato alla ricorrenza de il Trasporto che ricorre l'ultima domenica di ottobre. Come tradizione alla messa delle 10,30 di lunedì si sono ritrovati tutti i religiosi originari di Saronno o che hanno prestato servizio in città. Si sono ritrovati tutti i sacerdoti della comunità pastorale da don Alberto Corti a don Vincenzo Bosisio cappellano dell'ospedale a chi ormai ha lasciato Saronno come don Stefano Felice. Protagonista l'ex prevosto monsignor Angelo Centemeri che ha festeggiato i 65 anni di ordinazione sacerdotale. Una prima cerimonia si era tenuta la scorsa estate in occasione della patronale ma a causa delle normative anti covid monsignor Centemeri non aveva potuto partecipare e si era limitato a condividere alcune missive coi fedeli saronnesi. Ieri invece è stato protagonista di un'intensa e sentita omelia fulcro della celebrazione che ha chiuso la ricorrenza del Trasporto. 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Era presente davvero l'intero quartiere: i volontari della struttura di via Piave che ospita associazioni del sociale e culturale, l'Avis, l'associazione nazionale carabinieri ma anche tanti clienti della storica attività di riparazione e vendita di piccoli elettrodomestici di via Parini. A celebrare la messa il prevosto monsignor Armando Cattaneo con il nuovo vicario Denis Piccinato e il predecessore l'ex prevosto Angelo Centemeri che ha pronunciato l'omelia "non un panegirico ma un modo per ricordare l'esempio di Severino". Centemeri ha ricordato la scelta della famiglia di donare gli organi "dalle cornee, al midollo fino  alla pelle per i grandi ustionati" un ultimo gesto per ricordare le doti naturali di Severino che unite da una vita spirituale intensa gli hanno permesso di "specchiare in vita le beatitudini". L'ex prevosto, in alcuni momenti con la voce rotta dalla commozione, ha ricordato la straordinarietà di un uomo capace di ispirare "fiducia e che appena andato in pensione si era dedicato al volontariato". Forte l'abbraccio con la famiglia dalla moglie Ornella alla figlia Cinzia e alle due nipotine Martina e Alice. Al termine del funerale il ricordo del presidente della Lilt che ha sottolineato come "la sola presenza di tutte queste persone dimostra quanto bene hai fatto" e quindi il genero Lorenzo che ha tratteggiato la sua figura: "Era un uomo di poche parole e tanti fatti concreti che concludeva senza scuse e con impegno e dedizione. Era capace di starti accanto senza essere invadente". [gallery type="rectangular" ids="178456,178458,178459,178460,178461"] [post_title] => Regina Pacis gremita per all'addio a Pauletto. 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SARONNO - Si è spento stamattina, mercoledì 11 marzo, monsignor Angelo Centemeri amatissimo ex prevosto di Saronno. Una vita lunga novantasei anni, settanta dei quali trascorsi nel sacerdozio, e soprattutto un quarto di secolo alla guida della comunità cittadina. Con la morte di monsignor Angelo Centemeri Saronno perde una figura che per molti è stata più di un prevosto: un punto di riferimento umano e spirituale capace di accompagnare intere generazioni.

Nato il 2 aprile 1930 a Sesto San Giovanni, Angelo Centemeri scelse molto presto la strada del sacerdozio. Fu ordinato il 26 giugno 1955 nel Duomo di Milano da Giovanni Battista Montini, destinato pochi anni dopo a diventare papa Paolo VI. Da quel momento iniziò un cammino pastorale che lo avrebbe portato, nel 1982, a Saronno.

L’arrivo in città segnò l’inizio di un lungo periodo che molti saronnesi ricordano ancora oggi. Per venticinque anni, fino al 2007, monsignor Centemeri guidò la Prepositurale accompagnando la comunità in una fase di grandi cambiamenti sociali. Il suo stile era fatto di ascolto, dialogo e presenza quotidiana. Non era raro incontrarlo tra le persone, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei momenti pubblici della città.

Durante il suo ministero nacquero iniziative che nel tempo sono diventate parte stabile della vita cittadina. Nel 1987 prese forma Radio Orizzonti, una radio pensata per raccontare la vita della comunità e dare voce alle realtà locali. Tredici anni dopo, nel 2000, in occasione del Giubileo, venne avviata la mensa "Amici di Betania", un progetto concreto di solidarietà dedicato a chi vive situazioni di fragilità. Un segno tangibile della sua attenzione verso chi aveva meno.

La sua azione pastorale fu segnata anche dalla volontà di tenere aperta la comunità ai cambiamenti della società. Favorì il dialogo con i giovani e con le famiglie, ma anche l’accoglienza verso i nuovi cittadini arrivati in città negli anni dell’immigrazione. Per molti saronnesi la sua figura rappresentava una presenza rassicurante, capace di unire tradizione e attenzione ai bisogni del presente.

Per questo impegno nel 2005 il Comune di Saronno gli conferì la civica benemerenza "La Ciocchina", uno dei riconoscimenti più significativi per chi ha dato un contributo importante alla città.

Quando nel 2007 lasciò l’incarico di prevosto, non si ritirò dalla vita pastorale. Scelse invece di continuare a servire la comunità in modo diverso. Divenne cappellano della casa di riposo Gianetti a Cassina Ferrara e iniziò a collaborare con l’Unitre come docente. Anche in questa nuova fase continuò a essere vicino alle persone, soprattutto agli anziani, con quella stessa attenzione umana che aveva caratterizzato il suo ministero.

Negli anni successivi non mancò mai nei momenti importanti della città. Tra questi la festa dei patroni Santi Pietro e Paolo con il tradizionale rito del pallone sul sagrato della Prepositurale, una tradizione molto sentita dai saronnesi e che negli ultimi anni lo aveva visto ancora protagonista con l’omelia durante le celebrazioni.

Uno dei momenti più intensi del suo lungo cammino pastorale arrivò durante la pandemia. Dal febbraio 2020, quando l’emergenza sanitaria colpì duramente anche le case di riposo, monsignor Centemeri si trovò a vivere un periodo di isolamento nella RSA Gianetti. Continuò però a celebrare messa ogni giorno nella cappella della struttura, spesso da solo, ma idealmente insieme alla comunità. Quelle celebrazioni solitarie diventarono il simbolo di un legame che non si era interrotto. In quei mesi scrisse riflessioni e messaggi rivolti ai fedeli, parole semplici ma profonde che invitavano alla sobrietà, alla generosità e alla speranza. Parlava spesso dell’amicizia con Gesù come di un rapporto personale e quotidiano, capace di sostenere anche nei momenti più difficili.

Nel giugno 2025 festeggiò il traguardo dei settant’anni di ministero sacerdotale. Per quell’occasione raccolse ricordi e riflessioni in un fascicolo autobiografico intitolato "Storia di un'amicizia". Un titolo che molti hanno interpretato come la sintesi della sua vita: una lunga amicizia con la fede e con le persone incontrate lungo il cammino.

Anche negli ultimi anni continuò a partecipare alla vita cittadina. Nel dicembre 2024, dopo il furto avvenuto nel Santuario della Beata Vergine dei Miracoli, volle compiere un gesto simbolico donando il calice della sua ordinazione per la messa di riparazione. Un gesto semplice ma carico di significato, che raccontava il suo legame con la città e con la sua comunità.

Nel corso degli anni non sono mancati anche momenti pubblici di riconoscenza. Nel 2023, per i suoi 93 anni, ricevette la visita dell’amministrazione comunale con gli auguri ufficiali della città. Un segno di affetto verso una figura che, pur non ricoprendo più incarichi ufficiali, continuava a essere parte della storia di Saronno.

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