TRADATE - Sta facendo il giro del paese la notizia che un seggio a Tradate sia stato chiuso ieri in occasione delle votazioni del referendum per permettere ai presenti di gustarsi un gelato. Un tema di grande attualità visto quanto accaduto a Palermo che ha suscitato una ridda di commenti nelle pèiazze e nei bar cittadina. In realtà è stato solo affisso un cartello ma il seggio non è stato chiuso. Si è trattato di un gesto goliardico durato pochi minuti.
L'autore del cartello non è ancora stato scoperto. Sono, infatti, in corso accertamenti per capire chi abbia scritto e affisso il foglio. E' rimasto appeso pochi minuti. Quando l'accaduto è stato segnalato ai carabinieri di vigilanza fissa al seggio, il foglio già non c’era più. I militari hanno verificato che tutti i componenti fossero regolamente presenti. La foto è stata girata al Comune di Tradate che ha segnalato l’accaduto in Prefettura mentre i carabinieri realizzeranno una relazione sull'accaduto per le valutazioni del caso.
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SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’ex assessore Lucia Castelli in merito al referendum
Prosegue il percorso di approfondimento sui quesiti referendari del prossimo 12 Giugno.
L'operato dei magistrati e la valutazione della professionalità e della competenza dei magistrati è operata dal Consiglio Superiore della Magistratura - CSM che decide sulla base di valutazioni fatte anche dai Consigli Giudiziari. I consigli giudiziari sono organismi territoriali composti da magistrati e membri “non togati”: avvocati e professori universitari in materie giuridiche. Questa componente laica, che rappresenta un terzo dell’organismo, è però esclusa dalle discussioni e dalle votazioni che attengono alle competenze dei magistrati. In buona sostanza, all’interno di questi organismi decidono solo i componenti appartenenti alla magistratura: solo i magistrati, dunque, hanno il compito di giudicare gli altri magistrati, rendendo la valutazione viziata dalla logica di casta.
Votando SI al referendum, viene riconosciuto agli interi Consigli Giudiziari, quindi anche ad avvocati e professori universitari, la partecipazione attiva alla valutazione dell’operato dei magistrati.
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SARONNO – Riceviamo e pubblichiamo la nota dell’ex assessore Lucia Castelli della Lega, in merito all'imminente scadenza referendaria.
La separazione tra i poteri dello stato è l’ossatura di ogni sistema repubblicano. Il potere giudiziario, rappresentato dalla magistratura italiana, vive una condizione particolare che è bene approfondire. Di fatto non esiste nessuna differenza tra un magistrato che si occupa delle indagini e di formulare l’accusa, e un magistrato che si occupa di pronunciare la sentenza. Infatti nel corso della carriera, gli stessi magistrati passano più volte dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti e viceversa.
Questa contiguità tra il pubblico ministero e il giudice contraddice l’idea che l’attività della parte che accusa (PM), debba restare distinta da quella di chi giudica. Lo spirito di appartenenza alla medesima categoria compromette un sano e fisiologico antagonismo tra le diverse funzioni, vero presidio di efficienza e di equilibrio del sistema repubblicano. Votando sì al referendum. Votando sì al referendum il magistrato dovrà scegliere all’inizio della carriera la funzione giudicante o requirente, mantenendo quel ruolo durante tutta la vita professionale.
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09062022
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Prosegue il percorso di approfondimento sui quesiti referendari del prossimo 12 giugno proposto dall' avv. Lucia Castelli.
Dopo il primo, riguardante l'abolizione del Decreto Severino, Il secondo quesito riguarda i limiti della custodia cautelare.
La custodia cautelare è una misura coercitiva con la quale un indagato viene privato della propria libertà nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di alcun reato.
Da strumento di emergenza con gli anni, è stato trasformato in una vera e propria forma anticipatoria della pena, rappresentando un’evidente violazione del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza e costringendo migliaia di cittadini accusati di reati minori, addirittura poi assolti, a conoscere l’umiliazione del carcere prima di un processo.
Oltre al tremendo impatto sulle persone, l’ingiusta detenzione rappresenta anche un onere economico per il Paese: i 750 casi di ingiusta detenzione nel solo 2020 sono costati quasi 37 milioni di euro di indennizzi, dal 1992 a oggi lo Stato ha speso quasi 795 milioni di euro.
Votando SI al referendum
Se vincesse il SI si abolirebbe la possibilità di procedere alla privazione della libertà pèrima di una condanna, fatto salvo per i reati ritenuti gravi, come ad esempio omicidio, mafia e terrorismo.
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SARONNO - Riceviamo e pubblichiamo la nota di Marco Castelli in merito all'incontro di giovedì sera dedicato al referendum.
Ogni referendum genera dei bei momenti di incontro e partecipazione. E anche questo referendum previsto per il 12 Giugno sta confermando queste aspettative, nonostante il curioso silenzio dai media nazionali non aiuti a portare sulle prime pagine il dibattito si sta verificando in moltissime occasioni.
Anche nella serata di Giovedì 19 Maggio, organizzato dalla Lega Lombarda di Saronno e dal Comitato per il Sì, è emerso un’interessante occasione di approfondimento dei quesiti e delle motivazioni politiche che hanno indotto la realizzazione di questa occasione per riformare la giustizia italiana.
Grazie all’Avvocato Monica Alberti c’è stata l’occasione di entrare nello specifico delle tematiche tecniche che caratterizzano questa tornata referendaria, sviscerando i legittimi dubbi e perplessità riguardo i cambiamenti reali che la giustizia italiana compirà se dovesse passare il Sì. Gli approfondimenti tecnico politici hanno visto un brillante intervento dell’Avv. Mauro Rotondi, consigliere comunale saronnese in quota PD, che ha sottolineato l’esigenza di muoversi verso questo cambiamento, trovandosi allineato con i promotori del referendum, sia su un piano tecnico che su quello politico di architettura dello stato, approfondendo la specifica per gli amministratori locali.
Dello stesso avviso il Sen. Lega Stefano Candiani che ha riportato l’esperienza parlamentare per chiudere il quadro della serata, e ha sottolineato, come la trasversalità di questo tema evidenzi la necessità e l’urgenza di compiere insieme questo passo importante e storico per l’Italia intera.
Non sono mancate le domande dal pubblico che ha sottolineato a più voci come queste serate servano a colmare il vuoto che l’informazione generalista sta lasciando al cittadino per poter affrontare con la giusta consapevolezza l’importate chiamata referendaria.






SARONNO - "Siamo lieti di annunciare la gradita partecipazione dI Mauro Rotondi, consigliere comunale saronnese del Partito Democratico, all’evento di giovedì 19 maggio, in cui saranno presentati i temi e i quesiti referendari del prossimo 12 giugno".
Inizia così la nota della Lega di Saronno che prosegue: "Rotondi si aggiunge a Monica Alberti e al parlamentare Stefano Candiani, per contribuire con la sua autorevolezza professionale ai temi in discussione. Rinnoviamo l’invito ai saronnesi a venire all’auditorium della scuola Aldo Moro giovedì 19 maggio alle 21.15 per assistere e partecipare attivamente a questa serata informativa.
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SARONNO - "Giovani di Saronno, è il momento di far sentire la vostra voce". È l’appello lanciato da Mauro Rotondi, candidato del Partito Democratico, in vista del referendum dell’8 e 9 giugno sull’abolizione del Jobs Act.
Rotondi richiama l’attenzione sulla legge varata nel 2015, che doveva rappresentare una vera "rivoluzione copernicana" per il mercato del lavoro italiano, promettendo milioni di nuovi posti e maggiore libertà per aziende e lavoratori. Ma la realtà, sottolinea, è stata ben diversa: l’aumento dell’occupazione iniziale sarebbe stato legato solo agli incentivi statali per le assunzioni, senza effetti duraturi.
"Si sbandierano aumenti dell’occupazione – afferma Rotondi – ma la gran parte dei contratti sono precari, con lavoratori poveri, spesso altamente qualificati". Un problema che si riflette anche nelle tutele: chi è stato assunto prima del 2015 ha diritto alla reintegra in caso di licenziamento illegittimo, mentre chi è entrato dopo può essere licenziato senza giusta causa, ricevendo solo un’indennità legata all’anzianità di servizio.
Secondo Rotondi, il Jobs Act ha fallito anche sul fronte delle politiche attive per il lavoro, lasciando le imprese senza crescita, innovazione e personale specializzato. In questo contesto, il mercato del lavoro è diventato "un campo minato per i giovani", molti dei quali scelgono di emigrare. Citando dati del Corriere Economia, Rotondi evidenzia come siano stati 100.000 i giovani italiani emigrati negli ultimi due anni, con Lombardia e Veneto in cima alle regioni che perdono più capitale umano.
"Le stime rivelano che per ogni giovane straniero che arriva in Italia, ben 7,5 italiani decidono di partire", sottolinea. Un’emorragia che, aggiunge, aggrava il già drammatico calo demografico: i giovani italiani sono passati da 13,5 milioni nel 2000 a 9,1 milioni nel 2024.
Per Rotondi, il referendum riguarda soprattutto i giovani, "i primi a dover rispondere". Anche Saronno paga un prezzo alto: "Tutti conosciamo amici, parenti, figli o nipoti saronnesi costretti a partire. Non più con la valigia di cartone di un tempo, ma con un trolley pieno di competenze, sogni e amarezza", afferma, puntando il dito contro un paese che non sa trattenere i suoi talenti.
"L’Italia non deve essere il Paese che si lascia. Deve tornare a essere il Paese in cui restare e costruire un futuro. Partire per fare esperienza, ma poi tornare per migliorare il proprio paese", conclude.
Il messaggio di Rotondi è chiaro: "Basta precarietà. Sì a un lavoro stabile, sicuro, onesto, con leggi più giuste ed eque. L’8 e 9 giugno cambiamo il futuro e andiamo a votare SÌ al Referendum".