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udienza

Giulio e Greta, coppia saronnese da papa Francesco
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Giulio e Greta, coppia saronnese da papa Francesco
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CITTA' DEL VATICANO - All'udienza generale in Vaticano, questa mattina, anche una coppia di giovani sposi provenienti da Saronno, Giulio Gervasini e Greta Guidobono. Si erano sposati durante l'estate, e ora hanno colto con grande entusiasmo la possibilità di partecipare all'udienza papale, come da tradizione indossando gli abiti del matrimonio. Nell'aula Paolo VI con loro molte altre nuove coppie, nell'udienza dedicata allo "sposo di Maria", San Giuseppe e con una riflessione sulò tema delle adozioni.

"Penso in modo particolare a tutti coloro che si aprono ad accogliere la vita attraverso la via dell’adozione, che è un atteggiamento così generoso e bello. Giuseppe ci mostra che questo tipo di legame non è secondario, non è un ripiego. Questo tipo di scelta è tra le forme più alte di amore e di paternità e maternità. Quanti bambini nel mondo aspettano che qualcuno si prenda cura di loro" ha detto il pontefice. Che nel corso della mattina nell'aula Paolo VI ha anche ricevuto ed applaudito un gruppo di artisti del circo, e poi ha incontrato personalmente le giovani coppie.

Giulio, saronnese, ex arbitro di calcio e tutt'ora impegnato nella sezione cittadina dell'Aia, e Greta, varesina, ostetrica in ospedale, si erano sposati nell'agosto scorso. Matrimonio che era stato a lungo rimandato a causa della pandemia da coronavirus: avevano annunciato le loro nozze due anni fa durante la trasmissione di Alessandro Cattelan, ospiti a Radio Deejay.

05012022

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Fondata nel 1880 a Saronno la Gianetti ruote ha oggi sede in via Stabilimenti a Ceriano Laghetto dove conta 152 dipendenti. Attualmente produce ruote per camion e per le celebri motociclette della Harley Davidson. E’ di proprietà di un fondo investimenti tedesco, che controlla anche molte altre aziende in svariati settori compreso quello dei giocattoli e del modellismo. E’ ferma dal 3 luglio quando è stata inviata la mail che annunciava lo stop dell’attività nello stabilimento cerianese e l’intenzione di procedere con il licenziamento collettivo. QUI TUTTI GLI ARTICOLI SULLA VICENDA 18082021 [post_title] => Chiusura Gianetti: prima udienza contro i licenziamenti [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => chiusura-gianetti-prima-udienza-contro-i-licenziamenti [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2021-08-18 01:27:24 [post_modified_gmt] => 2021-08-17 23:27:24 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=255441 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [2] => WP_Post Object ( [ID] => 232402 [post_author] => 1 [post_date] => 2021-01-27 19:19:15 [post_date_gmt] => 2021-01-27 18:19:15 [post_content] => SARONNO - MILANO E' stata rinviata al prossimo 23 febbraio, per un difetto di notifica, la prima udienza del processo d'appello di Leonardo Cazzaniga l'ex viceprimario del pronto soccorso dell'ospedale di Saronno condannato per omicidio volontario plurimo in primo grado all'ergastolo. Al centro della vicenda proprio la morte di 12 pazienti a cui una volta arrivati al pronto soccorso di Saronno il medico avrebbe somministrato un mix letale di farmaci il cosidetto "Protocollo Cazzaniga". Lo riporta l'Ansa. L'avvio del processo era previsto per oggi ma è arrivato il rinvio per un difetto di notifica. Alla sbarra con Cazzaniga, protagonista dell'indagine morti sospette portata avanti dai carabinieri guidata dall'allora capitano Giuseppe Regina, altri 4 membri della commissione ospedaliera incaricata di valutare l'operato dell'ex viceprimario. Per loro in primo grado sono arrivate condanne a 2 anni e 6 mesi di reclusione. Oggi l'imputato ha seguito in videocollegamento dal carcere di Monza stessa modalità che dovrebbe essere utilizzata anche per la prossima udienza. Martedì 23 febbraio dopo le questioni preliminari dovrebbero esserci le conclusioni del sostituto Nunzia Ciaravolo, delle difese e delle parti civili. Lunedì , invece, è stata esposta in aula la perizia su Laura Taroni, infermiera e amante di Cazzaniga. La donna è stata accusata di essere responsabile della morte del marito, l’agricoltore Massimo Guerra, e della mamma Maria Rita Clerici tramite la somministrazione di dosi eccessive di farmaci, quando lavorava nell’ospedale di Saronno, in concorso con il medico Leonardo Cazzaniga, con cui aveva una relazione. In appello era stata condannata a trent’anni ma poi la Cassazione aveva ordinato di rifare il processo accogliendo il ricorso dell'avvocato difensore perché la sentenza era monca: nelle 122 pagine di motivazione, infatti, ne erano 'saltate' 13 relative alla capacità di intendere e di volere dell'imputata. Il nodo era proprio la perizia a cui Laura Taroni è stata nuovamente sottoposta. Per il perito, il professore Franco Freilone, Taroni sarebbe stata “affascinata dalla morte” e comunque in grado di intendere e volere. 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Il noto politico locale nonché regista e produttore cinematografico è anche un fervente cattolico tradizionalista e mesi fa ha espresso i voti come laico consacrato. A suggellare questo percorso di vita è arrivata la lettera di monsignor Georg Gaenswein, capo della Prefettura del Vaticano che ha confermato l’invito a Silighini all'udienza con sua santità Papa Francesco mercoledì 4 marzo in San Pietro dove andrà con sua moglie Francesca e la figlia Alice. Silighini, appartiene al corpo nobiliare pontificio e già nel 2015 ricevette l’invito dalle autorirità del Vaticano per l’anniversario della nascita del suo antenato Papa Benedetto XIV e in quell’occasione fu accolto dal capitano delle guardie svizzere che fece aprire la “porta Lambertini” dove vengono conservate le spoglie del pontefice Prospero Lambertini, pro-prozio di Luciano Silighini Garagnani Lambertini. “Ho apprezzato molto le ultime prese di posizione del Pontefice sul celibato dei ministri di culto e sul mantenere la tradizione nel diaconato. Mai come oggi noi cattolici dobbiamo ritrovare nella fede tradizionale la forza e l’ispirazione per vivere ogni giorno; se tutti vivessimo seguendo il Vangelo non ci sarebbe più intolleranza, violenza, incomprensione” rimarca Silighini. Che conclude: "Il messaggio di Gesù è universale e possono coglierlo tutte le confessioni, dagli ebrei ai musulmani perchè è il messaggio dell’amore verso ogni essere vivente". 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Malgrado a fine ottobre la giunta del sindaco Alessandro Fagioli abbia annullato la delibera in autotutela solo nell'udienza di stamattina è stata presentata la documentazione inerente alla scelta e agli atti dell'Amministrazione. Nel frattempo proprio in virtù dei nuovi atti dell'Amministrazione il Comitato Salva Via Roma aveva già richiesto un rinvio in modo che si fossero acquisite sia la delibera in autotutela sia la successiva che prevede la realizzazione del medesimo progetto. Un rinvio che è stato accordato dal Tar, che quindi oggi non è entrato nel merito della vicenda (in precedenza aveva già concesso la sospensiva che di fatto ha finora impedito il taglio dei bagolari)di cui evidentemente si tornerà a parlare non solo in città ma anche al Tar. 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(foto archvio: una immagine della conferenza stampa tenutasi al comando provinciale dei carabinieri dopo l'arresto del ragazzo) 22052019 [post_title] => Violenza sessuale a Saronno sud: l'arrestato chiede perizia psichiatrica [post_excerpt] => [post_status] => publish [comment_status] => open [ping_status] => open [post_password] => [post_name] => violenza-sessuale-a-saronno-sud-larrestato-chiede-perizia-psichiatrica [to_ping] => [pinged] => [post_modified] => 2019-05-22 13:27:44 [post_modified_gmt] => 2019-05-22 11:27:44 [post_content_filtered] => [post_parent] => 0 [guid] => https://ilsaronno.it/?p=167771 [menu_order] => 0 [post_type] => post [post_mime_type] => [comment_count] => 0 [filter] => raw ) [6] => WP_Post Object ( [ID] => 108643 [post_author] => 12 [post_date] => 2017-03-01 11:46:55 [post_date_gmt] => 2017-03-01 10:46:55 [post_content] => LAZZATE - Il sindaco di Lazzate Loredana Pizzi rifiuta di presentarsi come testimone al processo sulla famiglia Bossi. È quanto trapelato nelle ultime ore dagli organi di stampa che si stanno occupando del caso. Addirittura c'è chi arriva a dire che il giudice avrebbe ordinato una convocazione coattiva, per la quale il primo cittadino dovrebbe recarsi in tribunale accompagnata dalla Polizia locale. In una nota, l'amministrazione comunale di Lazzate cerca di ricostruire l'accaduto: «Il sindaco di Lazzate è in questi giorni protagonista, suo malgrado, di una surreale e vergognosa vicenda, in cui viene falsamente descritta come un teste recalcitrante, da parte dell’avvocato difensore di Francesco Belsito Alberto Ramin. Innanzitutto giova ricordare che le circostanze non hanno nulla a che vedere con l’attività istituzionale di sindaco e che la stessa Pizzi è chiamata solo in qualità di testimone nel Processo Belsito, in virtù della sua precedente attività lavorativa (terminata nel maggio 2013) svolta negli uffici amministrativi della Lega Nord. Oltretutto, i fatti riportati dagli organi d’informazione sono palesemente falsi, presumibilmente a causa di un grossolano errore della medesima fonte a cui hanno attinto le varie testate. Viene infatti riportato che il sindaco di Lazzate non si sarebbe presentato, in qualità di testimone, all’udienza del 14 dicembre e senza inviare regolare giustificazione, ma non vi è stata alcuna udienza in quella data, bensì il 19 dicembre, in cui lo stesso Ramin ha convocato con un brevissimo preavviso, recapitato il giorno 16 dicembre, il sindaco Pizzi, che impossibilitata per impegni istituzionali, ha regolarmente giustificato la sua assenza attraverso una comunicazione Pec. Tale giustificazione, peraltro, è stata comunicata ad inizio udienza dallo stesso Giudice Maria Luisa Balzarotti. Da dicembre ad oggi, contrariamente a quanto asserito dall’avvocato Ramin, non c’è stato nessun tentativo di mettersi in contatto con il sindaco Loredana Pizzi. In merito all’assenza all’udienza del giorno 27 febbraio 2017, che ha generato l’ingiustificata campagna volta ad infangare la figura del sindaco, la questione è davvero singolare. Il giorno venerdì 24 febbraio 2017 viene recapitato un avviso di raccomandata, ma non alla residenza di Loredana Pizzi, bensì presso il palazzo comunale e non nelle sue mani. Il sindaco ha potuto visionare il semplice avviso di giacenza di una raccomandata solo lunedì 27 febbraio, contestualmente alla lettura delle notizie stampa che la definivano come recalcitrante. Il giorno dopo, 28 febbraio, si è recata presso l’ufficio postale a ritirare la raccomandata, dove ha scoperto di essere stata convocata per il giorno precedente». Sconcertata la reazione del sindaco: «Sono sdegnata dal trattamento ricevuto e mi domando quale scopo si prefigga questo attacco sconsiderato e vergognoso dell’Avvocato Ramin nei miei confronti, volto a infangare gratuitamente e con notizie false la mia persona, unitamente alla mia figura da Sindaco. Se l’obiettivo dell’avvocato è quello di intimorirmi o di creare inutili tensioni, non ci riuscirà. Non ho nulla da nascondere e sono pronta a portare il mio contributo affinché venga accertata la verità, di cui nessuna persona onesta dentro e fuori la Lega ha paura». In merito alla presunta multa e al conseguente accompagnamento coattivo, di cui il sindaco ne ha notizia solo dagli articoli di giornale, sarà depositata domani una richiesta di revoca, data l’insussistenza di presupposti. «Sarei ben felice che il mio Comandante potesse accompagnarmi - scherza il Sindaco - lo prendo come un augurio per una sua pronta guarigione, essendo in questi giorni assente per malattia». 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